Ammetto che ieri mattina ho assistito distrattamente alla diretta Twitter di Mario Monti in quanto in altre faccende affaccendato.

Sporadicamente ho ficcato il naso nella mia timeline e ho assistito a uno stillicidio di critiche, spesso del tutto infondate e prive di senso.

Concetti come ‘popolo della rete’ o ‘blogosfera’ non mi son mai piaciuti ma, se proprio dovessi assecondare queste terminologie, allora dovrei convenire nel termine ‘twittosfera’ per indicare quel segmento rappresentato dai cosiddetti ‘influencer’ di Twitter. Dunque, si tratta di praticanti del mezzo che già dal lontano 2007 seguo con costanza, per interesse e spesso per vera stima.

Alcuni di questi (una sporca dozzina) ieri mattina mollavano fendenti rabbiosi e acidi nei confronti di Monti e del suo staff e poi, non paghi, hanno iniziato a criticare lui, il suo entourage, il metodo, il ritmo, il linguaggio, la scelta degli interlocutori, e un’infinità di dettagli e sfumature relative all’evento in questione.

Sono basito da questi comportamenti, prima di tutto perchè sono da sempre favorevole all’inclusione senza condizioni. Secondo perchè ho sempre considerato il mezzo separato dalla metodologia.

Mi spiego  meglio:

Inclusione. Son convinto che il racconto e la persuasione contino poco rispetto all’esperienza provata e dunque accetto senza remore ogni tentativo di includere in una pratica chiunque, e di qualsiasi provenienza o appartenenza. L’obbiettivo è allargare la base per sostenere la buona pratica e i vantaggi indotti dalla stessa, per tutti.
Non sopporto l’emulazione forzata e le consuetudini che diventano sinonimo di metodo. Ognuno può affrontare in completa autonomia e con autodeterminazione il suo percorso di apprendimento con le tecnologie digitali.
Guardo spesso i miei figli, di età diverse, ognuno trova la sua dimensione, il suo ritmo, il suo linguaggio, e sceglie chi seguire e con chi interloquire, senza bisogno che qualche ‘influencer’ gli mostri la strada giusta.

Il mezzo. E’asettico per natura intrinseca e privo di sentimenti. La sua forza è quella di predisporsi a molteplici usi. Di sapersi migliorare per adattarsi. Non si preconfigura per alcun fine. E’ un mezzo, solo un mezzo e ognuno ne faccia l’uso che vuole. Da anni incito i miei studenti a scoprire nuovi usi e sfruttarli al massimo. Ognuno si atteggi come meglio crede e ne sfrutti ogni potenzialità, senza appiattirsi sulle dinamiche approvate dagli ‘influencer’.

Veniamo a Monti e a chi gli sta vicino. Se non mi sbaglio (correggetemi nel caso) ha scelto l’agenzia Proforma e una serie di spin doctor che lo aiutano in questa fase di apprendimento social. E forse questo ha creato parecchia acidità di stomaco in alcuni ‘influencer’ che, forse, si sentivano più legittimati di altri a svolgere queste azioni di indirizzo, probabilmente sulla base del loro nutrito numero di followers.

Non è andata così e Monti sta facendo quello che meglio crede, ispirato o supportato da chi ha scelto.

Alla fine, quello di ieri,  mi è sembrato un buon momento, come mi era sembrata ottima l’iniziativa di Casini quel 16 Marzo che mi azzardai a definire ‘spartiacque’.

Resto convinto che Twitter non sposti un voto e chi pratica questo piccolo recinto dal 2007 abbia già le sue convinzioni e sappia perfettamente come esprimerle.

Detto questo, lasciamo che veline, calciatori e politici facciano l’uso che credono delle tecnologie digitali e dei social network e che aiutino tutti, anche i non inclusi, a percepirne i vantaggi. Il resto son solo chiacchiere e distintivo (cit.).

UPDATE: @labicus mi informa che il supporto per Twitter al senatore Monti, è a carico di Hagakure, chiedo conferma anche a @marcommassarotto