Opex is the innovation killer!

Ieri ho clamorosamente bigiato il Barcamp degli innovatoriPA perchè impegnato a moderare un convegno che mi ha rigenerato e mi ha fatto ben sperare per il futuro del digitale in questo paese.

forumpa

A prima vista, l’argomento potrebbe sembrare troppo complesso, ostico e tecnologico ma, nella sostanza, grazie davvero alla pazienza e alla perseveranza del Direttore Ragosa, abbiamo maturato una serie di convinzioni che possono sostenere per davvero questa agognata Agenda Digitale del Paese.

In pratica, andando oltre le classiche visioni che collocano il cloud computing fra le infrastrutture strategiche e abilitanti per l’erogazioni dei servizi, ci si è soffermati su due punti chive:

A) Diminuire la complessita e dunque la spesa corrente (OPEX)

B) Riprogettare i servizi in ottica ‘mobile’! Cloud e Mobile sono il matrimonio perfetto.

C) Snellire la burocrazia per le grandi forniture e i grandi progetti. Pre-Commercial Public Procurement (PCP)?

Vi alscio dunque ai video e non posso che sottolineare il cambio di passo e di modello imposto da Ragosa. Non è piaggeria, non ho ricordo in passato di direttori generali, ministri o altri burocrati dello stesso spessore, usi ascoltare tutti, annotare ogni critica o suggerimento e rispondere a tutti, spendendo 5 ore in comunità senza la boria di chi ha la verità in tasca.

Speriamo si passi presto all’azione.

p.s. per fine settimana scriverò più approfonditamente di questo argomento su Pionero. nel contempo godetevi una decina di video!

Poster session a ForumPA 2013

Fra gli eventi a cui parteciperò a ForumPA 2013 mi preme sottolineare quello relativo alla poster session di martedì 28, dove presenterò il progetto #pmicloud di Regione Veneto: http://pmicloud.regione.veneto.it

Ecco le slides che mi accompagneranno

e il video con le interviste ai protagonisti che presenterà Lorenzo Amadei.

Sarà ospite con una sua presentazione una delle aziende vincitrici del bando: http://www.dbalab.it/

Ovviamente ci si vede anche per gli altri appuntamenti e, soprattutto, alla cena del 28 sera presso La.Vi. Latteria & Vineria, in Via Tomacelli, 23

Cavallo di troia

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Dropbox è un formidabile cavallo di Troia. Provate a introdurlo nel desktop o nello smartphone di un manager e non potrà più farne a meno.

Tutti i servizi di ‘cloud storage’ sono propedeutici a fidelizzare gli utenti consumer al modello cloud, o meglio ‘cloud first’ ma, poi, subentrano grosse remore quando archivi, servizi o applicazioni aziendali devono scontrarsi con immaturità contrattuali, problemi di privacy e/o di sicurezza.

Sicuramente, rispetto a diversi anni fa, le cose ora vanno meglio ma, se dovessimo utilizzare un cloud storage anche per la nostra organizzazione…… siamo psicologicamente pronti?

Dropbox ora ci prova e lo fa con una serie di servizi aggiuntivi (su tutti l’utilizzo delle credenziali aziendali con i directory services, Single Sign On, consolle dedicata, ecc.)

Se sfonda sarà un cavallo di troia che sfida colossi come Amazon, Microsoft o Google che, dalla loro avevano soluzioni business più mature e/o fidelizzate.

Enjoy

 

 

 

Il ritorno di Kim Dotcom con 50 Gb per tutti

Sto provando da pochi minuti Mega il nuovo servizio di cloud storage gestibile SOLO via browser e basato, finalmente, su HTML5 e su chiavi di cripto personali.

Quel ‘mattacchine’ di Kim Dotcom ci sta riprovando ………vi ricordate di Megaupload?

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Un paio di raccomandazioni: a) abbiate pazienza, è un po’ lento (server in Nuova Zelanada?) b) usate Chrome, lasciate stare gli altri browser.

Poi, se avete voglia, mi dite che ne pensate. 50 Gb sono un bocconcino prelibato che dovrebbe far rimodulare anche le offerte degli altri competitor…..sempre che non lo arrestino di nuovo :)

Enjoy

 

Fuga dal cloud storage?

Il campo del cloud storage (per lo meno quello consumer) è ormai affollatissimo e le nuove proposte fioccano a colpi di offertissime: spazio sempre maggiore sulla nuvola, app per apparati mobili che sincronizzano, condividono, riproducono, ecc.

I grandi player sono tutti sul campo da Apple con iCloud, a Google con Gdrive, Microsoft con SkyDrive e Amazon con il suo Cloud Drive.

La parte del leone, però, la fanno aziende specializzate come Dropbox, SugarSync e Box, tralasciando un centinaio di aziende minori che stanno sgomitando, alcune delle quali riusciranno a sopravvivere grazie ad accordi con i produttori di servizi e di apparati di storage esterni (Lacie, Seagate, Western Digital, ecc.).

Qui infatti sta un po’ il paradosso visibile nei comportamenti della gran massa degli utenti. Sembra non esserci cloud storage senza una ulteriore sicurezza (visibile, tangibile e di prossimità) rappresentata da NAS, DAS e varie tecnologie di storage personale da gestire a casa o in ufficio (Tonido e Pogoplug fra tutti).

Ancora non è chiaro se sia il cloud storage un add-on per lo storage esterno o lo storage esterno un add-on per il cloud storage.

Ma andiamo con ordine. Cosa succede quando salviamo un file su un disco esterno? Semplicemente ne facciamo una copia. E cosa succede quando sincronizziamo i nostri files, per esempio, su Dropbox? Semplicemente ne facciamo più copie sui vari apparati e concediamo ai signori di Dropbox di tenere una copia nel loro Datacenter (di solito pezzi di Data Center che Dropbox affitta da fornitori di infrastruttura cloud).

Quindi tante, tantissime copie dello stesso file che, alla bisogna sincronizziamo con dei servizi di back-up personali oppure on line.

Tempo fa, sempre per restare nel campo  del mondo consumer, Microsoft proponeva un servizio che si chiamava Live Sync diventato poi Live Mesh e, recentemente scomparso per scelta aziendale di spostare tutte le energie su Skydrive).

Di quel progetto (e di  altri analoghi) rimaneva l’idea di fondo di non copiare files sulla nuvola e dunque di non concedere copie dei nostri documenti al fornitore di servizio, ma di sfruttare solo le capacità P2P a livello personale, attraverso un gestore che curava il servizio di puntamento, di condivisione e di streaming.

Oggi un bel progetto che parte da Mountain View (CA) e che ha già raccolto 1.28 Milioni di dollari di finanziamenti (c’è anche il colosso Cisco fra questi), sembra andare nella giusta direzione e raccoglie l’eredità lasciata da Microsoft.

quik

Si tratta di http://quik.io che, come ben esplicitato nelle Faq: ‘ … does not require you to upload files to a cloud storage services. This means that there is no wait whey streaming and downloading files with Quik.io, we give you instant access. Because we do not store your files, they are always under your direct control for complete privacy. Think of Quik.io as a smart, virtual thumb drive, for getting at PC/Mac files from an Ipad – no thumbs required

Unico svantaggio? I computer che espongono le cartelle da sincronizzare, o dove sono attaccati i dischi esterni, devono essere sempre on-line.

Ma per me questo non è un problema, in quanto il computer è come il frigorifero. Perchè dovrei spegnerlo?

Cloud Data Center

Lunedì e martedì mi son dedicato a un vasto programma di formazione a Perugia che, fra i vari argomenti, comprendeva anche il cloud computing.
Mi dispiace non aver proposto ai miei discenti questo video che, proprio oggi, Google ha pubblicato sul proprio canale …… nel caso passino di qua :)

Enjoy

Open Data oltre la trasparenza: come misurare profitto e benefici?

Condivido la recente intervista su eGov

Riuso e taglio dei costi: il Veneto lo fa Un riconoscimento alla migliore innovazione nella Pubblica Amministrazione: si svolgerà a Riccione, il prossimo 20 settembre, l’ottava edizione del Premio E-GOV dedicato alle eccellenze italiane nella PA. Un’occasione per fare il punto sulla situazione e scoprire la via italiana all’e-government: una via certo non sempre facile, ricca di casi di successo ma anche di molte ombre. È il caso dell’Open Data: la strada verso la trasparenza dei dati della Pubblica Amministrazione sembra ancora lungi dall’arrivare a destinazione. Le problematiche di natura strutturale, dovute alla mancanza degli strumenti di base e alla scarsa digitalizzazione, sono soltanto alcuni degli ostacoli: ben più pesanti sono la mancanza di linguaggio e strumenti comuni, che consentano una reale e fattiva collaborazione tra gli enti. Eppure la soluzione potrebbe essere più semplice di quanto si pensi: in questo caso il Veneto è un esempio con il sito dati.veneto.it, che permette a cittadini, imprese e alle altre pubbliche amministrazioni di fruire del patrimonio informativo dell’Amministrazione, degli Enti e delle Agenzie strumentali della Regione. “Abbiamo realizzato il sito open data della nostra Regione sfruttando una risorsa già esistente, il portale del Governo – spiega Gianluigi Cogo, responsabile del progetto Open data della Regione Veneto -. In maniera completamente gratuita, fatta eccezione per la manodopera di chi ha materialmente caricato i dati, abbiamo riutilizzato una piattaforma già esistente, che ora stiamo sistemando e ottimizzando, lavorando in un’ottica di riuso della tecnologia e di abbattimento dei costi”. La stessa cosa sarà fatta, a breve, anche per il Comune di Venezia. I benefici sono evidenti: non soltanto per quel che riguarda il risparmio economico, ma anche perché questo meccanismo permette di “fotografare” quotidianamente la crescita di dataset, nello scambio tra un ente e l’altro.

Risparmi, lavoro, start up: dove vanno gli open data? Un caso di successo che purtroppo non è ancora la prassi. Non mancano le eccellenze, come l’Open Data della Regione Piemonte (l’unico in Italia uniformato al CKAN, il motore che funziona come un ‘indice’ di tutti i dataset conformi agli standard internazionali), o le realtà in fermento, come ad esempio la Regione Sicilia: strutture e servizi open di default dovrebbero essere la normalità, ma così non è. Senza contare come ancora oggi la liberazione dei dati venga fatta senza un reale studio dell’impatto e dei risvolti di quest’operazione. “Aprire i dati è sicuramente un bene, ma non basta: bisogna avere un ritorno. Dopo una prima fase che io chiamo evangelica, dove l’imperativo era di aprire e rendere pubblici in maniera indiscriminata i dati, oggi è necessario passare a un altro livello, che misuri il ROI, il ritorno dell’investimento. Non si può continuare a parlare per slogan di open data e trasparenza, bisogna capirne l’utilità e i benefici che ne derivano, calcolando sia il ROI interno, ossia i vantaggi per l’ente, sia il ROI esterno”. Dati pubblici come propulsori per la creazione e nascita di start up, che possano aumentare i posti di lavoro e funzionare da volano dell’economia. L’Italia fa ancora fatica a comprendere la grande spinta che può derivare dalla liberazione dei dati pubblici: il rischio è che, nonostante l’euforia generale, le singole iniziative possano rimanere fini a se stesse. “Partiamo da un assunto: l’entusiasmo intorno all’Open data è un bene, perché vuol dire che c’è una voglia reale di mettere a disposizione i dati. Da solo, però, non basta. C’è bisogno di collaborazione e per farlo occorre avere linguaggio comune, una semantica con dati strutturati e chiavi di lettura univoche. Un altro elemento di estremo valore, ma per realizzarlo ci vorranno anni, è quello di rendere gli stessi dataset linkabili tra loro: per fare questo, tuttavia, è necessario utilizzare una semantica condivisa e questo è realizzabile solo stringendo accordi tra gli enti. La trasparenza, da sola, non basta”. Il caso della Regione Veneto sarà oggetto di una conferenza in programma il prossimo 15 giugno al VEGA Parco Scientifico e Tecnologico. Per informazioni: http://venetobigdata.eventbrite.com/

Simona Silvestri

Attenti …… al cloud

La scorsa estate, durante la vacanza nel New England, ho utilizzato un tablet Samsung con l’app: PcpPlz

Oggi mi arriva l’avviso che il servizio chiude. Ormai Instagram la fa da padrone e i più piccoli son costretti a cedere.

Niente di grave, avevo postato una ventina di foto che, con l’opzione ‘salva su Dropbox’ son tutte recuperabili. Già, proprio su Dropbox, un altro cloud service.

Peccato, perderò i commenti, perderò la funzione di incorporamento (laddove avrò incorporato quelle foto, chissà dove ….), forse spariranno dalla Timeline di Facebook dove venivano condivise, ecc.

Perderò la geolocalizzazione sulle mappe, la funzione di aggregatore del provider PicPlz …. facciamocene una ragione. Si può sopravvivere no?

Ripeto, nulla di grave, dovremo abituarci. L’amico Roberto tiene traccia con dei necrologi di quanti servizi muoiono sul web. Servizi con cui ci fidelizziamo e spesso lavoriamo.

Sempre oggi, decantavo le potenzialità di un servizio per iPad che uso spesso per editare i miei documenti. Ovviamente sul cloud :-(

Insomma, ci lavoro con questi social cazzabubboli nella cloud di internet, e credo che molti di voi, ormai, lo fanno con abitudine. Proprio i giorni scorsi ho segnalato le raccomandazioni del garante. Leggetele! Ve lo consiglio caldamente.

E proprio oggi ho chiesto un sondaggio su quali usare nella PA. Veloci dai, mi raccomando, votate ….. prima che lo chiudano :-)

Proteggere i dati per non cadere dalle nuvole

E’ il titolo del Vademecum pubblicato dal Garante per la Privacy che intende offrire alcune interessanti indicazioni sull’approccio alla tecnologia del cloud computing. Il documento è indirizzato a tutti gli utenti ma, in particolare, alle imprese e alle Pubbliche Amministrazioni: Link al documento

Con un altro interessante documento: “Smartphone e tablet: scenari attuali e prospettive operative”, il Garante ci offre una serie di riflessioni e indicazioni pratiche per un uso consapevole nel trattamento dei dati personali quando si ha a che fare con smartphone e tablet