Digital by default

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Di questi tempi (ferie, canicola, ecc.) ho poca voglia di argomentare sui temi dell’Agenda Digitale, mentre il buon Luca si sbatte non poco.

A Settembre ho diversi impegni professionali programmati su questo tema ma, leggendo i programmi e titoli dei vari eventi, sembra che anche quest’anno nulla sia cambiato. Eppure la Cabina di regia, il decreto Digitalia, la nuova Agenzia Nazionale, ecc. dovevano accelerare la digitalizzazione del paese.

Nulla di tutto ciò. Siamo fermi alla fase persuasiva ed evangelica dove convegni, workshop, esposizioni e giornate di studio ancora si sprecano, al punto che sto rifiutando un sacco di impegni per stanchezza e per delusione.

L’osservazione che mi sento di fare (per l’ennesima volta) è che forse non abbiamo più bisogno di evangelisti e driver dell’innovazione. Pionieri, avanguardisti e sognatori stanno predicando nel deserto o, peggio ancora, a se stessi e ai pochi accoliti.

Il dramma che emerge da queste osservazioni è la constatazione …… amara, che manca un sostrato culturale ampio e coinvolgente tale da garantire un approccio ‘digital by default’, ovvero ‘si fa solo con il digitale’.

Questo mio eterno richiamo ad uno switch off definitivo che coinvolga aziende e istituzioni nel modo di agire, pensare ed evolvere, non è supportato dalla cultura generale di questo vecchio paese.

Culturalmente, a parte poche eccellenze, siamo fermi al Rinascimento e dai fasti remoti di questo periodo non riusciamo a distaccarci.

Condire i nuovi paradigmi con termini ormai noiosi come, open, social, smart, ha ben poco senso se l’approccio organizzativo ed evolutivo rimane immutato.

Resto comunque attento alle sporadiche manifestazioni di interesse che ancora ricevo sul mio appello a ribaltare l’approccio culturale con o senza l’ausilio dei media mainstream. A Settembre, su questo preciso e puntuale tema, avrò diversi incontri che potrebbero tramutarsi in strategia educativa.

Dunque, in parole povere, lo sforzo sarà quello immane di tirar giù i manager da quel pidistallo di argilla dove si son rifugiati, e riportarli sui banchi di scuola (digitale, ovviamente).

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2 commenti

  1. anche perchè, nel mentre, il divario culturale con le giovani generazioni è sempre più grosso. Gli adulti non hanno approccio culturale alla rete, gli adolescenti e i post adolescenti si allargano in spazi dove gli adulti sono di troppo, sono vecchi. Facebook è loro, ora anche Twitter…vabbè è lunga da raccontare qua. Se ce la fai a riportare sui banchi di scuola digitale qualcuno, ben venga.

    1. Non è mai troppo tardi. cit. :-)

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