Girolimoni

a manfredi nino giro

 

La questione è semplicissima. A Facebook interessano i minorenni quelli che pubblicano i selfie con Instagram e che cazzeggiano su Whatsapp. Questi minorenni stanno scappando da Facebook e non da oggi.

Bisogna riprenderli, offrire loro delle caramelle (stickers) e coccolarli finchè diventeranno adulti e cominceranno a spendere soldi rimanendo dentro la grande casa di Zuckenberg.

Credo che mai come oggi la dichiarazione del giovane CEO appaia ridicola e offensiva: ‘questo accordo servirà a rendere il mondo più aperto e connesso‘. Buona la seconda, ma su più ‘aperto’ sarà bene che cominciamo a svegliarci presto e non accettare più caramelle dagli sconosciuti.

 

Facebook e i contenuti

Sembra che Facebook stia per buttarsi sulla Content Curation. Per ora si sa molto poco ma il video che segue fra presagire un qualcosa che va a posizionarsi proprio nel mercato del content.

Sarà vera gloria? O sarà forse l’ennesimo segnale che la crescita di utenti si è ormai fermata e bisogna cambiare modello di business? I rumors dicono di aspettare fino al 3 Febbraio, poi ne sapremo di più.

 

Mi staggo

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Sto seguendo il live blogging che accompagna l’evento di Facebook sul nuovo sistema di ‘ricerca sociale’. Zuckerberg ci sta mostrando un sacco di tamarrate che potrebbero indurre un ripensamento sul concetto di ‘web aperto’ e ‘web chiuso’ o, come si dice in termini dotti: Ecosistema Facebook.

Il buon Vincos ha già postato le principali novità: http://vincos.it/2013/01/15/facebook-annuncia-il-nuovo-motore-di-ricerca/ che non mi sembrano risolvere i problemi del mondo. Piuttosto sono l’ennesimo tentativo di portare il business dei giovani (locali di tendenza, musica, sport, ecc) dentro un recinto. Quello di Zuc.

Di primo acchito non mi piace molto, ma staremo a vedere e, nel caso….. prepariamoci a ‘STAGGARCI’!

Se questo è Twitter…

voglio scendere!

Siamo arrivati ai gruppi organizzati per scalare i Trending Topics di Twitter. Dopo cosa si fa? Ecco, magari unissimo così le forze e scendessimo in piazza per fare qualcosa di buono, invece!

Invece, collezioniamo medagliette.

Attenti al loop

L’ho fatto. Ho collegato il mio account di Twitter a Facebook.

Perché?
In effetti, avevo dichiarato più volte che non lo avrei fatto, e invece eccomi qui a scusarmi se aumenterà il rumore, fintanto che non riuscirò ad eliminare alcune ridondanze e gli eventuali loop.

La decisione è stata presa in seguito ad alcuni cambiamenti:

A) La Timeline di Facebook ha cambiato radicalmente il senso e il valore dei post che, ora, possono essere inseriti in un contesto cronologico. Twitter non lo fa, è un social network senza storia, e allora credo sia opportuno (per il mio modo di approcciare a questi strumenti) di storicizzare anche il flusso di Twitter.

B) Friendfeed è morto, lunga vita a Friendfeed. Vabbè, esagero, ma ormai non  se lo fila più nessuno e, dopo l’acquisto da parte di Facebook, ogni sviluppo è stato congelato. Ergo sposto il mio lifestream verso la casa madre.

C) Pochi capiscono il potere di Twitter e sto insistendo, specialmente in campo professionale, perché tutti lo provino. Molti fan del mondo professional mi seguono solo su Facebook e Linkedin, vediamo se riesco a fargli cambiare opinione :-)

D) Quasi tutti i miei profili sui social network di ‘status’ e ‘geotagging’ sono già collegati a Twitter

…… insomma, ora devo lavorare di cesello per non creare duplicati nella Timeline. Abbiate un po’ di pazienza e segnalatemi l’overload.

p.s. dovrebbe salvarsi da questo ambaradan la fan page di FB che, al netto di eventuali errori, credo, rimarrà pulita: https://www.facebook.com/gigicogo

 

Te lo do io il social!

Chi mi segue sa che godo a fare il guastafeste per i servizi on-line e, sopprattutto, per quelli basati e gestiti sui social media.

Oggi vi presento questo bel quadretto di Mediaworld che si dichiara ‘SOCIAL’ con i bottoncini ma, nei fatti sembra sorda a qualsiasi dialogo.

Il tema è quello delle garanzie e delle cosidette ‘esclusioni’.

Sostengono questi signori, e i produttori che rappresentano nei loro scafali (ACER), che la batteria non fa parte, o fa parte per un periodo limitato, della garanzia di legge di due anni.

Così non sembra e non sto a tediarvi con questioni legali. Al massimo vi offro un link sulle istruttorie intraprese contro questi grandi centri di distribuzione.

Vi voglio però portare a conoscenza di un paradosso che ha dell’incredibile e di come l’accoppiata ACER/MEDIAWORLD sta agendo.

Ho acquistato per mia figlia un netbook Acer a circa 180/190 Euro (ora non ho lo scontrino sottomano) e quello che segue è il loro preventivo per la sostituzione della batteria che NON RITENGONO essere parte integrante della garanzia di due anni: 114 Euro. Più della metà del costo dell’oggetto!

Ovviamente li sto massacrando sui SOCIAL NETWORK, sperando di danneggiare il più possibile la loro reputazione, se mai ne avessero una.

Non rispondono su Twitter, non risondono su Facebook, hanno un servizio di risponditore automatico per le RMA che rappresenta la schizzofrenia.

Scusate se un po’ di orgoglio da appartenenza dopo aver scritto il mio ultimo libro su questi temi: Meglio la gestione pubblica. E ho detto tutto.

Multidisciplinarietà

Oggi in aula abbiamo parlato anche di multidisciplinarietà, aiutati dalla testimonianza di Giorgio Soffiato che, nel contesto del Social Media Marketing, ha proposto la sua visione sulle nuove sfide professionali che attendono i giovani studenti.

Per trovare lavoro in questi nuovi ambiti, una studentessa del mio corso, ci chiede se sia meglio acquisire uno skill tecnologico (informatica) o economico (marketing). Al di là del fatto che ulteriori skill di tipo, sociologico, comunicativo, ecc. non sono da scartare, mi chiedevo quanto sia utile spingere, e persuadere, verso l’approccio multisciplinare a discapito della specializzazione.

Per definire meglio il contesto delle mie riflessioni, devo ammettere che l’altro giorno mi sono imbattuto in questo post che riassumeva l’evoluzione del pensiero di Ernesto De Martino che, oggi, mi sembra ancora molto attuale: ‘La multidisciplinarietà è una delle sfide con cui la ricerca accademica dovrà prima o poi confrontarsi. A causa dell’elevato grado di specializzazione del sapere odierno, la possibilità che un solo campo del sapere si consideri preminente è ormai sempre meno credibile. L’interdisciplinarietà si pone così come possibilità per far comunicare, ed a un tempo progredire, i numerosi punti di vista che si sono aperti sul mondo e lo studio dell’uomo’.

Inoltre, una serie di letture fugaci sui blog specializzati, ultimamente mi proponevano i risultati di ricerche statunitensi che evidenziavano un fatto inconfutabile, ovvero: le aziende cercano figure poliedriche.
Dunque la multidisciplinarietà non va sollecitata solo a livello accademico ma, soprattutto a livello applicativo, nell’ambito professionale/lavorativo.

Se da un lato queste figure aiutano ad abbattere il ‘time to market’, dall’altro non riescono mai a connotare i progetti complessi della scientificità e della metodica necessarie per renderli sempre e comunque sostenibili, anche con il variare degli eventi.

Truppe di consulenti generalisti ma ‘strategici’ (come amano definirsi) si stanno affacciando sul mercato dell’economia immateriale e cercano di offrirsi alle aziende come analisti (di cosa? con che strumenti?) ed esperti di ogni progettualità legata al mondo del digitale.

La maggior parte sono venditori di fuffa che praticano seminari e convegni ma che non hanno quasi mai affrontato un processo complesso e credono che tutto si possa risolvere con un ‘socialqualcosa’.

Oggi Giorgio ha detto una cosa inconfutabile: ‘mica tutto si deve fare con il web e con il digitale’. Ecco, appunto e, fra l’altro, citando l’esempio di http://www.trotevive.it/ ci raccontava di come il suo committente si rapportava con il vecchio telefono, la carta e la penna, a discapito di Twitter e Facebook che, per le trote vive, ben poco posono fare.

Il passato del faccialibro

Che una parte della nostra vita (sociale?) ormai appartenga al faccialibro è abbastanza vero e incontrovertibile. Anche se, come affermano i creatori di: http://archivedbook.com/ “… There is no rule and everything looks pretty arbitrary. For instance, wall messages can go up to 2005 and links to 2007, but statuses posted before June 2009 aren’t apparently available anymore. Also, some specific privacy settings might also affect the results.”

Dunque, volendo fare un tuffo nel passato alla ricerca di link, foto o messaggi di status, si può fare in modo intuitivo.
L’uso? Io sono andato in profondità per curare un po’ la reputazione….vedi mai che quella poca rimasta :-)

Nel caso volessimo letteralmente SCARICARE sul nostro computer tutto quello che abbiamo fatto in questi anni sul faccialibro, possiamo farlo comodamente da questo link: https://www.facebook.com/help/?page=116481065103985

Enjoy

 

Continuare a condividere da Google Reader ai social

Google Reader cambia, per decisione di Google.

Cambia la grafica, Google Reader viene praticamente unito a Google+, spariscono i contatti e quindi le loro risorse condivise, sparisce il bottoncino Share/condividi, rimane solo il +1, spariscono i Google Shared, molte funzioni sociali di Google Reader vengono eliminate.

Da social diventa a-social, in pratica.

Si, avete capito bene. Lo strumento che fino a poco fa ci permetteva di aggregare gli RSS di quello che ci interessava leggere e poi condividere le risorse interessanti con i nostri contatti su Google reader stesso oppure inviandole anche sui nostri social network con un solo clic sull’icona Share, perde tutto questo.

Google Reader ritira la possibilità di following, friending, shared link.

Rimane l’aggregazione degli RSS, si aggiunge la possibilità di condividere su Google+. Lo scopo è poter condividere le risorse di GReader si Google+ anche scegliendo specifiche cerchie a cui condividere.

Tutti i servizi che ricevevano il link da Google Reader quando cliccavamo sul bottoncino Share/Condividi smetteranno di funzionare, o meglio, perderanno il flusso delle informazioni condivise perchè non è automatico condividerle.

O meglio qualche soluzione per ovviare al problema c’è basta ingegnarsi e coordinare i FLUSSI!

Il post prosegue da catepol che spiega come continuare a condividere su Twitter, Friendfeed, Facebook ecc. attraverso Google Reader. Ovviamente i metodi sono validi per condividere anche altrove.

Enjoy.