La verità sta nel mezzo

Ieri sera mi viene spontaneo twittare quello che vedo in cameretta di mio figlio:

Insomma lo stavo semplicemente osservando mentre sfruttava il WiFi casalingo per gestire le sue relazioni con i compagni di classe.

Gli altri mezzi che lui e i suoi compagni utilizzavano erano forse Hangout o Skype o Viber (il primo che trovano utile e vantaggioso a loro sta bene) per vedersi, mostrare i quaderni e i libri sul loro tablet. La scenetta era divertente, tablet in multi-conference, si vedeva un compagno di classe che scriveva sul quaderno mentre la nonna gli massaggiava le spalle. Sulla scrivania un altro mezzo, ovvero il palmare con Whatsapp che gracchiava e distribuiva, le correzioni, le foto delle pagine del quaderno, in una sorta di mega chat di gruppo.

Il computer fisso, ieri sera, era il mezzo con il quale stavano correggendo testi e formule, chissà con quali strumenti. Irrilevante per quanto mi riguarda.

Tutto qui, usavano i mezzi e i servizi a disposizione. Come fanno gli studenti che seguono il mio corso universitario. Loro stanno dentro un gruppo chiuso di Facebook, dove condividono materiali, appuntamenti. Poi usano un’altro mezzo, che è WordPress, per un blog collettivo dove convergono poi con i loro i project work.

Insomma nessuno vuol significare nulla di strano, i mezzi ci sono per sviluppare collaborazione e conoscenza collettiva. Non serve reinventare la scuola o fare grandi piani per rivedere l’intero impianto del sistema formativo. Basta usare quello che c’è. Usare mezzi e servizi disponibili e gratuiti.

C’è un solo particolare, la maggior parte dei loro insegnanti è all’oscuro di tutto e non vogliono nemmeno provare a capire quello che sta succedendo.

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3 commenti

  1. Ciao Gigi, ottimo post su un tema, come dici tu, ahimé poco conosciuto e discusso anche da molti genitori, oltre che dagli insegnanti (penso alla nonna che si mangiava la minestra in background, magari non aveva la minima idea di quello che il nipotino stesse facendo al PC).

    Lo spunto di riflessione però che vorrei aggiungere è questo: va benissimo utilizzare gli strumenti di collaborazione e comunicazione disponibili al momento, ma forse andrebbero un po’ guidati e accompagnati questi ragazzi, no?

    Io ai miei tempi, se mai avessi avuto un dubbio al pomeriggio su un compito, dovevo chiedere a mia mamma il permesso di fare una telefonata magari al compagno fidato, che in 3 minuti mi cercava di spiegare come sbloccare la situazione. Adesso invece il più bravo fa i compiti, li passa al volo a tutti via Whatsapp, Facebook etc…, e gli altri copiano brutalmente. Non c’è il rischio che la fase di apprendimento che la scuola dovrebbe portare venga poi davvero impoverita da questo nuovo modo di fare?

    Trovarsi la pappa cotta già pronta, ed essere bravissimi a fare copia-incolla, forse non ti fa usare un pelino il tuo cervelletto in autonomia… no? :)

    Just an idea.

    CIAO!
    Christian

    1. Il tema è molto complesso perchè noi per giudicare ci riferiamo a schemi e modelli passati, ovvero i nostri- Quegli schemi e modelli erano frutto di un sistema e di una cultura, nonchè di un approccio al mondo e alla vita che è del tutto differente dall’attuale. Oggi tutta la fase dell’apprendimento ma oserei dire anche dell’educazione passa attraverso processi che dire rovesciati sarebbe riduttivo.
      Gli insegnanti, invece di comprendere e provare ad adeguarsi almeno in parte, respingono il tutto adducendo la solita scusa: SI E’ SEMPRE FATTO COSI’!

  2. […] Web e conoscenza, “La verità sta nel mezzo”: Quello dei compiti collettivi via whatsapp e hangout è il nuovo mondo dei quindicenni. […]

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