Quella passione artigiana che non piace al potere

Aaron Swartz

La morte, per suicidio, di Aaron Swartz viene ‘celebrata’ da molti blogger e giornalisti come una sfida al sistema e al potere. Dai più viene definito come ‘attivista informatico’ …. termine un po’ strano, connotato da fascino hacker.

Leggo in queste celebrazioni il desiderio di testimoniare la passione e forse la ‘religione’ che pervade ancora alcuni dei grandi talenti e protagonisti, nonchè virtuosi dell’algoritmo informatico.

Se da un lato la cosiddetta ‘consumerization‘ e il pervasivo controllo del settore da parte delle grosse multinazionali ha omologato questo mestiere a quelli più antichi e tradizionali (oggi fare il sistemista o il programmatore equivale ormai al lavorare in fabbrica) resistono  ancora approcci e metodologie artigianali che non nascondono motivazioni più profonde e una notevole dote di passione.

L’hacking è un approccio (erroneamente connotato da valenza negativa) molto passionale e val la pena citare il passaggio tratto da Wikipedia: …. ‘si riferisce più genericamente ad ogni situazione in cui si faccia uso di creatività e immaginazione nella ricerca della conoscenza.’

Ogni volta che questo approccio creativo necessita di conoscenza più profonda e di accesso alle fonti primarie del sapere e del ‘potere’, avviene il cortocicuito. Aaron Swartz lo sapeva bene e sapeva anche a cosa andasse in contro se il processo che lo attendeva si fosse risolto con una condanna a suo sfavore.

Quel suo fare da alternativo, anarchico e ‘fricchettone del codice’, non era frutto di qualche inseminazione ideologica distorta, era solo una forsennata sete di conoscenza.

Le sue più felici intuizioni lo portarono a sviluppare il codice che sarebbe diventato poi uno standard del web, come l’RSS o a supportare la diffusione dei CC collaborando attivamente con Lawrence Lessig, nonchè a fondare la Demand Progress che lanciò la campagna mondiale contro la censura di Internet (SOPA/PIPA). Dunque pilastri del pubblico sapere, del diritto alla conoscenza e alla diffusione delle informazioni con protocolli standard e licenze libere.

Non ho nessun elemento per poter affermare (come molti stanno facendo) che l’opposizione alla sua sete di sapere lo avesse logorato e l’attesa del processo lo abbia definitivamente portato alla depressione, so di certo che al potere i creativi non piacciono, perchè la cretività mette spesso in dubbio i pilastri su cui il potere si mantiene e si perpetua.

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2 commenti

  1. [...] avrebbe rischiato ben 35 anni di carcere. Anche da qui, probabilmente, è scaturita una profonda depressione, poi sfociata nel gesto estremo. Sul proprio blog, il Mit ha fornito una risposta, ma adesso bisognerà veramente approfondire [...]

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  2. [...] La sua vicenda mi crea emozioni molto forti, e come ne parlano i giornali non ha facilitato, soprattutto in merito ai suoi contributi: ne parla bene anche Gigi nel suo pezzo. [...]

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