Mancano soldi, siamo in crisi. E lo sviluppo? La crescita?

Tradizionalmente (sino ad oggi) si è pensato che lo sviluppo e la crescita dovessero legarsi necessariamente ai finanziamenti e ogni nuova progettualità dovesse prevedere, a priori, degli ingenti sforzi economici. Quasi sempre da parte dello Stato.
Nel campo dell’ICT, la Pubblica Amministrazione è stata vista sempre come una tetta da mungere, perchè le aziende del settore tecnologico e digitale si sono abbuffate per anni con la scusa di portare in dote le loro competenze per sviluppare i cosiddetti SERVIZI ON LINE.
Il fallimento è sotto gli occhi di tutti. Milioni di Euro gettati al vento e uno scarsissimo appeal in queste opere/servizi che, quasi sempre, non s’è filato nessuno.
La PA non è sexy, le applicazioni che supportano i servizi on-line, men che meno.
Dunque, come scrivo da diverso tempo, è ora di un passo indietro. Altrove già lo fanno (e alcune riflessioni di Andrea di Maio, lasciano intuire nuove opportunità).
Dunque, cosa si può fare per rendere più accattivante l’innovazione della PA? Più smarter, più sexy e, soprattutto, più efficente. Semplice, aprire i dati e lasciare che gli stessi vengano utilizzati da altri.
Un bellissimo post di Adrian Short, illustra quello che già sostenevo parecchi mesi fa, ovvero l’unica alternativa possibile: un passo indietro della PA dal settore ICT. O, come si legge nel post, un apertura (attraverso dati liberati e API aperte) ai contributi esterni dellasocietà e dei creativi.
Ciò è possibile oggi, in assenza di fondi e di progettualità di sistema. I dati sono una risorsa per la creatività, e per far emergere chi non è mai entrato nel processo dei mille subappalti e outsourcing che hano creato solo una filiera insostenibile, dove ogni mediatore ha imposto il suo mark up.
Di queste cose argomenterò nei prossimi mesi, in un paio di sessione pubbliche…….intanto scaldo i motori :-)
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