Vi ricordate quando il Nord Est veniva chiamato la Locomotiva d’Europa? E il modello Baviera, ve lo ricordate?
Come no….era ieri, non più di 10 anni fa.
Bene, ora la Demos ha svolto un indagine per il quotidiano del Nord Est, il Gazzettino. Un indagine sulle ferie dei nordestini. C’è da rimpiangere la balena bianca che ha governato per 40 anni queste lande nebbiose ed operose.
Quasi il 50% degli intervistati resterà a casa per ragioni economiche. E la locomotiva, chi la guida?
Se non ricordo male, il libro di Stella e Rizzo: “La casta“, uscì durante il governo Prodi e contribuì non poco alla sconfitta elettorale del centrosinistra alle ultime elezioni.
Oggi la casta è sempre li, ha mille colori (o gruppi parlamentari) e si gode i privilegi e l’intoccabilità.
Da un lato crea enormi danni al paese sperperando denaro pubblico grazie a un potere immenso che la mette al riparo da ogni controllo, o quasi. Dall’altro crea un danno ancor maggiore per mancanza di “politiche”, occupata esclusivamente a gestire il potere e gli affari. Da anni, infatti, non si notano strategie politiche utili a portare il paese fuori dal pantano in cui si trova. E tutto ciò è conseguenza di una legge elettorale che ha portato al parlamento, forse, la peggior classe politica della nostra giovane repubblica.
Ma andiamo con ordine. Sulla prima riflessione, quella degli sprechi, ormai non si contano più i dossier, le indagini, i processi e gli innumerevoli articoli di giornale. Non da ultimo quello del Corriere della settimana scorsa, sempre frutto delle ottime ricerche di Stella, che invito a leggere integralmente.
Nella manovra finanziaria appena approvata non c’è traccia di intervento degno di nota sul fronte sprechi. I partiti continueranno a nominare i manager più mediocri e boriosi in ogni Ente e Agenzia di Stato che lo preveda e anche gli Enti Locali troveranno il modo di mantenere i loro privilegiati nelle splendide gabbie dorate di società partecipate, miste, o pubbliche al 100%. In barba a tutto e a tutti.
Il Pd ha perso l’ennesima occasione con l’astensione sul voto che aboliva le provincie e Bersani si sta ancora arrampicando sugli specchi per motivare questa scelta che, nessuno degli elettori (ad esclusione dei manager nominati dal PD nelle partecipate o nelle pubbliche) riesce a comprendere.
In queste ore post manovra, poi, l’antipolitica monta a livelli mai visti anche in rete. Tutti i giornali parlano di Spidertruman, ovvero lo pseudonimo scelto dal tizio (o gruppo di tizi) che cura il gruppo su Facebook e il blog anti-casta.
Ovvio che fra un po’, i parrucconi della sinistra (blogger compresi) cominceranno a fare i soliti distinguo, associando quest’ulteriore forma di trasparenza e di accusa nata in rete, con Grillo, antipolitica, qualunquismo, ecc. ecc. E un altra occasione sarà persa, as usual.
E per tornare al tema delle politiche, anche qui nulla di nuovo sotto la luce del sole. A destra non si vuol affrontare il tema dello sviluppo e si preferisce mettere le mani in tasca agli italiani (elettori PDL e leghisti compresi, oviamente). A sinistra si battono i piedi ma non si riesce a fare una proposta concreta sullo sviluppo. Ed è questa forse l’amara realtà e triste consapevolezza: da entrambi gli schieramenti non emerge nulla di politicamente rilevante per risollevare il paese.
Dunque, a casa, tutti! Cambio di legge elettorale e turn-over dopo due legislature. Altrimenti non c’è speranza per questa mia amatissima Italia.
Certo il momento non è quello adatto per fare elucubrazioni di economia spicciola e qualunquismo becero, ma la riflessione mi viene spontanea come conseguenza di una scenetta mattutina. La scenetta non ha nulla a che fare con il tema del razzismo, bensì con quello della prepotenza di certi “non mercati” che, qui nel veneziano sono ormai IL SISTEMA:
Autobus di Mestre, salgono una decina di cinesi con dei valigioni galattici che sanno ancora di naftalina, anzi sanno proprio schifosamente di naftalina al punto che impregnano tutto l’autobus (non ho la minima idea di cosa contengano, ma sono pesantissimi). I cinesi piazzano i 10 valigioni un po’ dappertutto e ignorano bellamente l’area dedicata alle valigie che, sulla linea 4L per Venezia, è ben visibile, disponibile e anche abbastanza ampia.
Particolare non di poco conto: nessuno di loro timbra il biglietto, ovvero, i biglietti!, Che a ragion di logica dovrebbero essere una ventina viste le proporzioni davvero jumbo delle valigie.
Succede che dovrei scendere, ma l’impresa diventa davvero ardua visto l’ingombro caotico del corridoio disseminato di valigioni, nonchè l’affollamento tipico del principale autobus per Venezia. Mi approccio dunque a scendere assieme ad un altro signore alla fermata del Vega e, trovandoci entrambi in grossa difficoltà nel raggiungere la porta per la discesa, ci troviamo subito a chiedere ai cinesi perchè non abbiano messo le valigie nel posto dedicato per evitare tutto quel caos. Morale della favola i cinesi parlano benissimo italiano, ci inveiscono contro, arrivano a darci dei buffoni e a mandarci a qual paese, nell’indifferenza totale dei nostri connazionali.
Non sto qui a dichiarare guerra alla Cina o a chiedere solidarietà al mio popolo per queste cazzate ma, assieme al signore, nel centinaio di metri che abbiamo fatto assieme, ci siamo messi ad elencare una serie di evidenze e, ahimè, di luoghi comuni:
Nessuno mette in discussione i flussi migratori e il diritto di abitare il mondo in ogni luogo.
Nessuno mette in discussione la libera circolazione di merci e professioni (nelle regole vigenti).
Si mettono piuttosto in discussione le regole elementari che servono a convivere nel modo migliore e che vengono ormai bellamente ignorate, in primis dagli italiani
Il regolamento dell’azienda di trasporti parla chiaro: le valigie pagano biglietto, altrimenti multa. Le valigie devono stare nell’apposito spazio, altrimenti multa
I veneziani, per arricchirsi in fretta, hanno venduto quasi tutti i negozi di Mestre e Venezia ai cinesi (resistono solo quelli in franchising)
Le merci di quelle valigie, il loro ingresso in Italia, la loro aderenza agli standard EU, ecc. sono bellamente ignorati
Esiste una non economia, una non regolamentazione, una specie di mercato parallelo, che sfugge a tutte le logiche scientifiche che i mercati mettono in risalto in questi giorni come “fondamentali” a sostegno delle manovre
L’abdicare alle regole di convivenza, al rispetto dei regolamenti, al mancato pagamento dei servizi pubblici, ecc. ecc., costituisce una miscela devestante per l’intero sistema socio-economico.
C’è un economia nera, selvaggia e fuori da qualsiasi regola che ormai regna sovrana. C’è una classe politica e manageriale drogata da megastipendi e privilegi, che ha smesso di fare politica. E ha smesso di fare “politiche” di integrazione, ha smesso di fare “politiche” di controllo. Ormai fa solamente gestione dei propri affari.
Ergo, le manovre finanziarie e fiscali servono, forse incidono, ma dovevamo pensarci vent’anni fa e non lo abbiamo fatto. Ora, se sommiamo questi comportamenti tipici dei piccoli settori, con quelli della vendita statale dei grossi asset (alimentare, trasporti, grande distribuzione, ecc.) ci accorgiamo che ormai siamo semplicemente un paese in vendita (e qui nell’operoso Nord Est della Venezia ormai in declino, lo si sente particolarmente).
Lo so, son fissato. Ne avevo parlato in tempi non sospetti su Vancouver, E vi ricordate di Twitter?
Ok, son loro che sono avanti su tutto. E ora, fate un bel respiro e date un occhiata a cosa riecono a fare con gli Open Data: http://edmonton.socrata.com/
Esempio straordinario di esposizine dei dataset da parte di un Ente Locale (municipalità di Edmonton nell’Alberta). Mamma mia che sogno!