Ieri sera mi viene spontaneo twittare quello che vedo in cameretta di mio figlio:

Insomma lo stavo semplicemente osservando mentre sfruttava il WiFi casalingo per gestire le sue relazioni con i compagni di classe.

Gli altri mezzi che lui e i suoi compagni utilizzavano erano forse Hangout o Skype o Viber (il primo che trovano utile e vantaggioso a loro sta bene) per vedersi, mostrare i quaderni e i libri sul loro tablet. La scenetta era divertente, tablet in multi-conference, si vedeva un compagno di classe che scriveva sul quaderno mentre la nonna gli massaggiava le spalle. Sulla scrivania un altro mezzo, ovvero il palmare con Whatsapp che gracchiava e distribuiva, le correzioni, le foto delle pagine del quaderno, in una sorta di mega chat di gruppo.

Il computer fisso, ieri sera, era il mezzo con il quale stavano correggendo testi e formule, chissà con quali strumenti. Irrilevante per quanto mi riguarda.

Tutto qui, usavano i mezzi e i servizi a disposizione. Come fanno gli studenti che seguono il mio corso universitario. Loro stanno dentro un gruppo chiuso di Facebook, dove condividono materiali, appuntamenti. Poi usano un’altro mezzo, che è WordPress, per un blog collettivo dove convergono poi con i loro i project work.

Insomma nessuno vuol significare nulla di strano, i mezzi ci sono per sviluppare collaborazione e conoscenza collettiva. Non serve reinventare la scuola o fare grandi piani per rivedere l’intero impianto del sistema formativo. Basta usare quello che c’è. Usare mezzi e servizi disponibili e gratuiti.

C’è un solo particolare, la maggior parte dei loro insegnanti è all’oscuro di tutto e non vogliono nemmeno provare a capire quello che sta succedendo.