Genitore ai tempi del colera

Non c’è che dire. Siamo tutti d’accordo con Stefano, ci mancherebbe. Primo perchè la scuola è vecchia da qualsiasi parte la si guardi, secondo perchè noi, quelli d’accordo, siamo tutti convinti dei benefici che il digitale porta in dote.

Dunque, non posso buttare a mare anni e anni passati a predicare sulla forza dirompente della disintermediazione. Non posso buttare a mare il modello deschooling, vero Gianni? Non posso dire di non aver begato in pubblico sugli stessi argomenti di Stefano con i massimi dirigenti del MIUR, vero Roberto? Perbacco sto lavorando al Piano Nazionale per la formazione e la cultura digitale e mi sto impegnando non poco.

Dunque caro Stefano, d’accordo su tutta la linea. Che digitale sia e che il digitale rivolti questa scuola come un calzino. Non importa partendo da cosa, ma va bene anche dalla consumerization. Portiamo dentro i tablet, ma anche le PSP o le WII perchè ‘content is king’ e su questo mi farei bruciare come un novello Savonarola.

Detto questo, sul push e pull e sulla condivisione mi sto massacrando le meningi e ti spiego perchè.

Era ovvio che il più nativo dei miei tre figli (quello che oggi ha 14 anni) fosse il più adatto a rappresentare perfettamente quello che tu scrivi. Ed è così. Lui è già armato di tutti gli strumenti digitali possibili (alcuni suoi, alcuni in uso grazie alla concessione dei genitori). E non ti dico la destrezza, da piccolo nerd.

Dovrei quindi (e lo sono) essere orgoglioso, fiero e soddisfatto. Ma l’ansia che mi fa star male è una contraddizione, una paura, un qualcosa che ancora non riesco a definire e capire. E’ il fatto che io non sono lui, per quanto sia mio figlio e in lui proietto molte speranze e, come tutti i padri, ambizioni. Lui è lui e ragiona con la sua testa anche quando nella sua testa gira il digitale con i suoi strumenti, i suoi modelli e le sue pulsioni. Le sue appunto.

Scenetta finale:

Un pomeriggio come tanti durante il quale il nativo sta studiando in modalità only-digital. Personal computer puntato sull’elaborato in progress, e browser pronto per le ricerche (fin qui tutto bene). Tablet in multichat con hanghout e mezza classe collegata (si vedeva anche una nonna che massaggiava le spalle a un altro piccolo tamarro digitale). Smartphone che gracchiava come una rana, ogni tre secondi, giuro. Era whatsapp e il rumore era quello della multichat collettiva di classe. Tutti, ma proprio tutti appartengono a questo mega gruppo dove si scambiano ogni cosa, durante, dopo e prima di ogni lezione e di ogni compito per casa.

Dovrei essere l’uomo più felice del mondo, eppure lui, e non solo, oggi hanno dei problemi molto seri dei quali stiamo discutendo non solo con i docenti ma anche con degli psicologi e pedagoghi.

A) Mentre studiano fanno contemporaneamente 1000 altre cose. Lo strumento li induce a controllare i social network in primis e a interrompere spesso (la mitica pausa) con giochi e giochini digitali o con l’ascolto della musica. Spesso studiano con le cuffie e spotify acceso.

B) Non sanno più narrare. Raccontano quello che imparano in modo sequenziale ma non lo sanno scomporre e ricomporre isolato dalla sequenza temporale indicata dal libro di testo. E dunque non progrediscono. Rimangono ancorati al task e al suo superamento. I docenti ci raccontano che alle interrogazioni usano termini dello slang e spesso anche acronimi. Insomma la creatività non è più di casa.

C) Beata gamification ma l’interrogazione non è un gioco a livelli. A guardare ‘classeviva’ (uno dei tool più utilizzati dagli istituti superiori per mettere gli score on line) sembra di giocare con i badge di foursquare ma la media dei quadrimestri, il combinato di più materie affini, la multidisciplinarietà e anche la specializzazione vanno a farsi benedire.

D) Capitolo eBook. Leggono solo quelli didattici e schifano tutti gli altri.

Potrei andare avanti all’infinito, perchè sto imparando a fare il genitore ai tempi del colera digitale. E, se non fossi pervaso, convinto, tenace e combattivo sulla bontà del digitale, non ti avrei risposto.

p.s. sul WiFi negli istituti mi sto dando da fare, anche se è dura :)

Content Curation in aula

Domani inizio alcune lezioni di Content Curation per Formez, poi per Maggioli e infine anche con dei webinar di cui vi darò notizia.

Le lezioni saranno densissime di esempi e, soprattutto di ‘learning by doing’.

Pubblico in calce la versione 1.0 della traccia che seguirò durante le lezioni, nella quale ho inserito molti concetti prelevati dai link e dai post citati o dalle principali raccolte che curo:

per le slides, rimando alla prossima settimana. Enjoy

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Corso sulla Content Curation

A) Parte prima (mattino): – Definire gli obiettivi (la strategia, il target e l’organizzazione del team)

1) Intro: (fonte utilizzata http://webeconoscenza.net/2012/11/16/content-curation/)

Curation is the act of continually identifying, selecting and sharing the best and most relevant online content and other online resources on a specific subject to match the needs of a specific audience (Ann Handley Co-author, Content Rules)

La Content Curation è il processo teso a identificare, selezionare e condividere i migliori e più pertinenti contenuti digitali relativi a specifici argomenti, in modo da soddisfare le esigenze di determinati settori di utenza. (FARE ORDINE NEL DISORDINE DEL WEB).

Perchè nasce questa ‘disciplina’?

Perché mai come oggi, è necessario far risparmiare tempo agli utenti online nella ricerca di contenuti e notizie di loro interesse. Con i motori di ricerca non sempre i risultati sono effettivamente utili ed è per questo che nell’attività di Content Curation diventa fondamentale l’apporto umano.

La Content Curation è la medicina ottimale contro l’information overload (sovraccarico informativo di internet). Ci avete mai pensato che molto probabilmente, in un solo minuto, oggi vengono ‘PRODOTTE’ più informazioni che in tutto il secolo precedente? Ovvio che stiamo andando per intuizione e che, per consolidare questo assunto, dobbiamo accettare il fatto che il social web sia diventato (dopo radio, tv e giornali) il quarto elemento portante dell’infrastruttura mainstream, ma è difficile negare che questa percezione sia molto diffusa.

La Content Curation è sicuramente una prassi emergente e relativamente nuova (un paio di anni) che migliora e, spesso sostituisce, precedenti tecniche usate per fruire e organizzare contenuti del web.

Principali azioni collegate alla dinamica di Content Curation:

  1. SELEZIONE
  2. ORGANIZZAZIONE
  3. GESTIONE/MANUTENZIONE
  4. PUBBLICAZIONE

2) Ricerca dell’obiettivo e del valore

L’attività Content Curation non va intesa SOLO come ottimizzazione dei contenuti informativi ma anche (e forse soprattutto) come servizio verso il proprio pubblico. Quando si parla di Content Curator, si intende qualcuno che offre ad una più o meno ristretta audience, la propria professionalità e la propria competenza su un dato argomento, grazie ad un lavoro di filtraggio qualitativo di contenuti, informazioni e notizie, donando ad essi il proprio (soggettivo ma circonstanziato) valore aggiunto.

Ed è proprio questo valore aggiunto che permette alla Content Curation di non essere uno sterile accorpamento di dati ma di divenire, ogni volta, una nuova creazione. Esistono, infatti, mille modi per raccontare una stessa storia e altrettanti per interpretarla e contestualizzarla.

Oggi le notizie arrivano in ogni minuto e dalle più svariate fonti, per questo ciò che viene chiesto ai giornalisti e ai professionisti del mondo dell’informazione e non solo, non è più la ricerca e la diffusione delle breaking news, bensì l’interpretazione e il collegamento tra di esse.

E’ il saper scegliere gli strumenti e riconoscere quelle che sono le vere notizie, raccogliendole e poi ricostruendole dentro un frame nuovo più ricco, magari aggiungendo la componente di storytelling per poi rilanciarlo su quegli stessi strumenti da cui i vari frammenti sono stati raccolti.

Il riassunto di queste ultime considerazioni è sintetizzato bene in una videointervista di Alessio Jacona sul tema di ‘Content Curation e giornalismo’:

http://youtu.be/2-y7ZDq9rk0

3) Selezionare le fonti (controllare l’autorevolezza o la certificazione e verificare le fonti)

Non è paradossale usare carta e pennarelli o mappe mentali o altre tecniche di visualizzazione per riflettere e pianificare l’attività di curation. Come per tutte le attività di progettazione non è necessario che la curation venga svolta in modalità digitale. Anzi, all’inizio è meglio sedersi tutti assieme attorno a un tavolo, prendere dei pennarelli, della colla e dei fogli di carta colorati e disegnare una mappa concettuale.

Un curatore, comunque, deve prepararsi a presidiare e monitorare attivamente i Social Media e predisporsi all’ascolto con pazienza e modestia. Ciò significa conoscere le keyword e le buzzword più utilizzate e inerenti al tema che si sta monitorando, e poi fidelizzare le fonti (anche relazionandosi con link sociali). E’ necessario, inoltre, avere destrezza con gli strumenti (tools) di aggregazione e predisporsi con costanza al ‘foraggiamento’ quotidiano di contenuti, valutandoli, curandoli e ottimizzandoli, nonché arricchendoli, per poter offrire un buon prodotto agli interlocutori.

Esperienza, esperienza, esperienza! Farsi tanta esperienza, è la chiave del successo.

Seguire i blogger e le twitterstar ha senso? E’ certo la tendenza più in voga ma siamo sicuri che determini un valore? Forse si, dipende dall’autorevolezza che questi ‘influencer’ son riusciti a conquistare.

Bisogna fidarsi delle agenzie di stampa? Queste ultime controllano sempre le fonti? C’è più fidelizzazione nel mainstream o nei Social Media?

Per rispondere a queste domande, forse, è conveniente fare un escursus sul tema del ‘factcheking’ che, ben si sposa con la Content Curation.

Sergio Maistrello fa un’escursione piuttosto completa nella presentazione che accompagna il suo video:  http://www.sergiomaistrello.it/2013/01/18/che-cose-il-fact-checking/ e, per completare il quadro, val la pena analizzare il servizio: https://factchecking.civiclinks.it/it/ per comprenderne le dinamiche sociali e partecipative.

Dunque, verifica, verifica, verifica …… che richiede più ATTENZIONE che TEMPO!

L’elemento chiave che da valore alla Content Curation è la competenza ed il focus del curatore, nonché la pertinenza dell’argomento che questi ha selezionato:

ESTRATTO DA: IL BUON CURATORE: http://www.masternewmedia.org/it/content-curation-come-distinguere-i-veri-curatori/

– Ottimizza

Ottimizza i titoli per renderli pertinenti per il suo pubblico. I titoli, ancora, sono spesso scritti male, o usando un classico approccio giornalistico, oppure usando complicati approcci psicologici per farli apparire più interessanti. Il lavoro del curatore dovrebbe rendere il titolo rilevante per la sua audience-tribù, ponendolo in evidenza e spiegando cos’è davvero il contenuto.

Modifica

Modifica / riscrive i titoli, le descrizioni e più, per personalizzare ancora meglio la rilevanza del messaggio, il linguaggio ed il focus per una specifica audience-tribù.

– Formatta

Formatta i contenuti curati con precisione microscopica utilizzando gli stili dei caratteri, le spaziature, l’uso di liste puntate / numerate, per fornire maggior leggibilità e comunicare in maniera più efficace i concetti chiave presenti nel contenuto originale.

-Seleziona

Seleziona ed aggiunge immagini rilevanti, foto, illustrazioni che complementano e rafforzano il contenuto con cui sono associate.

– Estrapola

Estrapola del testo e dei passaggi dal contenuto effettivo, per aiutare il lettore a capire il più rapidamente possibile di cosa parla il contenuto e perché sarebbe rilevante leggerlo.

– Scrive

Scrive la sua introduzione, per contestualizzare e spiegare la rilevanza del contenuto per la sua specifica audience-tribù. Apporta una “voce personale” che unisce insieme notizie o contenuti, che vengono dalle fonti più disparate. Guida il lettore attraverso di esse come farebbe la guida di un museo.

– Classifica

Cura i metadati dei suoi canali e dei suoi contenuti. Fornisce tag, titoli e categorie precise per il contenuto curato.

– Linka

Integra link ulteriori per estendere / espandere il campo d’azione dell’articolo, o per fornire ulteriori riferimenti su specifici contenuti.

– Personalizza

Personalizza ogni pezzo di contenuto curato in maniera diversa per ogni canale o pubblico sui social media quando necessario / appropriato.

– Verifica

Verifica la qualità e l’integrità della fonte originale (leggendo tutto il contenuto originale), con un approccio critico nel decidere cosa pubblicare e cosa no.

– Attribuisce

Attribuisce completamente la paternità delle fonti usate. Si preoccupa di fornire riferimenti e citare fonti personali (quando appropriato) e da credito per ogni suggerimento ricevuto per rendere la sua attività una nuova virtù (lo è veramente, perché fornisce accesso a fonti nuove e sconosciute e dimostrando la trasparenza dell’autore-curatore).

– Filtra

Spende la maggior parte del suo tempo verificando e filtrando molti dei contenuti in arrivo, non approvando e pubblicando la roba che gli arriva.

– Partecipa

Partecipa frequentemente ad un circolo selezionato di curatori fidati in argomenti relazionati, complementari o simili.

– Suggerisce

Suggerisce e raccomanda a turno con altri curatori storie specifiche per i loro newsradar.

– Approfondisce

Spende il proprio tempo cercando più contenuti / contesto da aggiungere ad ogni elemento quando può aiutare ad arricchirlo, o a rendere più interessante una storia esistente. Cerca ulteriori riferimenti, recensioni, citazioni o storie che possano fornire un quadro più completo dell’attuale.

– Ricerca

Cerca sempre fonti nuove, credibili ed interessanti. Non si accontenta mai delle fonti che ha ed ama scoprire nuovi modi, strumenti e reti dove trovare utili fonti di notizie.

– Modifica Filtri e Ricerche

Crea filtri e specifiche ricerche persistenti per aiutarsi a trovare contenuti da curare sempre molto rilevanti ed utili.

– È Trasparente

Ammette chiaramente il focus, il target-tribù, gli obiettivi della sua comunicazione ed i criteri secondo i quali il contenuto viene selezionato od escluso dal suo newsradar, o dai suoi canali curati.

– Raccomanda

Raccomanda pubblicamente altri newsmaster, curatori e specifici newsradar.

– Assorbe

Assorbe raccomandazioni, consigli e suggerimenti dai suoi lettori, sempre riconoscendone il contributo.

Più queste attività sono incorporate nel tuo flusso di lavoro di content curation, maggiore è la qualità ed il valore che vai a creare.

4) Scegliere le tecnologie (i principali strumenti free e pro)

Se davvero vi interessa la Content Curation, dovrete abituarvi a esplorare i vari servizi e le molteplici piattaforme e tenerne d’occhio la continua evoluzione.

Il valore della curation non è nello strumento in se, ma nella capacità cognitiva, nei riferimenti culturali e nel metodo di chi la fa. La piattaforma è soltanto uno strumento e, secondo Giuseppe Granieri (http://www.fanpage.it/content-curation-produzione-di-contenuti-e-i-nuovi-modelli-di-business-l-opinione-di-giuseppe-granieri/), si può fare curation anche con uno strumento semplice come il blog.

ELENCO DEI PRINCIPALI SERVIZI E STRUMENTI A SUPPORTO DELLA CURATION:

– I feed rss:http://webeconoscenza.net/2007/08/02/cosa-sono-e-come-si-leggono-gli-rss/

RSS: Slide: http://www.slideshare.net/weppos/introduzione-feed-rss-e-atom/

Sistemi automatici per la creazione e gestione di flussi come: ‘IF THIS THEN THAT’ che mette a disposizione molte ricette pronte sugli RSS: https://ifttt.com/recipes

Nel caso un sito non offra il servizio di feed rss, è possibile utilizzare: FEEDYES: http://www.feedyes.com/ che si occupa di fare da broker.

– Alcuni aggregatori di fonti:

Backstit: http://backstit.ch/ aggregatore sociale, rss e fonti di news. (anche app mobile)

Taptu: https://www.taptu.com/ aggregatore sociale, rss e fonti di news (anche app mobile)

Feedly: http://www.feedly.com/ rss e news (anche app mobile)

Pulse: https://www.pulse.me/ rss, news, canali, ecc., uno dei più completi anche nell’offerta di compatibilità con tutte le piattaforme mobili)

Prismatic: http://getprismatic.com/ (Personal Newsfeed). Uno dei nuovi arrivati e per certi versi più innovativi e, soprattutto, più social. E’ in grado di fare una scansione sui contenuti che aggreghiamo in rete e sulle relazioni (fan/follower) di cui disponiamo per suggerirci delle letture personalizzate (suggestion). Da non sottovalutare, una sezione ‘storica’ dove Prismatic tiene nota di quello che abbiamo condiviso.

– Alcuni strumenti per aggregare e curare in mobilità ( trattati in questo post: http://webeconoscenza.net/2012/09/10/non-ci-feediamo-piu/ )

– Flipboard: http://www.flipboard.com/ Raccoglie in un’unica rassegna stampa personale contenuti presi dalla rete e dedotti dal proprio comportamento su social network come Facebook, Twitter, Tumblr etc.

Ovviamente permette di aggregare i nostri vecchi feed rss con l’account di Google Reader.

– Zite: http://zite.com/ Offre una capacità di apprendimento (do you enjoy reading this?) davvero stimolante. In pratica, interagendo con l’applicazione si può richiedere a Zite una più forte personalizzazione del servizio, basata sui gusti di lettura. E’ dunque l’algoritmo che, ‘imparando’ dal nostro comportamento, determina quale flusso di notizie proporci. Ovviamente anche Zite permette di aggregare i nostri vecchi feed rss con l’account di Google Reader.

– Storify: http://storify.com/  – trattato più avanti in questa lezione)

– Google Currents: https://www.google.com/producer/currents Appena aggiornato e ridisegnato (24/1/2013) aggiunge ora la sezione “Ultime Notizie” che guadagna come fonte Google News, permettendo all’utente di salvare i contenuti per una lettura successiva.

Purtroppo non offre funzioni di curation avanzate ma solamente lo sharing e, stranamente e inspiegabilmente, non si collega automaticamente a Google Reader pur permettendo l’scrizione separata delle fonti feed rss già sottoscritte su quella piattaforma. La scelta di Google è molto strana, in quanto i due servizi condividono la stessa vista e la stessa alberatura delle fonti RSS.

Trapit: http://trap.it/

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B) Parte seconda (pomeriggio): Costruire un flusso (scegliere i contesti, le liste, i gruppi e i tempi)

1) Pinnare con l’utilizzo dei Bookmarklet

Molti servizi semiautomatici includono la possibilità di ‘PINNARE’ grazie all’utilizzo di un bookmarklet, ovvero un piccolo programma che può essere memorizzato come una normale URL all’interno dei segnalibri (bookmark in inglese) nei browser web più popolari, o all’interno degli hyperlinks di una pagina web. I bookmarklet sono anche detti favlets o favelets per via del fatto che Internet Explorer utilizza il termine “Favorites” (preferiti in italiano) per indicare appunto i segnalibri.

Lo scopo dei bookmarklet è di poter dare agli utilizzatori un metodo pratico ed immediato per eseguire una determinata operazione ( ad esempio utilizzare un servizio web, o svolgere una specifica operazione sulla pagina che si sta visitando ); l’operazione effettuata normalmente è legata al sito che rilascia il bookmarklet, ed è una semplice scorciatoia per utilizzare i servizi web offerti dal sito che ha sviluppato il bookmarklet (Wikipedia)

Molti sono i servizi che utilizzano il concetto di PIN: Pinterest, Storify, Sccop.it. Rebelmouse, ecc.
Un esempio ben esplicitato: http://pinterest.com/about/goodies/

2) Archiviare il contenuto per un’analisi successiva

Anche in questo caso si fa largo uso di bottoni e/o estensioni del browser per archiviare i contenuti in appositi servizi che, per lo scopo della Content Curation, si configurano come buffering (letteralmente: memoria tampone, memoria di transito) dove catalogare i contenuti prima di procedere all’analisi, alla cura e alla diffusione.

Il più famoso è indubbiamente: http://getpocket.com/ seppure il social graph di Facebook, permetta di svolgere la stessa funzione (vedi ad esempio l’utilizzo che ne fanno le testate giornalistiche on-line come Repubblica).

Interessante, per lo scopo, anche l’utilizzo di Evernote con la funzionalità di clipping: http://webeconoscenza.net/2013/01/25/content-curation-con-evernote/

2) Usare i sistemi robotizzati (alcune delle principali tecnologie automatiche e semiautomatiche)

Negli ultimi tempi stanno nascendo piattaforme online che offrono la possibilità di creare canali tematici per la curation di informazioni inerenti argomenti specifici. Per le aziende c’è anche l’opportunità di aprire degli account pro, per permettere ai clienti di usufruire di notizie di qualità, che possano essere condivise con gli utenti(amici, followers ecc.) della rete.

Prerequisiti di una piattaforma di Content Curation:

  • Interfaccia semplice e funzionale,
  • Registrazione e login tramite l’account dei social network
  • Like, commenti e share sui maggiori social
  • Ricerca di notizie tramite fonti esterne
  • Pubblicazione di notizie tramite URL
  • Pubblicazione di notizie tramite altri utenti
  • Pubblicazione di notizie scritte personalmente

a) Storify: http://storify.comPermette di modificare il proprio giornale a piacimento prima di renderlo pubblico o di incorporarlo (embed) in un altro sito. Consente inoltre il drag&drop delle notizie, un facile ordinamento e la ricerca chiara dalle fonti.

Dispone di alcune estensioni: http://storify.com/tools , di una plugin per WP: http://wordpress.org/extend/plugins/storify/  , delle apposite API: http://dev.storify.com/api/summary  e di un App Mobile.

b) Pinterest: http://www.pinterest.com/E’ basato sull’approccio ‘visual’, infatti raccoglie immagini su argomenti prescelti dall’utente. Permette di creare infiniti album (boards) in cui condividere (pin) le immagini. Consente di suddividere i boards per categoria e facilita la funzione di ‘pin’ tramite URL, bookmark o caricando l’immagine dal proprio computer. E’ di fatto un social network, in quanto permette il follow di utenti preferiti, i commenti, il repin o il like dei propri pin o di quelli degli altri utenti.

Offre una versione business: http://business.pinterest.com/ , applicazioni mobile: http://pinterest.com/about/apps/ ma non offre API: https://help.pinterest.com/entries/21151603-i-m-a-developer-does-pinterest-have-a-public-api

c) Scoop.it: http://www.scoop.it/Forse, ad oggi, il più completo per le tecniche di curation. Consente di aggiungere tag ai magazine, di effettuare il rescoop, nonché commentare le notizie provenienti da altri canali. Si possono seguire i curators preferiti e visualizzare le statistiche sulle attività.

Per ogni ‘TOPIC’ son previste due modalità che permettono di CURARE e di VISUALIZZARE:

  • La modalità CURATE offre suggerimenti automatici con la possibilità di rimuovere, scartare o pubblicare i risultati.
  • La modalità VIEW, offre un interfaccia grafica dal layout familiare, simile a un giornale cartaceo.

Anche Scoop.it offre il bookmark per caricare immediatamente l’url http://www.scoop.it/bookmarkletInfo , offre anche interoperabilità nativa con WordPress: http://feedback.scoop.it/knowledgebase/articles/32038-2-3-how-to-link-a-wordpress-blog- , API per gli sviluppatori: http://www.scoop.it/dev . Scoop.it ha un suo marketplace: http://www.scoop.it/extras e ovviamente un app mobil, nonché un’offerta business fra le più interessanti e complete: http://www.scoop.it/pricing/guided-tour#Business

d) Twitter

Seppure molti lo considerano un elemento utile per la curation grazie alle liste, agli hashtag, ed altre funzionalità, val la pena sottolineare che con la CONTENT CURATION non ci si limita soltanto a diffondere contenuti che spesso in rete sono già stati condivisi da qualcun’altro, piuttosto si tende a SELEZIONARE i contenuti più pertinenti (a mano o con sistemi automatizzati) e ad inserirli nel circuito in cui si opera, accompagnandoli con un commento o un’appendice che aggiunga valore a quello già implicito nell’origine selezionato per la diffusione.

Twitter agisce con la modalità prevalente di LINK SPRAYNG (letteralmente spruzzare link) e dunque, difficilmente aggiunge valore all’originale perchè il timing, il livello di attenzione suscitabile e soprattutto la difficoltà di elaborare commenti e contributi in appendice, lo confina a genera, al massimo, dei retweet.

L’abilità del curatore non è solo quella di trovare ‘tanta roba’ e twittarla. La vera abilità sta nel maturare un esperienza con le informazioni trovate e contestualizzarla all’interno di uno spazio limitato che non può essere solo Twitter.

Lo stesso acquisto da parte di Twitter di una giovane start-up come Summify, comunque, è una mossa che ha scosso molto il mercato. Non si sa ancora come l’uccellino azzurro deciderà di implementare il nuovo tool, ma la considerazione che fanno tutti è: se troverà il modo giusto, quanto potrà essere dirompente l’impatto di un social così mobile-oriented in questo mondo?

Per completare l’escursus, val la pena scorrere quest’ottima presentazione di sintesi sulle principali piattaforme: http://www.slideshare.net/simonesabatino/content-curation-13652045

3) Aggregare e pubblicare i risultati (raffinazione, presentazione e/o pubblicazione)

Quest’ultima fase: ‘PUBBLICAZIONE CURATA’, ha un valore visivo, persuasivo e anche di marketing. Anche se qui non viene trattato l’argomento del content marketing, va detto che per i brand la strada per generare dinamiche virali e brand awareness è anche quella di restare informati su tutte le evoluzioni, aggiornare i propri canali social seguendo le più recenti indicazioni dell’audience e cercare di diventare opinion leader del proprio settore di riferimento.

Alcuni dei servizi che vengono qui elencati sono l’appendice ideale e/o il completamento delle funzioni offerte dai sistemi di cura semiautomatici visti in precedenza:

– Paper.li: http://paper.li/ E’ indubbiamente orientato ad emulare un ‘on-line-magazine’ e, in effetti, l’appeal visivo è molto bello. Consente, comunque, di effettuare una curation ex-post per ottimizzare il magazine. E’ fra i più diffusi.

– Rebelmouse:  https://www.rebelmouse.com/Adotta il modello visual e raggiunge ottimi livelli grazie anche alla disponibilità di una plugin per WordPress che ne consente l’integrazione con questo diffusissimo CMS. Grazie poi alla personalizzazione del foglio di stile, alla possibilità di effettuare delle slideshow e infine alla funzionalità di ‘clipping’ via bookmark, che permette di effettuare attività di curation extra, oltre le fonti già federate, diventa un vero punto di riferimento nell’ambito della ‘pubblicazione curata’.

Ultimamente ha ampliato l’offerta con le funzioni di TAB e PAGINE: https://www.rebelmouse.com/RebelMouse/

– Tweetedtimes: http://tweetedtimes.com/#!/webeconoscenza/un altro ottimo servizio molto orientato a promuovere Twitter come strumento ‘mainstream’ che, purtroppo, non permette la gestione accurata delle fonti provenienti da altri Social Media. Si limita, dunque, diversamente da Rebelmouse, a pubblicare in forma visuale i tweet dei nostri contatti, piuttosto che quelli provenienti dalle liste o delle ricerche.

Offre un app gratuita per iPad che ne esalta la fruibilità secondo i canoni della tablet user experience.

– Twylah: http://tweets.gigicogo.it/ – Il miglior servizio di Visual Curation è indubbiamente Twylah che, grazie al dominio personalizzabile si è garantito un posto nella mia splash page personale.

Ottima integrazione con WordPress. Davvero un gran bel servizio, molto raffinato ed elegante.

4) Visual storytelling:

Per chiudere il cerchio, se dovessi consigliare due servizi che automatizzano un po’ la ricerca di fonti multimediali e offrono un output ‘amazing’, allora punterei decisamente su: https://gigicogo.jux.com/   e ancora meglio su http://erly.com/user/gigicogo/lighthouses/ . Decisamente più storytelling che curation, ma scegliendo e curando le fonti possono diventare un ottimo mezzo di promozione dei contenuti che vogliamo diffondere alla nostra audiance.

5) Il newsmaster (ennesima figura professionale o opportunità?)

Il Content Curator NON è uno “scrittore” è un AGGREGATORE, conosce il web, sa riconoscere contenuti di qualità, si occupa dell’editing di questi contenuti, fornisce notizie pertinenti alle richieste e ai bisogni degli utenti. Diventa un ‘autore’ privo di ‘autorialità’ ORIGINALI, ma con grandi competenze di ricerca, selezione e pubblicazione.

Social Media e Governo 2.0

Nei prossimi giorni esce il mio terzo libro, edito da Maggioli: ‘CITTADINANZA ATTIVA E SOCIAL MEDIA‘.
Quando ho intrapreso questo lavoro editoriale mi ero immaginato di offrire ai lettori un luogo dove poter conservare e analizzare i tanti link che rimandavano a esperienze da emulare e/o da sperimentare.

Mi son chiesto se era meglio un blog dedicato, un wiki, un gruppo su Facebook, ecc. Alla fine ho indicato le risorse nella bibliografia/linkografia e non ci ho più pensato. Se avessi attinto anche a questa risorsa di Usa.gov che, puntualmente chi mi legge mi segnala, la linkografia sarebbe stata più ricca.

Niente di grave, da queste antenne continueremo a scoprire  e condividere risorse, buone pratiche e strumenti per far facilitare chi eroga servizi a farlo in modalità social.
Dunque http://www.howto.gov è già un’ottima risorsa, ovviamente in lingua inglese ma sarebbe davvero bello emularla e implementarla in lingua italica.
La prossima settimana parto dal Veneto con una serie di seminari sul tema e vedo di raccogliere adepti :-)

A proposito di cultura e apprendimento

Le opere di Salman Khan: http://en.wikipedia.org/wiki/Salman_Khan_(educator) sono ora fruibili anche da iPad da qui: http://itunes.apple.com/us/app/khan-academy-watch.-practice./id469863705?ls=1&mt=8

Per farsi un idea diu quanti materiali ha aggregato e della qualità delle sue lezioni (tutte gratuite), è sufficente collegarsi al sito dell’Academy:  http://www.khanacademy.org/

Se persino Bill Gates ha rivelato che lui e i suoi figli sono fruitori delle sue lezioni, forse è un metodo da emulare.

Moriremo ignoranti

Dell’Agenda Digitale del governo italiano avevo già scritto qualcosa di getto nelle scorse ore.

Dopo aver dato una rapida occhiata all’estratto di principi e di buoni propositi, mi era rimasto l’amaro in bocca e non riuscivo a digerire la pastoia di slogan.

Sia chiaro, tutto il tema delle Agende Digitali (da quella Europea a quelle locali e condominiali) mi interessa e fa parte del mio lavoro, al punto che ho sostenuto sin dalla nascita il movimento di opinione dal basso che le reclamava e ne ho sottoscritto l’appello: http://www.agendadigitale.org/sottoscrittori/

Il punto ora è un altro, e riguarda uno dei temi che mi stanno più a cuore, ovvero l’inclusione digitale e l’alfabetizzazione.

Su questo blog ne ho parlato spesso e la mia posizione è chiara a quelli che mi seguono e dunque la sintetizzo: ‘L’alfabetizzazione digitale delle famiglie e delle aziende italiane va fatta con la televisione!

Troppo sintetico?

E allora mi spiego meglio. Il Ministro Profumo che si è assunto questa delega all’interno del Ministero dell’Istruzione????????, ha definito 101 temi e 6 tavoli di lavoro. E vabbè, diamo per buono che sia stato circondato da saggi ed esperti e tutto ciò sia il risultato di un analisi condivisa con ??????

E diamo pure per assodato che le 6 teste chiamate a coordinare i 6 tavoli di lavoro, siano il meglio che il governo potesse esprimere, non possiamo mica fermarci a polemizzare sulle parocchiette più o meno sabaude o suddite dei sabaudi. Andiamo oltre.

Il tema dell’inclusione digitale che mi sta particolarmente a cuore, a mio modo di vedere, viene messo in secondo piano rispetto a quello (molto importante) della digitalizzazione dei sistemi educativi ed educazionali. Il documento che tutti abbiamo letto, parla di LIM, eBook e elearning tutti sistemi e cazzabubboli che ai nativi digitali interessano quasi zero.

Dunque dopo aver buttato milioni di euro in LIM che pochi sanno attivare (non dico usare) e altrettanti in tecnologie (portali di elearning) vuoti o al massimo riempiti con contenuti inutili, ora puntiamo nuovamente sulla scuola per gli eBook. Auguri.

Me li vedo gli insegnanti di 60 anni che dovranno essere formati per insegnare, non tanto a leggere (ripeto: NON A LEGGERE) ma a produrre e interagire con un tablet. Auguri, davvero. Auguri!

Perché allora dimenticare aziende e anziani digitali? Perché relegarli a problema di inclusione sociale e produttiva? Perché non renderli parte del processo attraverso una nuova scolarizzazione digitale di massa?

I giovani tamarri non hanno bisogno di formatori nell’ambito digitale, sono loro i formatori da eleggere a protagonisti dell’Agenda Digitale. E dunque vado a spiegarmi, anche per rispondere a una sollecitazione di Mante che già aveva posto il tema su Eraclito: ‘Dobbiamo ricordarci che gli strumenti tecnologici in sé non posseggono alcuna intrinseca funzione salvifica‘.

Infatti l’Italia di oggi ha bisogno di recuperare il ritardo attraverso un’azione rovesciata che individui i giovani ‘Technology Steward’ (tamarri digitali) proprietari di linguaggi e metodi come formatori e inclusori di anziani e di aziende. Non devono spiegare solo il funzionamento dei cazzabubboli ma devono farne capire l’utilità e i VANTAGGI!

Agli anziani devono spiegare i ritmi e i linguaggi della rete e alle aziende concetti come consumerization e gamification che sono i primi ingredienti per l’ebusiness di successo.

Dice Mante che ‘… abbiamo bisogno di una didattica quotidiana ..’ e questo ruolo lo può soddisfare solo la televisione, come ai tempi del mestro Manzi che più volte ho citato in questo blog. Quindi prendiamo Carlo Massarini e diamogli questo compito, perché nessuno meglio di lui, ad oggi, può farlo come già faceva benissimo ai tempi di Mediamente. Ovvio che andrebbe messo in prima serata e a reti unificate, per quanto mi riguarda.

Per gli amici che ci rappresentano nei gruppi di lavoro, spero che queste mie osservazioni servano a capire che è meglio lasciare che la scuola si occupi di formazione e di educazione e che il Ministro dell’Istruzione si occupi di questo suo compito (anche, ma non solo, con le nuove tecnologie). Al resto deve pensarci il Ministero per lo Sviluppo Economico (mettendoci il grano) e quello della Cultura e Spettacolo (competente per la RAI) che, come nel caso della BBC, è tenuto a cambiare e adeguare i suoi palinsesti.

Il nostro paese (al netto del problema culturale ed ideologico) è ancora un paese telecratico. Sfruttiamo questa negatività e circondiamo Massarini di giovani tamarri e mettiamoli in prima serata. Proviamo a immaginare una trasmissione che sia il 118 digitale di questo paese, in modo che la scuola torni a fare la scuola, le aziende tornino a fare business e lo spettacolo, per qualche mese, lasci il palco alla cultura, perché quella digitale è la nuova cultura che nel paese che ha dato i natali all’Umanesimo e la Rinascimento, oggi è scomparsa.

foto di Daniele Devoti

Digital Literacy

Pizzicato da Marco che chiedeva un mio parere, torno sull’argomento dell’alfabetizzazione digitale provando a immaginare l’evoluzione del nostro (ahimè rimpianto) non è mai troppo tardi all’inglese.

Ed è ovvio che si torni a parlare della BBC: http://www.bbc.co.uk/connect/campaigns/first_click_clips.shtml
Non è fantascienza, da loro è proprio così, e fa parte del programma Connect.

Ma si sa, siamo un paese telecratico e lo strumento televisivo serve a distrarre e, forse, a distruggere per sempre.

digital literacy

p.s.: se proprio siste tentati di vedere le trasmissioni BBC, scrivete queste magiche paroline su Google: “UK PROXY WATCH BBC” :-)

WIRESHARK, STORIA DI UN CODICE SORGENTE

Di Salvatore Valerio

Voglio presentarvi un filmato – per me fantastico – sulla genesi e l’evoluzione di Wireshark. Per chi non lo conoscesse Wireshark è uno dei più riusciti esempi di software open-source che ha appena compiuto gli 11 anni. È uno strumento indispensabile per qualunque amministratore di rete ed esperti di sicurezza informatica.

Il filmato è stato realizzato con Codeswarm, è un software che riceve come input i log contenuti in un repository di codice sorgente e da questo riesce a creare una storia animata del codice sorgente.

Nell’augurarvi una Buona visione consiglio di allargare il campo visivo al massimo, di aumentare il volume al massimo e di avere vicino qualcuno per ballare. :-)

Tra pochi giorni, per i più interessati, verrà pubblicato il manuale completo  scritto da Laura Chappel.

Eretici digitali un libro importante, una discussione aperta

Di Salvatore Valerio

Salve amici, in questi giorni ho avuto l’occasione e il tempo di leggere Eretici digitali di Russo e Zambardino.  

Con gli “eretici” c’ho sempre avuto a che fare, fin dai tempi della versione 1.0 di webeconoscenza con il mitico Clifford Stoll  . Gli eretici, i bastiancontrari, i maverick, cioè quelle persone che scelgono di non seguire la corrente, suscitano in me un naturale sentimento di identificazione e simpatia.

Nel titolo di questo post ho scritto che, questo è un libro importante. Per quel migliaio di amici – 1395 RSS nel momento in cui scrivo – che sono interessati al mondo digitale, questo libro è importante e dovrebbero leggerlo perché con le loro dieci tesi, gli autori, mettono in luce quelle parti della rete in cui si muove l’informazione che, sono spesso oggetto dei post di questo sito e, che non sono immediatamente riconoscibili.

Il libro è stato pubblicato oltre che nel tradizionale formato cartaceo anche in formato digitale sul sito www.ereticidigitali.it.

 

Microsoft sempre più vicina a Moodle

A Redmond hanno sempre avuto un occhio di riguardo per Moodle. Alcuni anni fa sono venuto a conoscenza (grazie a un manager di Microsoft Italia) che alcuni programmatori stavano sviluppando in casa delle plugin per interfacciare Moodle con Ms Sharepoint.

La spiegazione è semplice. Nonostante Microsoft avesse un suo LMS e un Centro Servizi per l’education, a Redmond i programmatori usavano (e usano ancora) Moodle.

Ecco perchè l’annuncio di oggi non mi sorprende. Anzi, mi conferma che Microsoft comincia ad avere un ottimo rapporto con i progetti Open Source che funzionano. E Moodle è uno di questi.


Get Microsoft Silverlight

Con le nuove plugin progettate per Moodle, e già  disponibili per il download, sarà possibile offrire ai quasi 30 milioni di utenti mondiali che usano questo potente framework open, la possibilità di integrare le risorse di Windows Live come Sky Drive, Messanger, accesso con LiveId, ecc. direttamente con Moodle.
Inoltre, questo scenario apre prospettive di interoperabilità per tutti gli studenti di Live@Edu.

Davvero una buonissima notizia