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Cose scritte altrove

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Nelle torride notti di Luglio ogni tanto riesco ancora a scrivere. Però non qui nel mio blogghino personale che sto un pochino trascurando, ma altrove sul webbe:

1) Digital transformation

2) Agenda digitale

3) Fab Lab (intervista)

Poi torno qui. Promesso

 

Come si fa una tesi di laurea

Umberto Eco è conosciuto dai più per una serie di lavori divenuti poi famosi al cinema come ‘Il nome della rosa’ o il ‘Il pendolo di Foucault’. Pochi sanno che il suo testo più gettonato negli anni ’70 fu ‘Come si fa una tesi di laurea‘, manuale che lo rese famoso fra tutti gli studenti universitari del tempo, sottoscritto incluso.

Questo saggio/manuale ha rappresentato perfettamente l’approccio top-down tipico del flusso culturale e scientifico in voga il secolo scorso. Ovvero quel flusso, o meglio ancora quella struttura organizzativa e conseguentemente di processo, che prevedeva un dotto pluridecorato come portatore unico di verità verso una serie di sudditi ignoranti che potevano abbeverarsi solamente alla sua fonte.

Il dotto portatore di verità si avvale tuttora di una serie di titoli accademici e di competenze che il popolo ignorante albergatore dell’odierno web sociale non può nemmeno comprendere, tipo: semiologo, massmediologo e fonomenologo, tanto per citarne alcuni.

Ovviamente Umberto Eco rappresenta al meglio e con ampi e continui riconoscimenti questa specie di dotto esperto mega-super professorone che, rispetto alle nuove tecnologie ma soprattutto rispetto all’espansione e inclusione di massa che esse determinano, si sente obbligato a stigmatizzare la sua superiorità culturale e lo schifato distacco.

Il problema di fondo che assale lui e i suoi simili, e al quale non sanno dare una risposta, è che davvero oggi uno sconosciuto persino agli inquilini del suo condominio può diventare un personaggio influente in rete. Ciò tormenta Eco e altri suoi pari al punto da portarli a condannare tutti quelli che hanno influenza in rete come ignoranti, incompetenti o meglio ancora: imbecilli.

L’ultima uscita di Eco fissa per sempre questa supposta superiorità culturale e non lascia scampo a interpretazioni diverse: ‘Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità’.

Dunque influenza è diverso da competenza. E ci mancherebbe altro. Nessuno obbietta questo.

Il problema vero sta nel riconoscimento della pari dignità.

Questo Eco non lo tollera. La dignità va riconosciuta solo ai dotti certificati, mentre agli influenti viene assegnata la gogna da ‘bar sport‘.

Per fortuna sappiamo che le cose non stanno esattamente così e ciò che ha reso grande la rete è proprio la sua capacità plurale, inclusiva e tollerante che ha permesso a chiunque di esprimere, oltre che le proprie discutibili opinioni, anche la creatività, l’originalità, la ricerca di traiettorie innovative nonchè la convinzione e la certezza assoluta che tutto può essere condiviso per consentire a chiunque di migliorarlo e renderlo utile ai più.

Questo blog ora è in regola

biscotticioccolato

Non è un posto per lurker

Ebbene si, dopo tre anni dal ridimensionamento logistico e dal cambio di sede, il nuovo format di ForumPA è maturo per fare un paio di considerazioni.

A) La partnership con gli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano ha garantito contenuti e approccio scientifico. I numeri sono conoscenza, sapere, consapevolezza e punto di partenza per prendere decisioni. Un valore aggiunto incredibile che quest’anno si è visto tutto.

B) L’evento di apertura si è svolto quasi tutto senza cravatta. Non è una considerazione marginale. Forse è tempo di svestire gli abiti da passerella e intendere ForumPA come un luogo di incontro informale dove chi ha voglia di fare si occupa di contenuti e non di forma. Fondamentale è stata, in questo caso, la partenza con Riccardo Luna e i Digital Champions sul palco, tutti rigorosamente senza cravatta :)

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C) Laboratori, laboratori e ancora laboratori. Meno seminari e convegni. Più laboratori e aree networking dove stringere alleanze, condividere strategie, scambiare buone pratiche e soprattutto co-progettare.

Un esempio su tutti il laboratorio Open Data Lazio sul quale mi son divertito anche a fare lo storyteller:

D) La cena sociale. Momento fondamentale che anno dopo anno consolida le relazioni far un manipolo di innovatori incalliti. Anche quest’anno è stata un collante fondamentale. Chi non c’era deve solo rosicare per un altro anno :)

E) Meno stand, meno fuffa. Lo so che a ForumPA gli stand garantiscono entrate ma sinceramente non me ne sono filato nemmeno uno. Troppo bello lavorare, troppo inutile girovagare alla ricerca di gadgets come ancora ho visto fare da parte di diversi lurker.

Ecco direi che lo slogan per il prossimo anno potrebbe essere: #NONE’UNPOSTOPERLURKER e uno degli ulteriori miglioramenti nel percorso di ammodernamento del format, probabilmente potrebbe essere questo:

Faccio cose, vedo gente, twitto molto

 

Andiamo avanti

Qualche generale coglione che ha perso battaglie già vinte lo abbiamo già avuto, vero?

Qualche imprenditore coglione che si è fottuto l’azienda e soprattutto ha fottuto i suoi dipendenti lo abbiamo già avuto, vero?

Qualche ministro coglione e incapace lo abbiamo già avuto, vero?

Qualche primario coglione che ha sbagliato operazione e fottuto il paziente lo abbiamo già avuto, vero?

Qualche allenatore coglione che ha sbagliato tutte le scelte e si è fottuto la finale lo abbiamo già avuto, vero?

Qualche giornalista coglione che ha scritto cose non vere lo abbiamo già avuto, vero?

Qualche ingegnere che ha costruito un ponte che poi è venuto giù come un castello di carte lo abbiamo già avuto, vero?

Qualche sindacalista coglione che ha firmato accordi assurdi e penalizzanti per i lavoratori lo abbiamo già avuto, vero?

Ora mi spiegate perchè fra tanti presidi capaci e in grado di valutare non possiamo sopportare di averne qualcuno di coglione e mandare comunque avanti una cazzo di riforma della scuola che sia una?

 

Stato, Patria e Nazione

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Leggendo due righe di Mante sul tema del 25 Aprile e sulla coesione nazionale, mi è venuto d’impeto l’impulso di distinguere alcuni concetti:

  • Patria (letteralmente ‘terra dei padri‘) termine legato anche allo ‘spirito patriottico’ e al ‘senso di appartenenza’ territoriale. Termine che richiama fortemente la ‘difesa‘, la ‘resistenza‘, la ‘tutela‘ di ciò che si è costruito nel tempo e con l’apporto di molte generazioni.
  • Stato. Termine più legato agli assetti istituzionali e giuridici. Ovvero forma, regole ma anche territorio e gente. Tutti elementi comunque sottoposti a regole di convivenza e spesso differenziati a causa delle diverse concezioni politiche (dunque di parte) dell’idea e della forma stessa di stato.
  • Nazione è un concetto storico ma anche culturale che si basa sul legame e sulla coesione. E’ un idea che si consolida quando una moltitudine di persone condivide nel tempo un passato comune, una storia, ma anche tradizioni, lingua e cultura (concetto secolare legato anche ai cosiddetti stati/nazione o grandi stati-nazionali, come Spagna, Francia, Inghilterra o Germania).
    Si tratta, insomma, della capacità e della volontà di vivere insieme sulla base e sul riconoscimento di tutti questi elementi comuni. Tale volontà si consolida nel tempo e con il concorso di molte generazioni. Se tutto ciò funziona ed è condiviso, alle fine forgia quegli elementi caratteristici e basilari dell’identità nazionale.

Spero si chiaro, ora, perchè la Resistenza da sola non può e non potrà mai saldare una non-nazione come la nostra.

Peccato. Ci vorranno secoli. Forse.

 

Faccio cose, vedo gente, chiacchiero molto

Ultime presentazioni di questi giorni, in vari ambiti e consessi.

Enjoy

 


 

Still

2013-08-21 16.09.43

È un periodaccio e chi ne paga le conseguenze è il mio angolino blog. Scrivo poco ma riesco comunque a elucubrare molto. Esistesse un app per portare i pensieri ben strutturati su quest’angolino, la comprerei subito.

Un pensiero dominante da condividere con i miei lettori fra molteplici contingenze e impegni sovrapposti, comunque c’è: Ci agitiamo tantissimo ma i risultati sono impercettibili. Perchè?

Vorrei tanto tornare li, dove il pensiero velocemente divente concretezza, azione, risultato.

Egoismo

È facilissimo, quasi scontato inciampare nel qualunquismo o raccontare banalità quando si affrontano temi complessi come quello dell’ISIS.
Il problema, però, è che oggi le bandiere nere dei nazi-islamici stanno sventolando anche sulle rive del nostro amato Mediterraneo, e rimanere indifferenti è quasi impossibile.

Anche i media sembrano imbarazzati e stanno sottovalutando i fatti, cosa che invece non è successa durante le cosiddette ‘primavere arabe’ .

Allora i tentativi di condizionamento mediatico influirono non poco nel plagio collettivo delle coscienze. Forse solo Berlusconi non esultò davanti alle atroci immagini del massacro del suo amico Gheddafi o a quelle del processo di Mubarack condotto in tribunale con la barella.

Eravamo brilli di gioia, esaltati dall’uso rivoluzionario dei social network, felici nel vedere ribellioni di massa che qui in occidente, nell’indifferenza generale, non eravamo più abituati a considerare come possibili.

Poi il silenzio e ancora tanta indifferenza dei media mentre le bandiere nere si mangiavano le rivoluzioni, gli ideali e i nostri stupidi entusiasmi.

Ora che le rivoluzioni del Magreb son definitivamente relegate nella retorica dei libri di storia, il presente ci obbliga a riflettere su come arginare il pericolo imminente. Consci che ogni riferimento, schema o modello del recente passato non funzionerebbe per niente.

Il nostro egoismo però ci compatta e ci fa sentire tutti Charlie, ovvero occidentali, pronti a difendere origini, cultura e soprattutto quell’idea di futuro che ci ancora ci accumuna.

Inutile negare che noi occidentali stavamo decisamente meglio quando i dittatori russi tenevano le masse segregate oltre la cortina di ferro. Stavamo meglio anche con Tito che obbligava i popoli balcanici a convivere con un idea di federazione-dittatura che, comunque, inibiva quel rigurgito orribile di nazionalismi folli e terribili, sfociato poi nella più crudele e sanguinosa guerra che le nostre generazioni abbiano mai visto. A pochi chilometri da casa nostra.

E quanto bene stavamo con Assad, Mubarak, Gheddafi e persino Saddam? Non dobbiamo vergognarci di pensarlo. L’egoismo e il benessere percepito in quegli anni giustificavano in pieno quel sentimento.

Ora, consci che siamo artefici del disastro a cui stiamo assistendo (mille errori politici, militari e soprattutto economici, centinaia di alleanze sbagliate, decine di nemici scambiati per amici) che fare?

Riconoscersi negli ideali dell’occidente forse non basta perchè non è una questione prettamente culturale o storica, è piuttosto una questione di vera sopravvivenza: o noi o loro. Questi fan sul serio.

Non avrei mai pensato di diventare portatore di sentimenti interventisti ma, sinceramente, non posso flagellarmi sugli errori del passato e nemmeno fidarmi del buonismo a prescindere. Oggi ho tre figli giovani per i quali vorrei un futuro migliore, a costo di un passaggio obbligato per un girone dantesco come quello che si prospetta molto a breve. Più brevemente di quanto pensiamo.

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