Chi segue questo blog sa che non vado tanto per il sottile e il mio modo talebano di comunicare è noto.

Sono un sostenitore dell’Open Data della prima ora, non per particolare intelligenza o intuizione, ma per aderenza a paradigmi che altrove hanno avuto diffusione e risonanza al punto da intrigarmi.

Passata la fase dell’intrigo (divulgazione, evangelismo, letteratura e fase seminariale) mi son buttato con forte spirito critico su quella che amo definire fase 2.

Quella fase che va oltre la semplice esposizione del dato ma che punta a sostenerne l’utilizzo laddove il vantaggio è certo. Direi SOLO dove il vantaggio è certo, altrimenti si corre il rischio di generare altri costi inutili per la collettività.

Ora, sul tema del vantaggio non si può non criticare la superficialità e vacuità di molte affermazioni basate solo su esempi stranieri. Su questo son talebano, e la definisco ‘fuffa’ o semplice ‘belare’. Va cercato un modello italiano che tenga conto delle nostre specificità industriali, sociali ed economiche.

Ad oggi non ci sono esempi tangibili di vantaggi, se non una certa e non ben identicabile trasparenza…….Batman vi dice nulla?

Per fortuna la fase 2 la sto affrontando da un punto di vista professionale e assieme ad altri partner stranieri stiamo cercando di ‘valutare l’impatto socio-economico della disseminazione dei dati pubblici sulla società civile‘.

Se siete cittadini Veneti, Emiliano Romagnoli, Sardi o Piemontesi, e dunque portatori di interesse sulle Politiche Pubbliche di sostegno all’ecomia digitale, siete disposti a darci una mano?

http://www.candc.com.cy/homer/hr.nsf/index_it.xsp?SessionID=DB5TY33ZBE

Grazie