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Stato, Patria e Nazione

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Leggendo due righe di Mante sul tema del 25 Aprile e sulla coesione nazionale, mi è venuto d’impeto l’impulso di distinguere alcuni concetti:

  • Patria (letteralmente ‘terra dei padri‘) termine legato anche allo ‘spirito patriottico’ e al ‘senso di appartenenza’ territoriale. Termine che richiama fortemente la ‘difesa‘, la ‘resistenza‘, la ‘tutela‘ di ciò che si è costruito nel tempo e con l’apporto di molte generazioni.
  • Stato. Termine più legato agli assetti istituzionali e giuridici. Ovvero forma, regole ma anche territorio e gente. Tutti elementi comunque sottoposti a regole di convivenza e spesso differenziati a causa delle diverse concezioni politiche (dunque di parte) dell’idea e della forma stessa di stato.
  • Nazione è un concetto storico ma anche culturale che si basa sul legame e sulla coesione. E’ un idea che si consolida quando una moltitudine di persone condivide nel tempo un passato comune, una storia, ma anche tradizioni, lingua e cultura (concetto secolare legato anche ai cosiddetti stati/nazione o grandi stati-nazionali, come Spagna, Francia, Inghilterra o Germania).
    Si tratta, insomma, della capacità e della volontà di vivere insieme sulla base e sul riconoscimento di tutti questi elementi comuni. Tale volontà si consolida nel tempo e con il concorso di molte generazioni. Se tutto ciò funziona ed è condiviso, alle fine forgia quegli elementi caratteristici e basilari dell’identità nazionale.

Spero si chiaro, ora, perchè la Resistenza da sola non può e non potrà mai saldare una non-nazione come la nostra.

Peccato. Ci vorranno secoli. Forse.

 

Oltre la leggenda e verso il mito

Sembra impossibile ma il più giovane dei miei figli (16 anni) non ha mai ascoltato Stairway to Heaven. Potrei morire per questo.

Lo abbiamo scoperto, inorriditi, alcuni giorni fa io e le sue sorelle maggiori che davvero non si capacitavano. Probabilmente effetto delle tendenze musicali che descrivevo in un precedente post.

Succede poi, per una strana combinazione, che mi imbatto nuovamente in questo articolo commemorativo della serata al Kennedy Center for the Performing di Washington, quando persino il presidente Obama restò senza parole davanti a un esibizione straordinaria del leggendario pezzo dei Led Zeppelin.

Dunque potevo postare il video  originale degli anni ’70 e mostrarlo a mio figlio che probabilmente mi avrebbe snobbato considerando quei vecchi menestrelli ormai fuori dalla storia.

E invece ho preferito condividere proprio la cover del 2012 che ha commosso persino gli anziani Robert Plant e Jimmy Page. Una cover che ha già raggiunto 16 milioni di visualizzazioni su YouTube.

Una cover che sancisce, consolida ed esalta il mito.

Dio è morto

Quando si elimina la memoria storica non si uccide solo una cultura, un popolo, una tradizione, una parte avversa o osteggiata, ma si uccide l’umanità intera.

Che il dio al quale vi ispirate, qualunque esso sia, vi punisca nel modo più spietato.

Digital president

Avercelo.

Coding, hacking, cyber security, digitale a 360 gradi con tecnologie, nuove tendenze, opportunità. La differenza la fa la persona e la sua cultura. Per noi, ahimè, è ancora troppo presto per poter parlare di ‘svolta digitale‘.

Enjoy

Source

Perchè si, perchè no

Domani sera un mio caro amico docente mi ha invitato ad un evento presso un istituto superiore con questa scaletta che davvero mi sembra ben strutturata:

(qualche minuto) INTRODUZIONE ALL’INCONTRO
– Internet e rischi dipendenti dall’età
– La chiave per Internet: formazione.

(poco più di un’ora) INTERNET, PERCHE’ NO.
Problematiche collegate ad Internet. Per ognuno dei seguenti temi, visione di un breve video introduttivo di circa 5 minuti e successive riflessioni
– cyberbullism
– sexting
– incontri on-line
– privacy
con contributi dell’esperto della scuola e quello della Polizia Postale.

(poco meno di un’ora) INTERNET, PERCHE’ SI.
Aspetti sociali e culturali connessi ad Internet ed al Social Web.
Con il contributo dell’esperto di Social Networking ed Internet.

Secondo voi qual’è la parte riservata a me?

Il web è cattivo

E’ il web bellezza! E non puoi farci niente.

Ne parlavo in una riunione di lavoro solo pochi giorni fa. Dobbiamo farcene una ragione, il megafono del web in mano a personaggi influenti (conosciuti o sconosciuti non importa) può fare tanto male.

Eppure c’è ancora chi va avanti per la sua strada e non considera che un tizio sconosciuto nel proprio condominio può avere centinaia di migliaia di follower sui social network e il suo messaggio (giusto, sbagliato, banale o straordinario che sia) può diventare dirompente. E lo diventerà ancor di più quando un giornalista a corto di idee non farà altro che scrivere minchiate colossali sul fantomatico ‘popolo del web’ riportando e ripubblicando tweet a manetta anche sulla carta stampata.

Detto questo io non so nulla sul back-office, sulla composizione del team, sulle aziende coinvolte, sul processo, sul progetto e sull’ideatore primo di #verybello. So solo che per l’ennesima volta han combinato un gran casino.

Ho la fortuna di conoscere questo mondo da molto tempo. So perfettamente dell’abisso di ignoranza dei decisori sul tema specifico. So perfettamente tutto anche relativamente alla sovrastima di se stessi che hanno i consulenti. So anche che le aziende pur di beccarsi un appalto pubblicherebbero sul web qualsiasi schifezza ma, santoiddio il web non perdona, lo sapete o no?

Le sue regole SCRITTE O NON SCRITTE vanno rispettate. La sua evoluzione va accettata a prescindere, sempre e ovunque.

Ma il segreto di pulcinella, il più semplice di tutti è questo: copiate, copiate copiate! Copiate bene, perchè da un’altra parte han già fatto quello che state progettando. Non dovete vergognarvi di copiare. Copiare è sinonimo di intelligenza. Non copiare è sinonimo di stupidità.

E poi cambiate, correggete, ricambiate, evolvete perchè il web è una grande beta. Vivere in beta permanente è bello, è saggio, è conveniente, perchè permette di adeguarsi pur mantenendo l’originalità dei contenuti.

Ecco, caro Franceschini, se ti fossi concentrato sui contenuti, tutto il resto era già stato fatto. Bastava copiare.

Dedicato ai soloni

Visto che in televisione sento dire un sacco di idiozie e di inesattezze, ho usato un po’ il web, come dovrebbero fare i politici e  i giornalisti prima di vomitare sciocchezze nei salotti dei talk show. Sono i significati basilari e probabilmente grezzi, ma io ci darei un’occhiata prima di sparar colossali cazzate.

Arabo: è una lingua semitica (ramo delle lingue afro-asiatiche parlate in Africa e Asia) del gruppo centrale.

Mondo arabo: termine usato convenzionalmente per indicare i 22 stati membri della Lega degli Stati Arabi.

Paesi arabi: i paesi la cui lingua ufficiale maggioritaria è l’arabo.

Islam: è una religione monoteista manifestatasi per la prima volta nella penisola araba.

Musulmano: identifica una persona che segue la religione islamica, “devoto a Dio” o “sottomesso a Dio” – deriva dal nome verbale arabo muslim (plurale: muslimūn / īn), ossia “sottomesso (a Dio)”.

Allah: E’ il nome di Dio per i musulmani. Non ha plurale o genere. E’ il Signore e creatore di tutto ciò che esiste ed è così chiamato anche dai cristiani arabi e dagli ebrei arabi.

Maometto: è stato il fondatore e, per i musulmani, l’ultimo profeta dell’Islam.

Corano: letteralmente: ‘la lettura’ è il testo sacro della religione dell’Islam.

Imam: letteralmente”stare davanti” e, quindi, “essere guida”. Può indicare tanto una preclara guida morale o spirituale (ed è questo l’uso che per lo più se ne fa in ambiente politico) quanto un semplice devoto musulmano che sia particolarmente esperto nei movimenti rituali obbligatori della preghiera canonica. Costui si pone davanti agli oranti, dando modo ad essi di correggere eventuali erronei movimenti che comporterebbero l’invalidità del rito. Ma può essere descritto anche come Califfo dei musulmani sunniti o fondatore di una scuola di pensiero, sapiente. Da un punto di vista strettamente religioso il termine Imàm indica una “Guida spirituale” e per questo è lecito usarla per i capi di movimenti politico-religiosi, come Khomeini.

Moschea: è il luogo di preghiera per i fedeli dell’Islam.

Sunniti: Rappresentano l’orientamento nettamente maggioritario dell’Islam e comprendendo circa il 90% dell’intero mondo islamico. Sono i seguaci ortodossi dell’islamismo e affermano che essi soltanto sono i seguaci della vera tradizione o sunna di Maometto (mentre gli sciiti seguono anche quella dei suoi discendenti). Riconoscono la discendenza rappresentata dei primi tre califfi elettivi.

Sciiti: Rappresentano il ramo minoritario dell’Islam. Sono divisi in tre grandi nuclei: zaiditi, che rappresentano l’indirizzo meno lontano dall’ortodossia sunnita sul terreno politico e giuridico; imamiti o duodecimani, s. moderati, i più numerosi e politicamente importanti; ismailiti o batiniti, i più lontani dall’ortodossia. Tratto comune a tutti è il ritenere che Alì, cugino e genero di Maometto, fosse stato esplicitamente designato a succedergli, cosicché i primi tre califfi (riconosciuti dai sunniti) furono usurpatori.

Jihad: parola araba che significa “esercitare il massimo sforzo”. La parola connota un ampio spettro di significati, dalla lotta interiore spirituale per attingere una perfetta fede fino alla guerra santa. Discende dal termine jahada, che definisce meglio uno “sforzo costante diretto verso un obiettivo”.

Shari’a:  è un termine arabo dal senso generale di “legge” (letteralmente “strada battuta”), che può essere interpretata sotto due sfere, una più metafisica e una più pragmatica.

Fatwa: significa parere consultivo e si intende la risposta data a un giudice musulmano di nomina governativa, da un esperto di legge coranica, quando questi sia interpellato per conoscere quale sia l’orientamento sciaraitico prevalente riguardo ad una certa fattispecie giuridica.

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Al-Qaida: è un movimento islamista sunnita paramilitare terroristico nato nel 1989, fautore di ideali riconducibili al fondamentalismo islamico, impegnato in modo militante nell’organizzazione e nell’esecuzione di azioni violentemente ostili sia nei confronti dei vari regimi islamici filo-occidentali definiti ipocriti, sia del mondo occidentale definito infedele.

IS: Stato Islamico conosciuto anche come Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siria (ossia Stato Islamico dell’Iraq e al-Sham, ISIS), o Segretario Generale del califfato Islamico, ma anche Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL), è un gruppo jihadista attivo in Siria e in Iraq il cui attuale leader, Abu Bakr al-Baghdadi, ha unilateralmente proclamato la rinascita del califfato nei territori caduti sotto il suo controllo. Peculiarità dello Stato Islamico è quella di riunire in una sola entità le caratteristiche dell’esercito, delle modalità terroristiche, della fisicità del territorio in cui risiede e della struttura statale.

Boko Haram: che letteralmente significa ‘l’educazione occidentale è peccato‘ è un’organizzazione terroristica jihadista diffusa nel nord della Nigeria. È anche nota come Gruppo della Gente della Sunna .

Talebani: termine che indica gli studenti delle scuole coraniche in area iranica, incaricati della prima alfabetizzazione, basata su testi sacri islamici. Sono diventati famosi sugli organi di comunicazione di massa, che usa a torto questo termine per indicare la popolazione di orientamento religioso fondamentalista presente in Afghanistan e nel confinante Pakistan.

Mujaheddin: indica il “combattente impegnato nel Jihad o anche, per estensione, “patriota”.

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Infine: Il cristianesimo e l’islamismo, come anche la religione ebraica, hanno in comune alcuni elementi: la fede in un unico Dio onnipotente (monoteismo), che viene “rivelata” all’uomo; l’obbedienza alla volontà di Dio; la capacità dell’uomo di scegliere tra bene e male; l’esistenza dopo la morte di un altro mondo nel quale i buoni godranno della felicità eterna e i cattivi espieranno le loro colpe.

Tollerare ‘il Male’

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Conservo ancora le copie originali de IL MALE, quello di Zac per capirsi, con vignette che probabilmente oggi nemmeno un editore indipendente si azzarderebbe a pubblicare.
Linguaggio scurrile e blasfemo, disegni e foto ai confini del porno. Eppure erano gli anni ’70, al potere c’era la DC e nel paese il terrorismo provava a sovvertire lo stato e le sue istituzioni.

Eppure quel foglio satirico era tollerato, perchè nel suo delirio aiutava a leggere con leggerezza e ironia una società complessa e spesso belligerante.

Il Male non si risparmiava e non le risparmiava a nessuno. Ultimo direttore fu Vincino che, oggi, nel giorno più nero e triste per la satira, ricorda le influenze parigine a cominciare da Le Canard enchaîné.

Insieme a Zac, c’era Vauro, poi Jacopo Fo, l’immenso e rimpianto Andrea Pazienza (ho anche la prima copia di Frigidaire), Tamburini e tanti altri.

Vincino, intervistato da Sky TG 24, fra i singhiozzi non si capacitava del vile attentato ai suoi maestri francesi (Wolinsky per primo) a cui molto spesso il resto del mondo guarda come ispirazione per i fumetti, la grafica, la satira, insomma per il grande mondo delle arti visive in genere, e nelle sue varie declinazioni.

Spezzare quelle vite è come attentare a qualcosa che va oltre la breve esistenza dell’artista. È attentare all’arte intesa come libertà e tolleranza, come evoluzione, trascendenza e distacco continuo da quel giogo che è il fanatismo e l’opressione in nome di un dio che non pretende ne vittime, ne carnefici.

Le metafore e le giare

Ne ha parlato De Rita presentando l’annuale rapporto Censis: ‘La società delle sette giare. La profonda crisi della cultura sistemica induce a una ulteriore propensione della nostra società a vivere in orizzontale. Interessi e comportamenti individuali e collettivi si aggregano in mondi non dialoganti. Non comunicando in verticale, restano mondi che vivono in se stessi e di se stessi. L’attuale realtà italiana si può definire come una «società delle sette giare», cioè contenitori caratterizzati da una ricca potenza interna, mondi in cui le dinamiche più significative avvengono all’interno del loro parallelo sobollire, ma senza processi esterni di scambio e di dialettica. Le sette giare sono: i poteri sovranazionali, la politica nazionale, le sedi istituzionali, le minoranze vitali, la gente del quotidiano, il sommerso, il mondo della comunicazione.’

Ne ha parlato durante l’omelia Don Fabio, sacerdote della mia parrocchia, durante la messa di Natale per descrivere l’immobilismo dei cristiani in questo periodo di crisi.

Ne scrisse Pirandello in una novella, diventata poi commedia: La giara (metafora di ispirazione Verghiana sull’attaccamento alla ‘roba’).

Difficile per chi vive in questo paese e ne assorbe la cultura e riferimenti sociali, ammettere che tutto sommato dentro una giara si sta bene.

Rompere le giare, mescolare prodotti, ingredienti, colori e sapori per creare qualcosa di nuovo non fa parte del nostro convincimento e non viene percepito come opportunità.

Conservarsi, conservare, tenere alla roba nostra è in fondo più facile e non richiede particolare coraggio.

#daje

Lungi da me bullarmi con un ‘l’avevo vista giusta‘ :) Anzi, gaudium magnum perchè tutto quello che, assieme a molti altri, ho disseminato in rete, e non solo, per convincere i decisori che la RAI è ancora oggi il miglior mezzo per alfabetizzare le masse, finalmente si concretizza.

Era il 2011 quando iniziavo a trattare il tema che avrei riproposto più volte e che negli ultimi due anni è diventato patrimonio e bandiera di tutti quelli che hanno a cuore la cultura digitale. Ne feci uno storify che è ancora li bello pieno di suggestioni e un articolo per Wired pieno di speranze. Poi iniziai a rompere le balle a Ministri, deputati e direttoroni vari #asusual.

Oggi alle ore 11 queste speranze si concretizzano ringraziando dunque chi oggi ha le redini sui piani di digitalizzazione al governo che, ha fatto propria la richiesta che la rete a gran voce rivendicava, ovvero un programma RAI sulla cultura digitale.

Dunque, #savethedate, mancano poche ore perchè alle 11 a Roma presso la Sala A della RAI a Viale Mazzini 14, il direttore generale RAI Luigi Gubitosi e il Ministro Marianna Madia presenteranno il progetto: ‘Rai per l’alfabetizzazione digitale: maestro Manzi 2.0′.

Semplicemente #daje !

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