
Ovvero, alle superiori ho anche studiato da ragioniere :-), ma mi sembra davvero troppo poco per poter pontificare sull’Economia degli Open Data.
Eppure anche ieri, durante e a latere il convegno di Bari, in molti mi hanno chiesto quali siano i reali vantaggi per l’economia derivanti dalla liberazione dei dati da parte della Pubblica Amministrazione. Dunque, torno sul tema dopo qualche mese.
Per capire meglio l’impatto economico, dobbiamo prima fotografare i costi, la sostenibilità, lo sviluppo, la manutenzione e tutto quello che sta dietro un SERVIZIO ON LINE della pubblica amministrazione. Quasi tutte queste azioni sono a completo carico della Pubblica Amministrazione, dunque di tutti noi contribuenti.
Certo, la Pubblica Amministrazione per svolgere queste azioni si rivolge al mercato attraverso gare, affidamenti, concorsi e dunque genera economia, perchè le aziende del mercato (nazionali o multinazionali) assumono, fanno investimenti, ecc.
Ma torniamo al servizio online. Il ciclo completo che va dalla progettazione, passa per lo sviluppo, la gestione, l’evoluzione, la messa in opera, la pubblicazione su web, ecc. ecc. è tutto a carico della PA. Si dice processo End2End, (da estremità a estremità). Tutto ciò che concerne quel servizio, dunque, è anche un costo per le nostre tasche di contribuenti.
Bene, l’Open Data dovrebbe indurre a passo un passo indietro, a NON GESTIRE tutto il processo. Eppure anche ieri, diversi operatori della PA mi dicevano: “Ho liberato i dati (trasparenza), li ho sgrezzati (Open data), li ho anche pubblicati con un software su un sito e li gestisco (a spese dell’amministrazione)“. Domanda Perchè?
Intanto mancano ancora due passaggi:
A) Predisporre i dati agli standard semantici e allo scambio (Linked open data)
B) Esporli come dataset liberi e non presentarli in aggregazioni autonome in modo che, collegati ad altri, possano generare applicazioni (mashup) infinite.
Bene, con questi presupposti, il 90% dei servizi on line potrebbero essere sviluppati da persone, aziende, creativi, ecc. sotto forma di smart apps e direttamente sul cloud.
Se non è nuova economia questa, date un occhiata ad alcuni numeri relativi all’esempio inglese.
p.s. e il mercato tradizionale che attinge dalla tetta della PA? Sarebbe costretto a innovare per restare al passo!
Best regards!