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Bella idea

Quelli de La Stampa hanno avuto davvero un ottima idea a portare un po’ di contenuti su Flipboard.

Se passate con costanza da queste parti sapete già quanto adori la content curation e soprattutto Flipboard che rappresenta uno degli strumenti ideali per organizzarla al meglio.

Speriamo che l’esempio venga seguito da altre testate. Bravi.

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Tollerare ‘il Male’

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Conservo ancora le copie originali de IL MALE, quello di Zac per capirsi, con vignette che probabilmente oggi nemmeno un editore indipendente si azzarderebbe a pubblicare.
Linguaggio scurrile e blasfemo, disegni e foto ai confini del porno. Eppure erano gli anni ’70, al potere c’era la DC e nel paese il terrorismo provava a sovvertire lo stato e le sue istituzioni.

Eppure quel foglio satirico era tollerato, perchè nel suo delirio aiutava a leggere con leggerezza e ironia una società complessa e spesso belligerante.

Il Male non si risparmiava e non le risparmiava a nessuno. Ultimo direttore fu Vincino che, oggi, nel giorno più nero e triste per la satira, ricorda le influenze parigine a cominciare da Le Canard enchaîné.

Insieme a Zac, c’era Vauro, poi Jacopo Fo, l’immenso e rimpianto Andrea Pazienza (ho anche la prima copia di Frigidaire), Tamburini e tanti altri.

Vincino, intervistato da Sky TG 24, fra i singhiozzi non si capacitava del vile attentato ai suoi maestri francesi (Wolinsky per primo) a cui molto spesso il resto del mondo guarda come ispirazione per i fumetti, la grafica, la satira, insomma per il grande mondo delle arti visive in genere, e nelle sue varie declinazioni.

Spezzare quelle vite è come attentare a qualcosa che va oltre la breve esistenza dell’artista. È attentare all’arte intesa come libertà e tolleranza, come evoluzione, trascendenza e distacco continuo da quel giogo che è il fanatismo e l’opressione in nome di un dio che non pretende ne vittime, ne carnefici.

Il padrino

Dunque siamo tutti d’accordo: una pena pecuniaria sarebbe più congrua rispetto all’odiato carcere. #GAC

Va considerato però che ci sono dei padrini (tipo due editori come De Benedetti e Berlusconi) pronti a rifondere le spese penali ai loro pasdaran che, dunque, possono continuare a distruggere la vita di chiunque sia inviso ai loro padrini-mandanti.

 

Il giornalista fantasma

Quell’astronauta del mio amico Carlo dice che ‘ è tempo di lasciare il piccolo pianeta del giornalismo in cui siamo vissuti‘.

Beh, io di giornalismo ci capisco poco ma mi sembra comunque un buon punto di partenza, anche perchè qualsiasi categoria professionale che continua a sedersi sulla sua rendita di posizione non ha mai attratto le mie simpatie.

Dunque parto da questo slancio per dirvi che il suo ultimo eBoook mi è piaciuto molto. L’analisi di Carlo parte dai must che caratterizzano la professione a cui appartiene: la ricerca delle fonti, la verifica delle stesse, la modalità di diffusione, ecc. per illustrare, poi, come rimodulare questi must anche nel giornalismo digitale che Carlo rifiuta di considerare un mezzo, bensì un nuovo approccio culturale.

La sua analisi spazia dall’etica al nuovo linguaggio, passando per l’autorevolezza e, ovviamente Twitter che non va considerato il seral killer dei giornalisti di carta, perchè: ‘chi prima lo capirà avrà più possibilità di sopravvivere‘.

Sul resto …… e vabbè, troppo comodo :-) Compratelo!

Però indietro non si torna

Diverse sensazioni in queste ore. Oltre le tragedie, il diritto, il dovere, la necessità di trasparenza e verità sempre.

E’ vero, come dice Sergio, facciamocene una ragione, ma ci siamo e ci stiamo muovendo per cambiare ciò che è stato sempre considerato un modello. Il mainstream (giornali, radio e tv) ha un’età quasi secolare, più o meno.

Però, certi palinsesti …..

Giornalisti e scrittori, ma direi anche editori e distributori siamo noi. Sempre meglio di questi signori che usano il ventre e i suoi istinti per dialogare su tragedie e ipotesi ancora calde.

E allora controlliamo le fonti, correggiamo le informazioni, torniamo alla verità pura perchè abbiamo i dati, come ci fa osservare GBA: ‘Le prime informazioni su epicentro e magnitudo sono comparse da chi ha twittato i dati dei sismografi, i primi consigli sono stati dati da profili di persone che si occupano di sicurezza’. L’informazione italiana sta cambiando?

Chissà! Ma intanto noi non molleremo mai, anche quando testate, singoli o organizzazioni, vorranno contaminare la rete con comportamenti scorretti, come quello che Luca ci segnala a urne aperte.

Dunque è sancito: INDIETRO NON SI TORNA!

Punto e a capo

Non voglio entrare minimamente nella polemica della settimana. Son già stati scritti fiumi di inchiostro e spese tonnellate di bit.

A Michele Serra vorrei ricordare qualcosa più ascrivibile all’educazione e allo stile. Anche a me, come credo a molti altri, è capitato durante un pranzo o una cena in famiglia che uno dei miei figli se ne uscisse con un esclamazione del tipo: ‘questa minestra mi fa schifo!‘.  Bene, la prima cosa che ho fatto è stata redarguirlo e consigliargli di usare un termine più appropiato: QUESTA MINESTRA NON MI PIACE.

Credo sia meno offensivo per chi ci ha messo impegno nella preparazione della pietanza e per i commensali che amano relazionarsi a tavola con educazione e sobrietà. Poi, è chiaro che ci son giornalisti che non riesci a digerire, ma non puoi dar la colpa solo agli ingredienti che usano, perchè spesso è proprio il cuoco che non ci azzecca.

Punto e a capo.

Stampa indignata

In Spagna ormai si indignano tutti, e non è una moda, piuttosto è un sussulto generale e largamente condiviso. Gli spagnoli vogliono tenere la schiena ben dritta e sono stanchi delle menzogne del potere.

Dunque anche i giornalisti si sono ritrovati in rete e, grazie al tam tam su twitter (#sinpreguntasnocobertura), stanno sabotando tutte le conferenze stampa dove non si accettano domande o, molto più spesso, dove si accettano solo domande preconfezionate. A supporto di questa tematica condivido un video spagnolo che critica i comportamenti del Ministro della difesa e apre il dibattito sul movimento #sinpreguntasnocobertura.

Va detto, per dovere di completezza, che molte testate giornalistiche non partecipano all’iniziativa e, probabilmente, continueranno a sottostare a quelle regole che noi italiani conosciamo bene, tipo questa del Ministro Brambilla:

Liberi tutti

L’ottimo Pierluca (autorevole fonte, nonchè acuto osservatore del settore), si chiede come sia possibile un “silenzio stampa” bipartisan, difronte ai dati allucinanti dell’ultimo rapporto sulla libertà di stampa.

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Del giornalismo ????? asservito, sono abbastanza nauseato. Della querelle stucchevole, e mal interpretata, dai vari Mentana, Travaglio, Belpietro e De Gregorio giovedì sera da Santoro, sono disgustato.

Credo che il settore italiano (editori in testa), debba essere rifondato attraverso due semplici regole:

  • Eliminazione dei contributi di stato
  • Scioglimento dell’ordine……ooops, corporazione!

Insomma liberi tutti e che vinca il migliore.

A chi obbietta che, senza regole e senza contributi, si andrebbe incontro a una situazione paradossale con i giornali pilotati dai potenti e pieni zeppi di pubblicità, rispondo: E ADESSO?

p.s. la mia risposta al post di Pierluca su FF: “Pier, ok tutto vero ma il giornale dove scrive Michele Serra, non mi sembra che voglia distinguersi…….nel guano ci sguazza alla grande. Anche Repubblica preferisce il gossip all”inchiesta. Sul servilismo ….che ti devo dire. Se l’aspetto economico/stipendiale prevale sulla passione e sull’etica è un problema di specchi. Alcuni giornalisti hanno il bagno di casa senza specchi, dunque ogni mattina sono sempre più carichi di orgoglioso servilismo.

Update: Ovviamente l’autorevole ed esemplare richiamo all’origine delle cose, di Luca De Biase, è totalmente condivisibile.

Ma il lettore cosa guadagna?

ipad

Apple è pronta ad annunciare le tariffe di sottoscrizione per la lettura dei quotidiani on-line.

Quest’ultimi sono obbligati a sviluppare in fretta apps dedicate per le proprie testate, anche per non perdere i lettori.

Le entrate pubblicitarie, secondo accordi tutti da inventare, potrebbe essere distrubuite, divise o condivise.

Ma il lettore, che ci guadagna?