Pungente

Si, davvero molto pungente Gianluca Nicoletti su La Stampa.

L’articolo, centrato sull’evoluzione della specie in salsa tech (nerd, geek e social addicted visti come protagonisti della mutazione evolutiva), chiude e in certo senso chiosa l’approccio social prevalente, bollandolo come assolutamente INUTILE per l’evoluzione del genere umano.

….In realtà ogni social network è solo apparentemente un ambiente plasmato sul futuro tecnologico, si tratta solamente di un parco giochi semplificato per intrattenere la parte più passatista dell’umanità, quella che non inventerà mai nulla perché troppo occupata a rendersi interessante sotto la patina nobilitante d’Instagram. Non cambierà certo il mondo chi lo gira per villaggi vacanze, ma solo per postare tramonti e beveroni tropicali e fare schia…‘.

Rifletto e registro :)

Aspettando Sway

Ci sono un paio di giochini che utilizzo per raccontare storie digitali. Giochini che provano ad andare oltre le rigide presentazioni con slides inerpicandosi su verso le cime dello storytelling.

Il primo è Flowboard un’altro è Voice di Adobe, poi c’è Canva e ogni tanto torno al buon vecchio Haikudeck. Mi piace trovare la mia vena creativa mentre racconto o presento, ma ancora non ho trovato il tool perfetto.

Ora, però, mi attendo molto, anzi moltissimo da Sway di Microsoft che si preannuncia come killer application in questo settore.

Enjoy and stay tuned

Il social checkin è morto. Lunga vita al checkin di prossimità

yelp_and_foursquare

Ehi, se ti dico Brightkite che mi dici? E di Gowalla ti ricordi ancora?

Morti, defunti, eppure erano i precursori del social checkin. Anche l’italianissimo Mobnotes è morto e defunto.

Diciamo che alla fine ha vinto Foursquare, servizio che si è basato sulla pointification e sui badge (per dirla breve sulla gamification) conquistando milioni di sottoscrittori e una notevole truppa di finanziatori.

Nel tempo recente, due grossi competitor come Facebook e Google hanno inserito progressivamente nei loro palinsesti le funzioni di social checkin e pian piano hanno eroso utenti a Foursquare grazie al semplice vantaggio, per gli utenti, di non dover cambiare piattaforma per segnalare le loro attività georeferenziate.

Ma il vero colosso in questo panorama è Yelp che, in Italia, pochi si filano. Ho avuto la fortuna di usarlo molto nei miei viaggi in Nord America e vi assicuro che fa bene il suo sporco lavoro. Non c’è gamification, ma solo tanta utilità indotta dai commenti, dalle segnalazioni, dai tips, dalle esperienze. Insomma dai benefici per chi passerà ancora da quelle parti dopo di noi.

E’ curioso vedere come gli americani e i canadesi, prima di entrare in un locale, consultino sempre Yelp con il loro smartphone prima di prendere la decisione. Un po’ come siamo abituati a fare noi con Tripadvisor (altro competitor che ha integrato funzioni similari al social checkin) prima di prenotare una stanza d’albergo.

La competizione fra servizi e piattaforme e l’evoluzione nei comportamenti degli utenti, nonchè l’erosione di quote ingenti di mercato, ha indotto ora Foursquare a una discutibile scelta. Lo split!

In pratica, domani, verrà rilasciato Swarm: https://www.swarmapp.com/ L’obbiettivo? Da quel che ho capito Foursquare perderà le funzioni di gamification che verranno migrate su SWARM, mentre la vecchia app dovrebbe diventare il competitor di Yelp. Previsioni? Secondo me pessime.

Il motivo? Il gioco si fa duro e, fra l’altr entrano nel gioco anche i provider di mappe. Facebook sostiene una partnership con Bing (Microsoft), Apple integra Yelp nelle sue e Foursquare, per ora, utilizza Open Street Maps. Google, as usual, gioca tutto in casa! Inoltre, tutti questi player stanno immettendo sul mercato piattaforme di micro marketing, micropagamenti e rilevamento di prossimità. Dunque, allacciate le cinture.

Cosa succederà in futuro? Ovviamente non sono un mago, ma credo che tutti questi servizi convergeranno in una nuova modalità di fruizione basata sulla prossimità e sull’uso della sensoristica wearable.

Un mix di geolocalizzazione, marketing di prossimità, acquisto basato sull’esperienza e sui consigli, ma anche sul rilevamento dei gusti, degli indumenti indossati e della spesa contenuta nel sacchetto apposito :) E micro pagamento incluso, ovviamente. Paura?

Insomma, un po’ si. Non sarà necessario fare più il social checkin. Verremo rilevati e invitati a dire la nostra e, soprattutto, a comprare! Dunque queste piattaforme stanno evolvendo in veri e propri marketplace, lasciando a Swarm il compito di farci ancora giocare. Per quanto tempo?

Sexiness

(credits: http://www.forbes.com/fdc/welcome_mjx.shtml)

Un analisi di Marcus Wohlsen su Wired analizza il concetto di appeal che io amo definire con maggior enfasi: sexiness.

….. a mix of design and marketing smarts ….. aggiungendo anche che, l’approccio nerdistico: ‘my headphones sound better than yours‘, è decisamente perdente.

In questo caso il concetto è applicato alle cuffie Beats che, non saranno le migliori, ma vendono maledettamente di più delle concorrenti …. perchè piacciono e ti fan sentire bene.

Questo concetto è applicabile ovunque. Non me ne vogliano i nerd (sarebbe fin troppo facile scatenare un flame) ma spesso ciò che funziona meglio non è quello che vende di più.

Spesso ne parlo in aula con i miei studenti ed è difficile far capire loro come questo concetto sia ormai imprescindibile e spesso trainante. Un prodotto tecnologico, un servizio digitale, una soluzione software è tanto smart quanto è ruffiana. Poi facciamola anche funzionare bene, ci mancherebbe, ma prima accertiamoci che abbia mercato.

Quella passione artigiana che non piace al potere

Aaron Swartz

La morte, per suicidio, di Aaron Swartz viene ‘celebrata’ da molti blogger e giornalisti come una sfida al sistema e al potere. Dai più viene definito come ‘attivista informatico’ …. termine un po’ strano, connotato da fascino hacker.

Leggo in queste celebrazioni il desiderio di testimoniare la passione e forse la ‘religione’ che pervade ancora alcuni dei grandi talenti e protagonisti, nonchè virtuosi dell’algoritmo informatico.

Se da un lato la cosiddetta ‘consumerization‘ e il pervasivo controllo del settore da parte delle grosse multinazionali ha omologato questo mestiere a quelli più antichi e tradizionali (oggi fare il sistemista o il programmatore equivale ormai al lavorare in fabbrica) resistono  ancora approcci e metodologie artigianali che non nascondono motivazioni più profonde e una notevole dote di passione.

L’hacking è un approccio (erroneamente connotato da valenza negativa) molto passionale e val la pena citare il passaggio tratto da Wikipedia: …. ‘si riferisce più genericamente ad ogni situazione in cui si faccia uso di creatività e immaginazione nella ricerca della conoscenza.’

Ogni volta che questo approccio creativo necessita di conoscenza più profonda e di accesso alle fonti primarie del sapere e del ‘potere’, avviene il cortocicuito. Aaron Swartz lo sapeva bene e sapeva anche a cosa andasse in contro se il processo che lo attendeva si fosse risolto con una condanna a suo sfavore.

Quel suo fare da alternativo, anarchico e ‘fricchettone del codice’, non era frutto di qualche inseminazione ideologica distorta, era solo una forsennata sete di conoscenza.

Le sue più felici intuizioni lo portarono a sviluppare il codice che sarebbe diventato poi uno standard del web, come l’RSS o a supportare la diffusione dei CC collaborando attivamente con Lawrence Lessig, nonchè a fondare la Demand Progress che lanciò la campagna mondiale contro la censura di Internet (SOPA/PIPA). Dunque pilastri del pubblico sapere, del diritto alla conoscenza e alla diffusione delle informazioni con protocolli standard e licenze libere.

Non ho nessun elemento per poter affermare (come molti stanno facendo) che l’opposizione alla sua sete di sapere lo avesse logorato e l’attesa del processo lo abbia definitivamente portato alla depressione, so di certo che al potere i creativi non piacciono, perchè la cretività mette spesso in dubbio i pilastri su cui il potere si mantiene e si perpetua.

Realtà aumentata

Oggi, mentre caricavo su Flickr le foto scattate a Creta il mese scorso, mi è tornato alla mente Sir Arthur Evans, quell’eccentrico e buffo archeologo che, a modo suo, voleva ricostruire il Palazzo di Cnosso.

Di lui si dice: ‘Il tipo di restauro che portò avanti è di tipo romantico e non conservativo-scientifico. A questo fatto dobbiamo imputare l’errore in cui egli incorse, cioè ricostruire ampie parti del palazzo stesso sulla base della propria interpretazione personale, usando materiali che nulla hanno a che spartire con i metodi di costruzione degli antichi cretesi, per aiutare i visitatori a “leggere” il sito‘ cit. Wikipedia

Egli fece restauri e ristrutturazioni che, benchè possano sembrare folli per i moderni archeologi, si sono dimostrati vitali per la conservazione di questo importante sito archeologico‘. cit. Grandi Viaggi.net
Untitled     Untitled

a dire il vero con la sua follia anticipò la ‘realtà aumentata‘ della quale oggi ci intrighiamo tanto grazie alle tecnologie digitali. Evans, semplicemente era più avanti.

Orti urbani in mostra a Milano

Il titolare, come sapete, è in vacanza negli States e mi ha lasciato il blog da innaffiare ogni tanto.

Approfitto, rimanendo in tema bucolico, per segnalare una mostra fotografica di un mio amico. Una mostra sugli orti urbani a Milano.

Se vi trovate da quelle parti, passateci e salutatemi il fotografo!

Si tratta della mostra sugli Orti Urbani a Milano, foto di Alessandro Vinci.
Con il Patrocinio del Comune di Milano, promossa dall’Istituto Italiano di Fotografia e in collaborazione con la Feltrinelli.

URBI ET ORTI Reportage sugli orti urbani di Milano – Fotografie di Alessandro Vinci

Dal 3 luglio al 31 agosto 2012 presso La Feltrinelli Librerie in Piazza Piemonte 2 (2° piano) a Milano. Inaugurazione: 3 luglio 2012 ore 18:00.

All’inaugurazione intervengono Alessandro Vinci e Sara Munari, fotografa, critica e docente dell’Istituto Italiano di Fotografia.

Maggiori info sulla mostra fotografica e un’anteprima delle foto di Alessandro Vinci da me.

Artigiani digitali

L’altro giorno dissertavo su vantaggi e bisogni. Ovviamente le mie riflessioni riguardavano il digitale, i suoi paradigmi e le sue presunte economie.
Per chi si fosse perso quel post straripante di dubbi, consiglio di leggerlo e di farci una riflessione.

Ora vi racconto di Sergio, un carissimo amico da lunga data che ha un laboratorio di maschere a Venezia.
Ci conosciamo da 35 anni e condividiamo la passione per gli USA, la musica country, ecc. Insomma veri amici ‘storici’ con radicate passioni analogiche :-)

La scorsa settimana, presso la sua bottega artigiana, ci raccontiamo un po’ delle nostre ultime avventure. Lui mi racconta delle sue mostre in California, della sua consolidata amicizia con Jackson Browne ed altri artisti.
E’ bello ascoltarlo, seguire le sue passioni e vederlo imbastire maschere che vende in tutto il mondo.

Poi tocca a me, gli racconto degli artigiani digitali, di Appsforitaly e della metafora delle botteghe artigiane associate ai nuovi sviluppatori del codice.

Mi sorride e mi dice che il suo sito web, nemmeno lo guarda. Sa che lo cura un amica americana. Lui non usa la posta elettronica e lascia il cellulare a casa anche nei giorni lavorativi.
Mi racconta che non ha profili sociali (Facebook, Twitter, sa a mala pensa cosa sono), che non usa l’eCommerce, e che nemmeno sa che tipo di vantaggi potrebbe avere dal digitale. Ma nemmeno li cerca.
Ecco volevo raccontarvi anche di questo. Per riflettere sulle certezze.

Nel video Sergio e suo fratello mentre costruiscono delle maschere

Nel frattempo, dopo aver salvato questo post in bozza, son passato per un panificio artigianale del mio quartiere, un bel panificio gestito da due signore, con il forno nel retrobottega. Vendono solo pane, e hanno degli scaffali in legno vecchissimi. Mi son presentato con 50 Euro e non ho nemmeno chiesto se avevano il bancomat. Nel darmi il resto, una delle signore mi ha chiesto di attendere e si è recata dall’altra parte della strada per farsi cambiare i 50 euro in moneta. Son uscito a guardare la scena della tizia con il cappello e il grembiule da fornaio che attraversava la strada con i 50 Euro in mano. Ho sorriso.
Quando è tornata, mi ha chiesto scusa per l’attesa, mi ha dato i soldi di resto e ha continuato a servire i suoi clienti.

Tornando indietro mi son fermato da un artigiano riparatore di mobili. Lui non ha nemmeno la cassa, mi fa i preventivi a voce, ma mi ha detto che è pieno di lavoro. E ci credo, chi compra mobili in periodo di crisi. Io stesso devo farmi riparare due sedie impagliate.

Sempre per riflettere, perchè continuo a non aver certezze sul digitale e, pur continuando a crederci, non posso pensare che saremo tutti destinati a fare gli artigiani digitali o a vendere merci con i sistemi di eCommerce……..ricordo ancora che tutti questi pensieri partono da qui.

Buon week end

Obsolescenza

L’innovazione tecnologica si evolve a ritmi impressionanti.
I vantaggi sono percepibili, ma ancora non per tutti.

Forse Telecom ha pensato di offrire vantaggi a anche a chi, oggi, non se li può permettere. E mi sembra corretto.
La cabina intelligente, tutta ergonomica, satinata e dotata di schermi touch, è affascinante.

Poi, nel mentre leggevo di questa novità, apro il cassetto per prendere il carica batterie del cellulare e, nell’osservare quanti cavi, pennine usb da pochi giga, vecchie schede sim, dischi portatili inutilizzabili, una marea di cavi, mouse, tastiere e moltissime suppellettili telefoniche, televisive, infoqualcosa, ormai buttate li e inutilizzate, mi sorge un dubbio.

In quanto tempo queste cabine saranno obsolete?

La tecnologia touch è presente o è già passato?

Dalla regia mi dicono che il futuro dei display è già ‘pieghevole’

Dunque, se il progetto andrà avanti, chi smaltirà queste nuove cabine da qui a qualche anno, visto che quelle obsolete ancora non sono state smaltite?

Lungi da me l’essere conservatore ma, la vera innovazione è:

  • wi fi libero in ogni città
  • tablet e smartphone a un costo accessibile per tutti e gratuiti nelle scuole
  • adsl in ogni casa e in ogni azienda a metà del prezzo attuale
  • una connessione dati cellulare che assomigli a una connessione dati cellulare

poi parliamo di gabine digitali. Oops!

p.s. VIVA LA RICERCA. SEMPRE!