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Gli altri siamo noi

Chi mi legge sa come la penso sull’annoso problema del degrado e della maleducazione.

Il problema vero, ormai inconfutabile, è che abbiamo minimizzato gli effetti della distrazione, delle spallucce, della continua sottovalutazione di ogni singolo, piccolo, ma importante episodio di maleducazione e sempre più spesso di piccola illegalità più o meno diffusa.

Oggi Alessandro Gilioli scrive un pezzo amaro ma reale e condivisibile al 100% che si potrebbe sintetizzare in quel dogma tanto lontano dai nostri sentimenti: ‘lo Stato siamo noi’.

La mia città non è da meno di Roma e di altre piccole o grandi città italiane ormai abbandonate al loro destino in primis da noi stessi, cittadini che le abitiamo.

Dopo lo sfogo di Proietti, Gasman prova ora a guidare la riscossa.

Certo i testimonial servono, ma forse serve un rinnovato amore per i luoghi che abitiamo e nei quali potremmo passare più ore della nostra vita invece di chiuderci in casa o in ufficio per non vedere cosa fanno gli altri.

Anche perchè, glia altri siamo noi.

Il nulla si veste di nero

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Vestono il colore di un triste passato.

Odiano il presente.

Non hanno nessun futuro.

Stato, Patria e Nazione

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Leggendo due righe di Mante sul tema del 25 Aprile e sulla coesione nazionale, mi è venuto d’impeto l’impulso di distinguere alcuni concetti:

  • Patria (letteralmente ‘terra dei padri‘) termine legato anche allo ‘spirito patriottico’ e al ‘senso di appartenenza’ territoriale. Termine che richiama fortemente la ‘difesa‘, la ‘resistenza‘, la ‘tutela‘ di ciò che si è costruito nel tempo e con l’apporto di molte generazioni.
  • Stato. Termine più legato agli assetti istituzionali e giuridici. Ovvero forma, regole ma anche territorio e gente. Tutti elementi comunque sottoposti a regole di convivenza e spesso differenziati a causa delle diverse concezioni politiche (dunque di parte) dell’idea e della forma stessa di stato.
  • Nazione è un concetto storico ma anche culturale che si basa sul legame e sulla coesione. E’ un idea che si consolida quando una moltitudine di persone condivide nel tempo un passato comune, una storia, ma anche tradizioni, lingua e cultura (concetto secolare legato anche ai cosiddetti stati/nazione o grandi stati-nazionali, come Spagna, Francia, Inghilterra o Germania).
    Si tratta, insomma, della capacità e della volontà di vivere insieme sulla base e sul riconoscimento di tutti questi elementi comuni. Tale volontà si consolida nel tempo e con il concorso di molte generazioni. Se tutto ciò funziona ed è condiviso, alle fine forgia quegli elementi caratteristici e basilari dell’identità nazionale.

Spero si chiaro, ora, perchè la Resistenza da sola non può e non potrà mai saldare una non-nazione come la nostra.

Peccato. Ci vorranno secoli. Forse.

 

La madre degli imbecilli è perennemente incinta

Appena uscito sui quotidiani il nome del pilota suicida (trattasi ancora di ipotesi, probabilità, ecc.) ecco che i cretini a spasso per il web iniziano la loro liturgia idiota.

Non ho parole per quelli che mettono ‘MI PIACE’. Please, un bel mailbombing a Facbook per segnalare questi decerebrati

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Tante chiacchiere

Non sono un disfattista a prescindere ma Renzi e i suoi non riescono a convincermi sulla scuola.

Primo perchè hanno maledettamente rallentato il processo di trasformazione (odio il termine ‘riforma’ che porta anche sfiga), secondo perchè al centro sembra esserci il ‘modello’ e non i ‘contenuti’ (musica e sport vanno bene, ma il resto dei programmi è fermo al ‘900).

Per cambiare e far evolvere una società bisogna partire dall’educazione e dalla formazione delle sue classi dirigenti. Ovvio, vero? Certo, talmente ovvio che la spesa per questo settore ci vede ultimi nella UE.

Dunque cosa dovrebbe fare il governo? Semplicemente rifondarla, non riformarla o adeguarla ad altri modelli.

Ciò non presuppone sforzi incredibili, ma solamente intelligenza e osservazione. Vogliamo continuare nel processo idiota e autolesionista che continua ad alimentare specializzazioni inutili? Vogliamo continuare a raccontare ai nostri figli che solo attraverso un buon liceo e poi un indirizzo universitario orientato alle professioni tradizionali (avvocato, medico, ingegnere, architetto, ecc.) possono entrare nella buona società e rendere le loro professioni profittevoli per se stessi e utili al paese in cui vivono?

Ci siam cascati tutti e continuiamo a cascarci ancora, pensando, come il governo, che il problema sia il modello e non i contenuti.

Eppure ci sarebbero indirizzi didattici nuovi e coerenti con i tempi che viviamo e che pochi o nessuno considera.

Per ciò va ripensato tutto. Perchè la società è cambiata e ha bisogno di nuove specializzazioni più adeguate ai tempi, ai prodotti e servizi innovativi, nonchè agli stili di vita conseguenti.

Le sperimentazioni non mancano, peccato che rimangano isolate, non riescano a far rete e dunque ad incidere sulla programmazione che va rivista proprio in funzione delle sperimentazioni di successo.

L’altro giorno son capitato quasi per caso su un articolo che illustrava nuovi mestieri, quali il Consulente per il benessere degli anziani o lo Sviluppatori di avatar piuttosto che il Guardiano della privacy. Fantascienza? No, lungimiranza e intelligenza. Prima che sia troppo tardi.

Un mondo senza moduli

E ci mancherebbe altro che non facessi il tifo per il buon Paolo Coppola, uno tosto che ascolta, partecipa e si fa coinvolgere in battaglie di modernizzazione e, con il nuovo ruolo di parlamentare, le porta a compimento.

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La breccia aperta sulla lotta al fax è solo un pertugio dove infilarsi per scardinare quell’odioso e farraginoso marchingegno che si chiama Pubblica Amministrazione.

Ma chi la conosce bene da dentro sa che gli antidoti sono forti e la loro composizione chimica spesso sconosciuta ai più. Per lo meno è sconosciuta ai commentatori giornalistici che con la PA hanno solamente un rapporto da utente, dunque viziato alla fonte da un approccio che li danneggia sin dal primo contatto.

Beh, da dentro è ancora peggio.

Ci son uffici che giustificano il ruolo con la ricezione di un fax e forse questo pertugio li metterà in crisi ma, negli ultimi anni, la frontiera della rendita di posizione si è spostata sul ‘modulo’, ovvero il ‘form on line’ o, molto più spesso, il ‘form da compilare e spedire’.

Ogni ufficio, e sempre più spesso ogni dipendente, si inventa un modulo, lo blinda (ho visto moduli word protetti da pssword che voi umani non potete nemmeno immaginare ….) e poi obbliga chi entra in relazione con lui (o con la sua struttura) ad accettarne la logica che, spesso è perversa e diabolica. Bene, moltiplicate questo per centinaia di moduli, flussi, luoghi (cartelle condivise), metodi (del tipo….’ devi scrivere a info@struttura.comune.xx.it perchè solo così ti verrà data una risposta ufficiale), tempi (del tipo…..’il servizio di risposta vie email è attivo dal lunedì al venerdì dalle …’) e non mi dilungo sui silenzi assordanti delle caselle di posta istituzionale che non rispondono MAI!

E la PEC? Una, singola e gestita da apposito ufficio, per ogni Ente. Provate a farvi un indirizzario PEC che abbia senso, certezza e che funzioni. E’ vero, ci sarebbe http://www.indicepa.gov.it/ , ma mica tutti si accreditano e, rispondetemi seriamente, quanti conoscevano questo servizio prima di leggermi?

Non vado oltre, chi mi conosce e legge questo blog, sa già come la penso e proprio per questo ho riassunto ieri il mio pensiero sulla bacheca FB di Paolo: ‘Vedete, non per rompere le balle al buon Paolo Coppola che si è sbattuto su questo tema. Secondo me il mezzo (ovvero il fax) non è mai il colpevole primo dell’inefficienza, ma è il suo uso perverso che va combattuto! Prova ne sia che anche la PEC, i sistemi documentali e tutti i cazzabubboli tecnologici (il fax software centralizzato esiste da 15 anni) non hanno mai cambiato nulla perchè ciò che va prima aggredito è il processo stesso che, molte volte, è progettato male, poco utile e difeso solo per opportunismo di pochi‘.

Ergo vorrei nuovamente puntualizzare, soprattutto per chi magari cerca polemica a basso costo, che l’opera di Coppola, Russo e De Monte è meritoria a va sostenuta ed emulata, ma ora attenti ai venditori.

Come spesso accade da una buona legge può derivare una cattiva attuazione. Finite le ferie si scateneranno i venditori di ‘document management system’ e i decisori li ascolteranno, così assisteremo a un delirio assoluto.

Purtroppo, sempre più spesso, chi decide non ha competenze e nemmeno visioni e questo lo porta  a pensare che l’innovazione si fa con i prodotti. Ed ecco che arriveranno i commerciali di prodotto e per l’ennesima volta la spesa schizzerà alle stelle con buona pace di tutti.

Paolo queste cose le sa. Bisogna allora acculturare il settore, cambiare le regole e far in modo che i processi non abbiano la meglio sui progetti, che il mezzo non diventi più importante del fine.

Una PA dove (fonte ARAN) più del 50% degli operatori ha superato i 50 anni non può gestire il cambiamento con il solo uso dei mezzi digitali che non ama, ci vuole qualcos’altro, uno scatto culturale e di passione. Ci vuole, insomma, voglia di cambiare e mettersi in discussione. E dentro questo dominio ne vedo sempre meno.

Pendolari

Da ieri sta girando in rete questo appello di Barbara D’Urso nei confronti di Trenitalia

vi raccomando di dedicare qualche minuto per leggere i commenti su Youtube e su Twitter

Creatività, conoscenza condivisa e inclusione digitale

Il 6 Giugno prossimo, al convegno: Inclusione, e-Skills, formazione, lavoro. Verso l’agenda digitale italiana

vorrei parlare anche di questo tema:

che ne dite?

Te lo do io il social!

Chi mi segue sa che godo a fare il guastafeste per i servizi on-line e, sopprattutto, per quelli basati e gestiti sui social media.

Oggi vi presento questo bel quadretto di Mediaworld che si dichiara ‘SOCIAL’ con i bottoncini ma, nei fatti sembra sorda a qualsiasi dialogo.

Il tema è quello delle garanzie e delle cosidette ‘esclusioni’.

Sostengono questi signori, e i produttori che rappresentano nei loro scafali (ACER), che la batteria non fa parte, o fa parte per un periodo limitato, della garanzia di legge di due anni.

Così non sembra e non sto a tediarvi con questioni legali. Al massimo vi offro un link sulle istruttorie intraprese contro questi grandi centri di distribuzione.

Vi voglio però portare a conoscenza di un paradosso che ha dell’incredibile e di come l’accoppiata ACER/MEDIAWORLD sta agendo.

Ho acquistato per mia figlia un netbook Acer a circa 180/190 Euro (ora non ho lo scontrino sottomano) e quello che segue è il loro preventivo per la sostituzione della batteria che NON RITENGONO essere parte integrante della garanzia di due anni: 114 Euro. Più della metà del costo dell’oggetto!

Ovviamente li sto massacrando sui SOCIAL NETWORK, sperando di danneggiare il più possibile la loro reputazione, se mai ne avessero una.

Non rispondono su Twitter, non risondono su Facebook, hanno un servizio di risponditore automatico per le RMA che rappresenta la schizzofrenia.

Scusate se un po’ di orgoglio da appartenenza dopo aver scritto il mio ultimo libro su questi temi: Meglio la gestione pubblica. E ho detto tutto.

Con una grande tristezza nel cuore

Erano le 12.00 e Melissa era morta da alcune ore quando il taxista chi mi portava a Fiumicino dalla Fiera di Roma, mi ha chiesto: ‘Cosa state facendo stamane li dentro?

Stiamo premiando ragazzi, bravi ragazzi delle scuole e delle aziende, il futuro digitale dell’Italia‘.

C’è stato un po’ di silenzio, poi lui ha detto: ‘che peccato, che tristezza’.

Volevo raccontarvi della gioia, della festa e dei giovani programmatori che abbiamo premiato a ForumPA per il concorso Appsforitay: http://www.appsforitaly.org/ . Lo farò nei prossimi giorni, perché la premiazione c’è stata, la festa, ovviamente no e noi del comitato, con un gesto piccolo e banale abbiamo intitolato il premio a  Melissa. Con tanta tristezza nel cuore.

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