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Brand reputation de noantri

Quanto costa una figura di m. ? Bisognerebbe chiederlo a Farinetti.

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Spostarsi al minuto 46 del video della Rai: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ac7a5643-b1d0-4bf7-9fab-c2b5b32640ff.html

Una bella giornata di sole

Finalmente oggi mi accoglie il sole fin dal mattino donando a tutta la giornata un senso di positività e di speranza.

Faccio colazione sfogliando il giornale e cerco invano qualcosa che si abbini a questa bella giornata e mi faccia credere in un futuro migliore. Ma non lo trovo.

Mi colpisce il distacco con il quale i preposti all’ordine rispondono alle domande dei giornalisti sugli episodi di Roma prima e dopo la disputa della finale di Coppa Italia. A sentir loro sembra tutto normale, tutto prevedibile e difficilmente arginabile.

Alla fine gli stessi considerano NORMALE mediare e negoziare con un censurato …… per scongiurare il peggio.

Poi continuo a sfogliare il tablet e leggo che i proprietari/tenutari dell’autobus precipitato dal viadotto Acqualonga dell’autostrada A16 il 28 luglio del 2013 (per chi ha rimosso, ricordo che provocò la morte di 40 persone), avevano falsificato i documenti della revisione. D’altronde in un paese senza regole tutto ciò è praticamente normale.

A proposito di regole, un indagine dell’Anamni evidenzia come ormai un condomino su quattro sia inadempiente con le rate del condominio. Ma ci sta, ci sta benissimo. D’altronde sono anni che in questo paese pagano solo i cretini. E poi perchè pagare qualcosa che riguarda il ‘bene comune’?

Il condominio, infatti, rappresenta la soglia di ingresso nel perimetro collettivo. Ci si sposta dai confini parentali e sacri della famiglia a qualcosa di più complesso che non appartiene più SOLAMENTE a me e ai miei cari, ma anche agli altri, ovvero a qualcuno che sta al di fuori del cerchio magico. Alla fine di questo percorso ci sarebbe anche lo Stato, ma si sa qui da noi lo Stato è un concetto talmente labile ed etereo che ascriverlo a ‘collettivo’ diventa quasi un gesto eroico che solo pochissimi tenaci sono ancora in grado di esercitare.

Lo Stato appartiene ad altri, è dominio e territorio di altri, e poi quanti sconosciuti ci sono in questo ipotetico Stato? Cosa avrò ma da DIVERE e CONDIVIDERE con costoro?. Ecco perchè ieri uno stadio intero ha fischiato l’inno. Dov’è sta il dramma? Dov’è la stranezza? Credo sia inevitabile che lo Stato prima o poi verrà cancellato in favore dell’opportunismo più bieco e dell’intolleranza verso chiunque osi affacciarsi al perimetro dei nostri affari personali o parentali.

Poi leggo ancora, purtroppo, dei drammi riguardanti il nostro territorio. Non ultimo quello delle Marche. Ennesima alluvione. Ancora morti. Qui la cronaca rivela, come da altre parti, l’accusa forte, decisa, quasi urlante nei confronti dello Stato. Come già successo in Sardegna, a Genova, nel Veneto, a Sarno, a Messina e ovunque: Perchè lo Stato non interviene? Perchè lo Stato ci lascia soli?

Ma quale Stato? Cos’è lo Stato? Lo Stato dovrebbe appalesarsi solo al bisogno e poi sparire quando ci fa comodo? Lo Stato deve tutelarci ma senza chiederci nulla in cambio?

Non lo so, sinceramente non vedo possibilità immediata di risolvere questo problema sociale che ha profonde radici culturali. Non credo sia possibile nei prossimi secoli (non ho scritto decenni) cambiare questo sentimento diffuso che ci sta condannando al declino. La maggior parte dei connazionali è fermamente convinta che la soluzione di ogni problema sia sempre a carico di qualcun altro! Nessuno pensa minimamente di essere in colpa o di essere parte dell’eventuale soluzione.

Questo auto assolversi continuo, accompagnato dall’accusa nei confronti di chiunque altro non appartenga alla nostra sfera è diabolico e non consente nessun miglioramento dell’assetto istituzionale. Non permette dunque di innovare il modello se non attraverso lo smantellamento dello stesso a favore di ? Alzi la mano chi ha la proposta vincente!

Ultimo, ma non ultimo nel tempo, assistiamo ora all’indebolimento di alcune categorie a discapito di altre, ma tutto ciò in forma non strutturale anzi, quasi sempre momentanea e/o sporadica. Il governo di turno colpisce gli esodati, poi gli insegnanti, ieri le partite IVA, presto gli statali, ieri, oggi e domani  i precari, dopo un altro giro le forze dell’ordine, magari fra un po’ anche le professioni ecc. ecc. ecc.

Non abbiamo più idea di cosa sia e di come si regge un Stato. Siamo in continua lotta fra l’abbraccio totale al mercato e alla competizione e il ritorno all’assistenzialismo e alla tutela. Non sappiamo qual’è il nostro modello di riferimento. Ma siamo sempre sicuri, anzi strasicuri, che tutto ciò non è mai un problema nostro.

Forse se ci guardassimo ogni mattina allo specchio e cominciassimo tutti a fare qualcosa che va oltre i nostri piccoli compiti, la soluzione uscirebbe da sola, senza teorie, modelli o rivoluzioni. Si chiama impegno! Nient’altro.

I miei sbadigli sul datagate

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Non è che avere tutti contro sia molto edificante ma spesso riesco bene nell’impresa. In particolare, sulla questione datagate son riuscito ad irritare i miei interlocutori asserendo che la questione mi provoca solo enormi sbadigli.

In diversi luoghi e in diversi laghi ho provato a confrontarmi con chi manifesta sdegno e a volte persino orrore sull’ingerenza americana che viola un po’ tutto, dalla privacy alla sicurezza nazionale e individuale e bla, bla, bla.

Partiamo da alcune considerazioni evolutive. Noi umani siamo la razza eletta e ci distinguiamo dagli altri esseri a noi inferiori. Sarà vero? Molti sono i tratti e i comportamenti distintivi. Noi non facciamo l’amore in strada come i cani, ma sotto le lenzuola, mi sembra più che ovvio. E nemmeno ululiamo alla luna, in quel caso preferiamo esternare al telefono.

Dunque abbiamo una sfera personale, affettiva e privata che ci eleva dagli altri esseri. Poi aggiungici la riservatezza, la timidezza e altri sentimenti che ci portano a non condividere fatti, opinioni, sentimenti e mille altre cose. Dunque ci siamo inventati la sicurezza (che nel regno animale si chiama difesa del territorio) e la privacy (che nel regno animale non esiste). p.s. facciamo ancora parte del regno animale o siamo evoluti al punto da non riconoscerne più l’appartenenza?

Nel percorso evolutivo ci siamo inventati un sacco di cose che hanno complicato un po’ il tutto. Abbiamo introdotto il denaro (che nel regno animale non esiste) e ne abbiamo assaporato il potere effimero indotto dal suo possesso. Abbiamo imparato a dominare l’energia e abbiamo capito che produrla e governarla diventava potere. Abbiamo imparato a dominare l’informazione. Devo elencare qualche caso sul potere dell’informazione? E poi le tecnologie che bellezza, che goduria, quelle digitali poi sono il divertimento del momento.

Armati di cazzabubboli incredibili comunichiamo, ci divertiamo, facciamo acquisti on line e consultiamo banche, leggiamo giornali, fotografiamo tutto e blateriamo sui social network argomentando sulle più incredibili banalità sino a scatenare flame che ci fanno dimenticare di avere una famiglia e un esistenza.

Nel mentre succede tutto questo, fior fiore di scienziati (non solo americani inglesi e israeliani) studiano le tecnologie più incredibili sui firewall, sulle password, sugli algoritmi di cifratura, sulle autenticazioni protette e su mille altri contesti, impegnati dunque a difenderci nell’eterna guerra fra il bene e il male che, per noi evoluti, oggi si è spostata sul digitale.

Nel mentre questi benemeriti scienziati studiano e combattono, i nostri figli armati di potentissimi smartphone condividono le password (ovviamente di servizi banali e a basso rischio) con tutta la tribù. Un esempio? Ragazzino A acquista per 0,99 centesimi l’app sullo store, poi tramite qualsiasi servizio di comunicazione (ah, quanto è bella la chat multipla di Whatsapp) comunica al ragazzino B le sue credenziali in modo che anche lui possa scaricarlo. Fanno questo da piccoli e forse lo faranno anche da grandi.

Ma torniamo al punto. Il digitale pervade ormai tutto dalle comunicazioni, ai trasporti, ai consumi, ecc. Il digitale genera dati in quantità e questi dati vengono trasmessi, conservati e analizzati da società, agenzie e persino da privati. Certo, sarebbe bene che a certi dati avessero accesso solo i titolari ma, il problema non è solo tecnico, è anche culturale. Se da un punto di vista tecnico la discussione che ruota attorno a cloud computing e big data è sostanzialmente centrata sul perchè tutto deve andare in mano alle multinazionali americane, dal punto di vista culturale ruota attorno al perchè ai giovani frega poco di privacy e sicurezza, mentre gli immigrati digitali sono talmente tonti da salvare le password su Dropbox o peggio ancora affidarle alla segretaria o ancor peggio annotarle su memo-tac!

Se poi a questo tema vogliamo aggiungere un po’ di sano anti-americanismo che in Europa (e specialmente in Italia) torna ogni tanto di moda, accomodiamoci pure tutti come dei beoti, perchè il tema non va affrontato, a mio modo di parere, abbeverandosi alla fonte delle ideologie, anzi, andrebbe affrontato con la razio delle idee. Anche perchè i potenti di turno che governano l’Europa ci mettono un nanosecondo ad abbassare i toni se non, addirittura, a rimangiarsi tutto di fronte a qualche furbissima offerta americana in tema di aiuti militari o commesse commerciali. Come esempio, cito i dispacci di agenzia che riportano l’incazzatura da iena del nostro premier: ‘La decisione «giustificata dagli eventi che sono accaduti», non vuole secondo Letta «creare un antagonismo ma trovare una soluzione». Il premier Enrico Letta ci tiene a precisarlo ma allo stesso tempo chiede con forza agli Usa un «chiarimento» sul Datagate.’. Fate un po’ voi, a me sembra ridicolo se rapportato al modo in cui Craxi prendeva a pedate in c. gli americani a Sigonella, ma andiamo avanti, tanto mi sto creando solo nemici con questa dissertazione.

telecamere

Ora il vero tema è un’altro, ed è il valore culturale e sociale che viene dato alla privacy. Chiunque abbia avuto la fortuna di girare per Londra o per New York, avrà potuto notare che non esiste un solo angolo di queste città dove si possa sfuggire da una telecamera. Qualcuno dirà che non è modo, che non è vita, ma quei luoghi hanno vissuto attentati terroristici che, ora, giustificano anche la rinuncia a grosse dosi di privacy per tutelare al massimo la sicurezza.

Certo, qualcuno dirà che il modo e l’atteggiamento sono maniacali e probabilmente lo sono davvero, ma non dimentichiamo che questi signori d’oltreoceano che si bullano per le loro competenze sulla sicurezza, tecnologiche e di intelligence e sappiamo bene che girano il mondo armati fino ai denti, nel mentre ci mettono un attimo a cadere nella trappola di un bimbo afgano con la bomba a mano pronto a farli saltare in aria come coriandoli (per la cronaca l’avevano scambiata per una mela). Dunque non è una questione di intelligenza, di furbizia e nemmeno di forza, è un atteggiamento culturale che noi non comprendiamo e non accetteremo mai.

Rispetto al valore assoluto della privacy bisognerebbe controbilanciare queste argomentazioni con un altro valore assoluto che è la trasparenza, altro concetto a noi europei poco affine.

Credo che mai come oggi analizzando dati, anche con il supporto delle tecnologie, ma non solo, possiamo mettere in atto quelle azioni di ‘analisi predittiva‘ che tendono a migliorare qualità della vita, aspettative e benessere collettivo. Si parla molto di Big Data e di Smart City come fossero buzzword da propagandare per bullarsi della conoscenza di nuovi paradigmi tech. In parte lo sono ma sostanzialmente significano proprio quello che ho detto, ovvero tanti, tantissimi enormi dati da analizzare (BIG DATA) per anticipare eventi e diminuire i pericoli. Vogliamo spostare il tema sul valore e non sulla critica, proviamoci! E poi vediamo come reagiscono gli americani.
I fanatici del ‘data mining’ e della ‘sentiment analysis’ arrivano a dire che si potranno prevenire anche le guerre. Io non so se questi sono slogan o se nascondono una realtà probabile, ma so che per analizzare è necessario ascoltare.

My 2 cents

p.s. quando si parla di queste cose a livello internazionale poi, noi italiani siamo sempre in prima fila vero? http://www.intgovforum.org/cms/participants-list

Libero mercato

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Fatemi capire un po’. Alitalia, che ha più di un miliardo di euro di debiti, viene salvata da un’azienda al  100% pubblica come Poste Italiane. Non è un’aiuto di stato? L’Europa non ci dovrebbe sanzionare con una mega multa? (ulteriore danno per i cittadini).

Ma poi, la compagnia aerea di proprietà delle Poste che si accollerebbe i 75 milioni di aumento capitale è quella stessa Mistral Air fondata da Bud Spencer che attualmente è in rosso per diversi milioni di euro e che le Poste Italiane l’anno scorso volevano vendere?

E i favolosi imprenditori di CAI che l’hanno comprata dallo Stato con i nostri soldi, hanno mai presentato un piano industriale di rilancio?

Però alcuni elementi di certezza li ho intravisti:

Per pura casualità un manager di Intesa San Paolo (azionista CAI) è quel Passera che è stato Ministro dello Sviluppo e prima ancora AD di Poste.

Il Ministro Lupi ha chiaro perfettamente cosa NON sia un aiuto di Stato.

Air France ha dato l’ok e si sta sfregando le mani

Ai sindacati tutto ciò va più che bene.

A noi, per l’ennesima volta, ce lo stanno …..

Accecati da Silvio

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Un altro torrido Agosto a parlare di Berlusconi. Già, mi sembra ieri, durante i mondiali del 1994, commentavamo le uscite di Ferrara, Maroni e del fatto che B. aveva portato uomini azienda nel governo. Poi cadde (patto della sardina) , poi si alzò, e ricadde e si rialzò e ad ogni mese di Agosto, fra un olimpiade e un campionato di calcio, si torna inevitabilmente a mettere B. al centro delle nostre discussioni sostenendo, quasi sempre, che i problemi dell’Italia dipendono da lui.

A dire il vero, pur non nutrendo nessuna simpatia per il cafone, non credo che la colpa del nostro declino dipenda da lui.

La colpa dipende da noi tutti e dal fatto che non abbiamo più coraggio e tenacia. Ammesso che ne abbiamo mai avute dopo il Rinascimento.

Lo spunto per queste amare disgressioni, mi viene da queste articolo de Il Gazzettino che ben enfatizza come persino gli asset che definiamo strategici siano messi in discussione e sotto attacco dagli investitori stranieri.

Noi italiani continuiamo a guardare al passato, e alle nostre specificità, come le uniche in grado di farci sopravvivere. Ma non è di sopravvivenza che vorrei morire, ma di speranza.

Come sperare se nulla di nuovo viene osato? Come sperare se nulla di vecchio viene cambiato?

Se guardiamo a paesi come la Germania usciti con le ossa rotte dalla guerra, o all’Argentina uscita devastata da una crisi o ancora la Turchia già annientata a livello di impero ottomano, assistiamo a una vivacità e a un dinamismo incredibili.

Esempi ce ne sono altri e tutti stanno a dimostrare che nel cambiamento ci sono molti rischi ma, altrettante opportunità.

Quello che noto nel mio paese è la stanchezza, l’indifferenza, l’incapacità di andare a sbattere contro tutto e tutti pur di portare avanti un idea di futuro.

La maggior parte dei canti di ‘innovazione’ sono ritornelli copiati altrove. Specialmente nel campo dell’innovazione tecnologica che, forse, è meglio che lasciamo stare, tanto non è farina nostra. Nei fatti non siamo capaci di inventarci un asset tutto nostro che sfidi l’intero pianeta. Persino nel turismo (asset strategico) non osiamo più e paesi come la Germania stanno per superarci in termini di presenze.

Il vero problema è che preferiamo tenerci quel poco che abbiamo, mugugnando che è colpa di qualcun’altro senza ammettere che siamo tutti noi incapaci di cambiare e di sfidare il rischio e le inevitabili avversità. Il male del nostro paese si chiama opportunismo, o meglio: lasciami stare, che mi è sempre andato bene così!

I link di questo post son locali, riferiti a fatti veneziani. Fatti della mia città che per 1000 e più anni ha conquistato i mari e innovato commerci, politica e stili di vita. Oggi è lo specchio del paese in cui viviamo, ovvero un posto vecchio, corrotto e decadente che vive nel ricordo delle sue glorie e vorrebbe continuare a vivere solo di rendita mentre gli antichi nemici e amici  turchi, cinesi e russi se la stanno comprando a pezzettini.

L’ottusa burocrazia borbonica

Ennesimo appunto per il mio bestiario.

Succede che, grazie a una recente apertura di conto corrente online su Webank, l’istituto mi riconosce un premio. Un oggetto elettronico.

Succede che si attivano per consegnarmi il premio e lo fanno tramite Mediaworld che a sua volta si appoggia a Bartolini. Insomma tre soggetti per una spedizione. Alla faccia della ‘semplificazione‘.

Primo appunto per Webank: farmelo arrivare allo sportello bancario dove avete verificato la mia identità, troppo difficile?

Ma andiamo con ordine. Succede che mercoledì scorso arrivo a casa verso le 19.00, as usual, e trovo l’avviso di Bartolini relativo al mancato recapito.

Chiamo Bartolini ma i loro uffici chiudono alle 17.00.

Il giorno dopo, alle 9.00, chiamo Bartolini per chiedere un diverso recapito. Udite, udite, non è possibile e la colpa (perchè di colpa si tratta) è di Mediaworld che applica una policy rigida. A quel punto Bartolini mi consiglia di chiamare Mediaworld al numero 800882288 che, invece, è attivo dalle 10.00

Alle 10.00 riprovo ma non c’è modo di comunicare per un errore che segnalo anche via Twitter.

Dopo alcune ore, il social team di Mediaworld mi avverte che il problema è risolto e dunque provo a richiamare. Finalmente posso spiegare l’accaduto all’operatore di Mediamarket che mi conferma l’assurda policy. Dunque solo Mediaworld può dar disposizione a Bartolini di consegnare ad altro indirizzo. Lascio dunque il nuovo indirizzo, l’operatore conferma il cambio di destinazione, e mi preparo ad aspettare la consegna.

Succede invece che, il giorno dopo, mi chiama Bartolini e mi chiede quando sarò a casa per la terza e ultima consegna. Replico che io a casa non ci sono mai perché, per mia fortuna, ho un lavoro.

La cosa buffa è che il deposito di Bartolini dove è stoccato il mio oggetto premio, si trova a 200 metri dal mio ufficio.

Alle 17.30 di venerdì esco dall’ufficio e, con l’avviso di mancato recapito in mano, suono al deposito di Bartolini in via Ca’ Marcello a Mestre.

Mi riceve un’impiegata alla quale spiego l’accaduto, ma si rifiuta di consegnarmi l’oggetto che si trova presso il deposito. Dice che in passato ci son state truffe e non può prendersi questa responsabilità. Le dimostro che ho in mano il loro avviso, la carta d’identità e la mail di Mediaworld. Niente da fare. Le dico anche che ho già pattutito con Mediaworld il cambio di indirizzo ma lei mi dice che non ha ricevuto nessuna segnalazione, probabilmente è arrivata a Brescia??????? e non a Mestre.

Da buon dipendente pubblico le dico: ‘e voi sareste i privati che ci dovete insegnare il buon senso e la semplificazione?‘ Non son riuscito a trattenermi :(

In effetti mi rendo sempre più conto che è assurdo sostenere che sia solo la PA a complicare la burocrazia (cosa per altro verissima) e che sia invece tutto il paese, ormai, alla frutta e senza nessuna propensione alla ratio e al buon senso.

Tutti siamo ingabbiati in regole e perimetri assurdi e mi chiedo come sia possibile sviluppare l’eCommerce se siamo ancora così ottusi e borbonici.

A questo punto non so più che pensare, probabilmente il mio regalo marcirà in qualche magazzino per sempre.

CC @Webank @WebankPromo @media_world

UPDATE: Lunedì ore 10:00

La risposta social di Webank (da dipendente pubblico)

 

Morti e feriti lungo la strada

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credists foto: http://www.facebook.com/Italiastartup

Ieri sera ho moderato un bel dibattito sul tema del digitale. Con Alessandro abbiamo conversato sul tema dei pagamenti e sulle infinite resistenze allo switch-off che dovrebbe favorire, in tempi brevissimi, l’adozione incondizionata e obbligata alle forme di pagamento elettroniche.

Lui raccontava delle infinite mediazioni e resistenze a livello centrale durante i lavori di stesura del decreto Crescitalia, mentre io mi divertivo a raccontargli quest’avventura Californiana con la quale ho già tediato i miei lettori.

Stamane, ancora bello carico e motivato dalle sane motivazioni che ieri sera hanno unito relatori e pubblico, mi reco all’ACI per pagare il bollo auto. Perchè allo sportello direte voi? Semplicemente perchè è sulla strada che porta al lavoro e poi perchè tutte le informazioni sulle modalità e sulle COMMISSIONI DI RISCOSSIONE le conoscevo già.

Una di queste val proprio la pena riportarla integralmente perchè è la dimostrazione che questo paese è contro la semplificazione e contro la digitalizzazione. Leggete cosa succede se si opta di pagare on line: http://www.associazionedifesaconsumatori.it/news/economia/bollo-auto-ancora-piu-caro-se-si-paga-online-o-con-il-bancomat-adico-sistemi-non-al-passo-con-i-tempi-e-scarsa-trasparenza/

Direi che 1,87% è pura follia (leggete bene, si tratta di PERCENTUALE SUL TOTALE, NON 1,87 EURO) .

Dunque mi accingo a pagare allo sportello con carta di credito e, prima sorpresa, accettano solo il bancomat!

Mi rassegno e, dopo aver eseguito il pagamento con il bancomat, l’impiegata dello sportello estrae dal cassetto un blocco di ricevute cartacee e mi chiede altri 1,50 Euro in contanti per il servizio di incasso.

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Ora lungi da me anche minimamente entrare nelle logiche perverse dell’intermediazione ma, che ci azzecca questo pizzo?

Ieri sera Michele Vianello diceva, giustamente, che per digitalizzare questo paese ‘ bisogna lasciar per strada morti e feriti‘ e son convinto che i primi debbano essere tutti quelli che vivono di rendite da intermediazione.

Noi fannulloni

Lettera aperta a Mario Monti e Elsa Fornero

Signori Ministri, da anni i politici di ogni schieramento hanno cercato di scaricare l’inefficienza della Pubblica Amministrazione, e il conseguente spreco di denaro, sulle spalle dei lavoratori del settore pubblico.
Lungi da me difendere in toto la categoria a cui appartengo, perchè son conscio che enormi sacche di assenteismo e fannullismo sono da combattere con ogni mezzo e in ogni luogo.

Ultimamente noi ‘fannulloni’ abbiamo dovuto rinunciare al rinnovo contrattuale (4 anni di stop ormai), al taglio dei buoni pasto (il fannullone mangia meno degli altri cittadini?), andremo in pensione chissà quando e, soprattutto abbiamo perso le speranze di turn over, di ricambio generazionale e di rilancio del settore perchè, come avrà notato anche grazie all’emergere dei fatti laziali: la carriera è ancora figlia di nomina partitica, in barba a titoli e competenze. E non da oggi.

Ma questa può sembrare la solita lamentela e dunque provo a formulare una semplice proposta:
stabilite subito, per decreto legge, un tetto massimo di 3000 euro omniconprensivo per ogni deputato, consigliere comunale, provinciale o regionale. Tutto qui, molto semplice no?
Possono vivere meglio di ogni dipendente pubblico o privato che notoriamente guadagna molto meno. Quanto ci vuole? Lo sapete che tutta l’Italia approverebbe subito questa vostra manovra?

Se qualche eletto obbietterà che con quello stipendio non gli conviene abbandonare la sua professione più remunerativa, avrete automaticamente scoperto il giochetto e reso pubblico ed evidente il trucco.

Abbiamo bisogno di eletti che abbiano cura del bene pubblico e del progresso collettivo, di tutti, nessuno escluso.

C’è poco tempo per agire, prima che tutto torni come prima e che fra qualche mese torniate a chiedere sacrifici a noi tutti dipendenti pubblici e privati e aziende vessate da tasse inique.

E per una volta provate a non dividerci da steccati, da faziosità che proprio la politica si è inventata per nascondere le sue ruberie.

Non è vero che tutti gli imprenditori sono evasori, non è vero che tutti i dipendenti pubblici sono fannulloni, non è vero che tutti i capitalisti sono privi di etica, non è vero che tutti i politici sono corrotti.

È vero, piuttosto, che i furbi la fanno sempre franca, ecco perchè un decreto legge immediato, farebbe capire ai furbi che la festa è finita.

Se provate a confinare questa ed altre proposte simili nel campo del qualunquismo, allora mettetevi il cuore in pace perchè l’antipolitica (definizione vostra) non vi lascerà scampo.

Gianluigi Cogo

Passbook

Passbook è quella cosa che Apple si è inventata perchè non ci sente di adottare l’NFC. Che poi con l’NFC ci potrebbe mettere sopra del business per la bigliettazione i pagamenti e altre diavolerie.

Da qualche parte avevo sentito che Lufthansa era pronta a sperimentare questo giocattolo e io fra 10 giorni devo prepararmi a prendere ben 6 voli Lufthansa in una settimana.
Allora provo e riprovo ma Passbook non mi funziona proprio. Mi da sempre lo stesso errore.

Leggendo un po’ in giro sui vari blog specializzati, alla fine, ecco che trovo la soluzione:

1. Andate in Impostazioni -> Generali -> Data e ora
2. Impostate ‘automatico’ su OFF
3. Impostate la data con un anno di anticipo, quindi nel 2013.
4. Provate nuovamente ad entrare su Passbook e aprire l’AppStore con l’apposito pulsante.

e ora son pronto a sperimentare la mia bella App per Passbook. Proprio quella di Lufthansa.
Poi vi dirò come è andata, as usual.

Facciamo altre cose

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Succede che tornando da una visita in ospedale l’autobus mi scarica proprio di fronte allo sportello Unicredit del mio quartiere.

Avete presente gli sportelli secondari, quelli di presidio, quelli composti da due impiegati, uno dei quali è il direttore? Quelli che misurano in tutto 100, forse 150 mq. Ecco, anche nel mio quartiere ne ho scoperto uno.

Succede che in tasca ho un assegno circolare. Si, avete capito bene, un’assegno circolare. Infatti non ci credevo ma esistono ancora, nell’era del web banking.

Succede che in automatico penso: ‘mannaggia son mesi che ho quell’assegno in portafoglio, vuoi vedere che riesco a cambiarlo?’

Ho aderito all’home banking dagli anni ’90 e prima con Sella, poi con FIneco, ora con Ing Direct, mi son sempre trovato bene. Tutte banche che ti permettono di dimenticare il concetto di sportello. Ogni tanto, però, accade l’imprevisto, l’assegno circolare.

Faccio notare che all’estero anche gli assegni si possono versare allo sportello Bancomat. Infatti son tutti dotati di un codice a barre e quindi identificabili dal lettore dello sportello. Ok, andiamo oltre.

Appena entro, l’impiegato mi sorride e cortesemente mi chiede: ‘di cosa ha bisogno signore?‘. Io tiro fuori l’assegno, gli e lo mostro e rispondo: ‘dovrei riscuotere questo assegno circolare della vostra banca

Nel contempo si affaccia anche l’impiegata che con un sorriso si intromette e mi chiede: ‘ha un conto qui da noi?‘ Io la guardo sorridente e rispondo con altrettanta gentilezza: ‘No, pechè?’

Lei sorride ancora e rilancia: ‘Peccato!

Giuro che non l’ho capita. O mi lanciava una sarda o faceva la spiritosa. Sarà il caldo afoso. Bho!

Nel contempo l’impiegato di sportello mi dice: ‘Mi spiace signore, ma al pomeriggio la cassa è chiusa

Ma come‘, replico io, ‘ l’ufficio è aperto, che significa la cassa è chiusa?

Vede signore, al pomeriggio facciamo altre cose‘.

Basito e infuriato, li saluto facendogli notare che mai e poi mai aprirò un conto con appoggio in una filiale.

Dentro di me rimurgino sull’accaduto e penso a quanto costa gestire uno sportello di quel tipo e quanti ce ne saranno in Italia. Penso a come la digitalizzazione anche del sistema bancario si scontri con modelli organizzativi e di business ormai datati e non più concorrenziali.

Penso che è giustissimo ridurre gli organici della Pubblica Amministrazione ma poi, con quei risparmi dobbiamo ricapitalizzare queste banche?

A me un po’ rode dover fare sacrifici per salvare gli Istituti Bancari perchè poi al pomeriggio chissà, fra le altre cose, forse si mettono a giocare ancora con i bond argentini e i titoli immobialiri tossici?

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