Dal rubinetto

icloud

Ore 18.30 svolta epocale?
Ovviamente sto parlando dell’ iCloud di Apple che, proprio stasera, verrà presentato da Steve Jobs in persona.

Svolta epocale no, assolutamente. Già Apple promuove alcune sue soluzioni di cloud computing: I vari store, iWork e Mobile.me. Dunque nessuna svolta ma, forse, un integrazione dei vari sistemi di “fornitura” e una particolare attenzione alla musica che, a detta di molti, verrà offerta “as a service“.

Già, “as a service“, come l’acqua dal rubinetto. L’IT as a service è la modalità con la quale quasi tutte le “industrie” di informatica si stanno confrontando per fornire servizi. Modalità che mi intriga da anni e che spesso ho argomentato in questo blog e altrove, non da ultimo,  con la produzione di alcune serie di slides: Cloud computing Cloud computing, cosa cambia per l’IT?

E parlo di industrie, non a caso. L’approccio è ormai industriale a tutti gli effetti e, per gestire e proporre questi servizi, i fornitori come Apple si avvalgono di vere e proprie “fabbriche”. Tanto per farsi un idea basta dare un occhiata ai video dimostrativi dei Google Data Center: http://www.google.com/corporate/datacenter/best-practices.html

Dunque, per la musica, potrebbe essere il momento fondamentale per la strambata decisiva, ovvero passare dal modello: scarico, sincronizzo, consumo, a quello del solo consumo.

Sino a qui tutto bene e Apple diventa come l’azienda dell’acqua, mentre noi sottoscriviamo l’abbonamento e via così. Per fare una prova di come funziona, basta mettere un file musicale su Dropbox e poi ascoltarlo con Droptunes, oppure, semplicemente aprire un account su Soundcloud. Facile vero?

Ora, questo tema mi porta a immaginare cosa potrebbe succedere. Innanzitutto vanno adeguati i lettori MP3, ai quali va abbinata una scheda WI-FI e un alloggio per la SIM DATI. Altrimenti, di cosa stiamo parlando?

E’ questo il modello? L’acqua sgorga dai rubinetti e a questo saimo abituati. Se vogliamo portarcela appresso, la mettiamo in una bottiglia di plastica e la possiamo bere camminando, come la musica con il player MP3. Ma se ascoltassimo musica in streaming mentre siamo in treno o in auto fra Roma e Firenze, che qualità di servizio ci possiamo immaginare? Già l’MP3 ci ha abituato a una perdità di qualità, ora mettiamoci anche la variabile della rete e, cosa accadrà? Ci accontenteremo di rumori?

Dunque la vedo dura, perchè offrire la musica ANCHE in streaming mi sta bene, ma offrire la musica SOLO in streaming (modalità che alcuni artisti potrebbero prediligere per i profitti indotti), mi lascia molto perplesso.

Già, perchè questa potrebbe essere la riscossa delle major. Finalmente si paga per ascoltare, non per scaricare.

Ad maiora

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