Il ROI degli Open Data

Cos’è il ROI? Proviamo a vedere che dice Wikipedia. Ok, potrebbe essere complicato e difficile e dunque, banalizzando, possiamo dire che si tratta della ‘convenienza’ nell’intraprendere un’avventura. Ok?

Troppo banale? In effetti, ho banalizzato. Ma già lo sappiamo che ‘nemmeno il cane muove la coda per niente‘, per cui in tutte le attività (soprattutto quelle che hanno un forte impatto economico) ci deve essere una convenienza. Nel caso del ROI la convenienza è il guadagno.

Insomma, mica uno si mette ad investire tempo, capitali, persone, ecc. e poi non ci guadagna nulla.

Nel caso degli Open Data, credo (ma non ho certezze) che ci sia da considerare un ROI interno ed uno esterno.
Ovvero, quanto conviene alle Amministrazioni Pubbliche liberare i dati? E questa convenienza va a vantaggio dell’Amministrazione o dei cittadini? Ecco per rispondere a queste domande bisognerebbe definire una formula per il ROI interno.

Per il ROI esterno, bisognerebbe poi misurare che impatto hanno gli Open Data con le imprese, con chi li utilizza per creare sviluppo imprenditoriale, occupazione, ecc. Anche qui serve la formula.

E poi, c’è un ROI sulla qualità della vita? Mah! Io non lo so. Proveremo a farcelo raccontare dai cittadini.

Andiamo con ordine e proviamo a fare un po’ di considerazioni da #casalingadivoghera!

Gli evangelist dell’Open Data hanno di certo un ROI, nel senso che molto spesso diventano consulenti di Amministrazioni Pubbliche le quali devono itraprendere la via all’Open Data e hanno bisogno di competenze per capire come e quando agire. Anche questa è una convenienza. Solo per loro?

Forse no. Potrebbe esserlo anche per l’Amministrazione che, liberati i dati (in teoria), dovrebbe aver meno oneri di gestione. Sarà vero?

Ma quanto costa liberare i dati? No dai, non mi dite. Qualcuno vi ha detto che non costa nulla? E ci avete creduto!
Il tempo? Le persone? Il portale? Il fornitore? L’algoritmo, lo storage, …… Ah, ecco, allora c’è un costo!

Qui vi quoto (in forma anonima) uno scambio di mail con un amico, con il quale abbiamo disquisito di ROI degli Open Data per una serata intera e stiamo immaginando di approcciare una ricerca:

  • quali siano i flussi di attività (e i relativi centri di costo) necessari alla loro creazione e funzionamento;
  • quale sia l’entità dell’impegno di risorse necessarie all’attività di apertura dei dati (dal coordinamento, alla legal clearance, passando per la manipolazione dei dataset ai fini, ad es., di anonimizzazione o estrazione (so che lo fate in economia, ma avete comunque delle risorse allocate, che hanno un costo e anche un costo-opportunità!)
  • quali siano i benefici percepiti dalle PA, e quelli ricercati nel medio e lungo periodo (includendo anche le opportunità di efficienza interna).

Quel ‘… so che lo fate in economia ….’ si riferisce al portale del Veneto che, per scelta interna, abbiamo deciso di costruire e gestire grazie all’aiuto di una forma di riuso con il Governo  e con l’ausilio di risorse interne. Già pagate, ovvero dipendenti pubblici.

Nel prepararmi a queste analisi stavo osservando che, nemmeno il CKAN inserisce un contatore dei download per poter almeno valutare se qualcuno scarica i favolosi datasets .

Gli americani, più coerentemente, ci mettono i contatori

E altrettattanto coerentemente lo fa la Regione Piemonte sul suo portale

Credo che questo sia un indicatore minimo ma non sufficiente. Ora si tratta di capire: chi se ne fa cosa di quei dati. Dunque le organizzazioni e i singoli cittadini dovrebbero/potrebbero raccontarci gli usi, perché non basta proiettare le slides ai convegni e decantare le lodi di favolose app che nessuno ha mai usato. Io per primo (anche se non sono un indicatore sufficiente.

Cosa ci dicono le aziende? Quanto ci hanno guadagnato? Hanno assunto qualcuno? Hanno reinvestito?

Chi lo sa.

E le spese per liberare i dati, sono utili? Quali dati liberare? Quelli che decidiamo noi da dentro l’Amministrazione Pubblica o quelli che ci chiedono da fuori?

Ma da fuori, dal mercato, dall’imprenditoria, qualcuno ha mai chiesto qualcosa? Certo lo ha chiesto la società civile, o meglio: lo ha chiesto l’élite della rete. Basta questo per giustificare una spesa?

Oggi ho letto questo articolo che citava alcuni dati liberati nel mio Veneto: http://www.sivempveneto.it/leggi-tutte-le-notizie/6821-dati-razze-canine-in-veneto-pastore-tedesco-quella-piu-diffusa-ma-i-meticci-sono-quasi-10-volte-di-piu.html

Non si tratta di ROI (forse) ma di manifestazione di interesse a posteriori. E’ carina, da soddisfazione. Ma giustifica un costo?

Quante domande mi son fatto? Non lo so, ma sono solo all’inizio di un’analisi

…to be continued

11 commenti

  1. CKAN ha funzioni per le statistiche che vanno abilitate
    Es.

    http://thedatahub.org/stats

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      1. Ottimo, domani ne parlo anche con Raimondo in una chiaccherata sul tema. TKS

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  2. Per quanto riguarda la pubblicazione della CTR del Veneto dal 2006 in avanti e recentemente degli altri dati territoriali, posso stimare un paio di giornate/uomo risparmiate per ogni piano urbanistico comunale (prima occorreva chiedere un CD in Regione), visto il periodo di crisi non ha portato nuove assunzioni ma di certo ha aiutato i progettisti a sopravvivere visto che i prezzi delle gare sono scesi costantemente.

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    1. E’ un ottimo indicatore, visto da quella prospettiva. Grazie.

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  3. Benedetto Ponti · · Rispondi

    Per quanto riguarda il ROI “esterno”, ci sono una quantità di studi (molti dei quali promossi dall’UE, in preparazione delle scelte di policy) che dimostrano abbondantemente l’entità del ROI, quantomeno per quello che concerne la differenza tra mancato introito della PA nella vendita dei dati, e il maggiore introito in termini di gettito IVA. Uno “scarto” che probabilmente remunera anche (in termini di “sistema”) l’investimento necessario per la “liberazione” dei dati. La questione cruciale, quindi, mi pare quella del ROI INTERNO per la singola amministrazione (che intraprende, o deve decidere se, una politica di dati aperti). Ma qui il discorso potrebbe allargarsi: siamo sicuri che si tratta di un investimento DELLA SINGOLA AMMINISTRAZIONE ? Lo si potrebbe sostenere, se si intendono i dati liberati come dati dell’amministrazione stessa (di sua proprietà). Ma i dati sono suoi? etc… etc… ma questo mi pare porti su una strada diversa da quella indicata.

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    1. Se hai link di studi europei, mi farebbe piacere conoscerli. Grazie per l’interesse.

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      1. Grazie mille Daniele,
        a giorni ritorno sul tema con più elementi su cui ragionare, anche a tutti voi che mi state segnalando risorse utili.
        Ciao

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  4. [...] e processo di narrazione giornalistica della realtà, metodologia di lavoro che guarda alla cultura open e ai valori sui quali questa si poggia – trasparenza, collaborazione e partecipazione – per [...]

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