O' famo strano

Quest’anno, il terzo Barcamp degli Innovatori della Pubblica Amministrazione “O’ famo strano”. Si, perchè l’11 Maggio a Roma, al centro della discussione, dei lavori, degli interveniti e delle esperienze, ci sarà SOLO il rapporto fra PA e web sociale.

Oltre ai tanti Innovatori ci saranno ovviamente le aziende, da quelle multinazionali come Facebook e Google alle start-up italiane.

Dunque: “O’ famo strano”…per davvero!

 

Decrescita a chilometro zero

Succede che abbiamo deciso di liberarci anche della caffettiera elettrica. E non sarà l’ultimo gingillo inutile che verrà soppresso, piuttosto che regalato o riciclato. Abbiamo iniziato dalla seconda macchina, e da quel giorno proviamo a proseguire sulla strada della decrescita consapevole.

Succede allora che dobbiamo riesumare le vecchie caffettiere, ben tre che in casa erano rimaste nascoste in qualche angolo della cucina e che ora son pronte a rientrare in servizio, da riserviste esperte.

Succede che, ovviamente, le guarnizioni e i filtri son da cambiare perchè compromessi dopo anni di mancato utilizzo.

Succede che andiamo in un centro specializzato in ricambi e quello che vediamo è un paradiso di macchinette inutili e ingombranti.

macchinete caffè

La prima osservazione riguarda le capsule del caffè che, molto spesso, sono fatte in plastica e quindi rappresentano un enorme fonte di inquinamento. La seconda osservazione è relativa a un insulso confezionamento dello tisane che, chissà per quale strano delirio mentale, devono essere riprogettate per queste costose e ingombranti macchinette elettriche.

Ricola

Succede che ne discutiamo fra moglie e marito mentre aspettiamo il nostro turno. Succede che ci convinciamo sempre di più che la decrescita e l’informazione sulle opportunità e sui vantaggi della stessa, debbano rappresentare un punto fermo nelle agende economiche a tutti i livelli.

Succede che arriva il nostro turno e ci accorgiamo che è davvero dura trovare i ricambi per oggetti che escono dal mercato repentinamente e, dunque, rischiano di diventare un ulteriore aggravio per lo smaltimento.

Succede che, alla fine, ce l’abbiamo fatta e i nostri filtri (non originali) li abbiamo trovati e il caffè tornerà a sgorgare dalla moka, come una volta, come è sempre stato.

Succede anche che non tutto è da buttare e prima di uscire troviamo l’angolo della spesa intelligente, senza involucri.

Spesa intelligente

Succede che compriamo le pastiglie per la lavastoviglie senza involucro.

Succederà che venderemo anche la lavastoviglie e forse qualcos’altro. Forse. Dipende dalla forza, dalla tenacia, dall’informazione, dal beneficio, dai vantaggi percepiti o sperati.

Decrescere si può. Decrescere si deve.

Non sono un economista

Wired

Ovvero, alle superiori ho anche studiato da ragioniere :-), ma mi sembra davvero troppo poco per poter pontificare sull’Economia degli Open Data.
Eppure anche ieri, durante e a latere il convegno di Bari, in molti mi hanno chiesto quali siano i reali vantaggi per l’economia derivanti dalla liberazione dei dati da parte della Pubblica Amministrazione. Dunque, torno sul tema dopo qualche mese.

Per capire meglio l’impatto economico, dobbiamo prima fotografare i costi, la sostenibilità, lo sviluppo, la manutenzione e tutto quello che sta dietro un SERVIZIO ON LINE della pubblica amministrazione. Quasi tutte queste azioni sono a completo carico della Pubblica Amministrazione, dunque di tutti noi contribuenti.

Certo, la Pubblica Amministrazione per svolgere queste azioni si rivolge al mercato attraverso gare, affidamenti, concorsi  e dunque genera economia, perchè le aziende del mercato (nazionali o multinazionali) assumono, fanno investimenti, ecc.

Ma torniamo al servizio online. Il ciclo completo che va dalla progettazione, passa per lo sviluppo, la gestione, l’evoluzione, la messa in opera, la pubblicazione su web, ecc. ecc. è tutto a carico della PA. Si dice processo End2End, (da estremità a estremità). Tutto ciò che concerne quel servizio, dunque, è anche un costo per le nostre tasche di contribuenti.

Bene, l’Open Data dovrebbe indurre a passo un passo indietro, a NON GESTIRE tutto il processo. Eppure anche ieri, diversi operatori della PA mi dicevano: “Ho liberato i dati (trasparenza), li ho sgrezzati (Open data), li ho anche pubblicati con un software su un sito e li gestisco (a spese dell’amministrazione)“. Domanda Perchè?

Intanto mancano ancora due passaggi:

A) Predisporre i dati agli standard semantici e allo scambio (Linked open data)

B) Esporli come dataset liberi e non presentarli in aggregazioni autonome in modo che, collegati ad altri, possano generare applicazioni (mashup) infinite.

Bene, con questi presupposti, il 90% dei servizi on line potrebbero essere sviluppati da persone, aziende, creativi, ecc. sotto forma di smart apps e direttamente sul cloud.

Se non è nuova economia questa, date un occhiata ad alcuni numeri relativi all’esempio inglese.

p.s. e il mercato tradizionale che attinge dalla tetta della PA? Sarebbe costretto a innovare per restare al passo!

Best regards!

Le Linee Guida per l’Open Data dell’Associazione Italiana per l’Open Government

Open Data, tutti ne parlano, ma come si fa?

A questa domanda abbiamo provato a dare una prima risposta con la stesura di un manualetto: http://tinyurl.com/opendataitalia

L’auspicio è che questo umile lavoro a cui, oltre al bloggante hanno contribuito Ernesto BelisarioClaudio Forghieri e Stefano Epifani, possa essere un un riferimento per gli amministratori pubblici, i manager e tutti quei decisori che, convinti sulla bontà della filosofia che sorregge la disciplina dell’Open Data Government, non hanno ancora trovato la scatola degli attrezzi per passare dalla teoria alle azioni concrete.

Come tutte le scatole degli attrezzi, anche questa potrà essere riempita di nuovi strumenti e, grazie all’apporto di nuovi contributi, diventare un riferimento per dare finalmente anche all’Italia una strategia per il “governo digitale”.

Cosa vuol dire Open Data? Perché l’Open Data rappresenta una strada verso l’Open Government, e perché l’Open Government è  uno strumento di sviluppo? Quali sono i principali problemi da affrontare quando si vuole “fare” Open Data”? Quali le tematiche giuridiche da tenere in considerazione? Quali gli aspetti tecnici e gli impatti organizzativi? A queste domande (ed a qualcuna in più) abbiamo voluto fornire una prima risposta, per consentire a tutti di iniziare a comprendere i motivi della centralità di questo tema per lo sviluppo del Paese.

Queste linee guida fanno seguito al Manifesto per l’Open Government, che la nostra associazione ha pubblicato a novembre dello scorso anno. Le prossime iniziative che contiamo di portare avanti grazie all’aiuto di un sempre più nutrito gruppi di esperti saranno annunciate nei prossimi giorni, nel corso di alcuni eventi ai quali stiamo lavorando.

Come Si Fa Open Data – Versione 1.0 http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=52509290&access_key=key-2jytxxveqp6uybj1ckt2&page=1&viewMode=list

 

Ne resterà soltanto uno

Highlander

Che strana primavera per i blogger nostrani! Mi sa che la razza è dura ad estinguersi, ma i segnali di insofferenza e di mutazione sono chiari e, forse, mai come ora molti fra gli ex logorroici della tastiera si stan chiedendo: “ne valeva davvero la pena?“.

Andiamo con ordine, perchè il vecchio giochino del backlink, sembra non funzionare come una volta. Orami tutto è liquido…..

a) I blog son morti (ennesima puntata della saga)

b) I blogger son vivi e se la spassano in prima classe (in America)

c) Allora vediamo di capire se è un problema italiano

d) Le classifiche sono indicatore di reddito (buona notte, ancora a BB stiamo?)

e) Tutto è in addivenire e il blog potrebbe diventare una “sintesi di momenti

f) …. no mi fermo qui, per non annoiare.

Il punto dunque è: son morti i blog o i blogger?

Non è morto nessuno, si è confuso il mezzo con il messaggio. Oggi chiunque apra uno spazio sul web può scegliere luogo e dinamiche (social media, social network, sito web o semplicemente gruppo di discussione). 10 anni fa c’era solo il blog. Ed è inutile chiedersi perchè o per come. E’ così perchè le dinamiche cambiano, nuovi paradigmi emergono, abitare il web significa aver meno tempo per riflettere.

Insomma, se installi WordPress sul tuo hosting non significa che sei un blogger, significa che hai scelto uno strumento. Punto! Per questo le classifiche, il biz, la continua corsa a una New Economy che non è più quella di prima, fan sorridere. E’ il web sociale bellezza, è sempre in beta e tu ti devi adeguare.

Le vecchie mailstone: backlink, blogroll, comment, barcamp, ecc. non hanno più un significato predominante. Oggi prevale il “like”, o il “checkin”. Domani chissà?

Nessuno è morto e i più intelligenti si adeguano. I nostalgici, non sanno rassegnarsi al fatto che le luci della ribalta, a volte, cambiano direzione…….e sempre più in fretta.

Permettetemi di citare l’amico Ernesto: “i blog saranno anche morti… ma, per fortuna, prima di morire mi hanno fatto conoscere alcuni meravigliosi amici… :)“. Ecco, la penso come lui.

Non serviva Report

No, non ho visto report e, da quello che leggo in rete, non mi son perso nulla.

Era, se non sbaglio, la fine del 2007 o l’inizio del 2008, quando alcuni blogger cattivi avevano dichiarato che la tv era solamente spazzatura e disinformazione.
E’ cambiato qualcosa in questi 3/4 anni?

http://cdn.livestream.com/embed/2puntozeropertutti?layout=4&autoplay=false

Watch live streaming video from 2puntozeropertutti at livestream.com

Slides – Governo 2.0

Ho preparato le slides per il convegno di Bari, seguendo il percorso che porta al Governo 2.0 e di cui avevo già argomentato su questo spazio alcuni mesi fa.

…”The idea of ‘government 2.0’ is generally associated with the use of social media by the public sector. Recently, the notion has assumed greater definition through its association with government as a ‘plat- form’ or provider of data and services for others to exploit as they see fit. Advocates for the concept of government as a platform privilege the role that governments should play as providers of web services, allowing third parties to innovate by building upon government data and applications. They believe that if governments provide data in a non-proprietary and predictable format, third parties are more likely to maximize the value of this information, hence providing services that better respond to users’ expectations and needs…”

ovvero:

Ho preparato le slides per il convegno di Bari, seguendo il percorso che porta al Governo 2.0 e di cui avevo già argomentato su questo spazio alcuni mesi fa.

…”The idea of ‘government 2.0’ is generally associated with the use of social media by the public sector. Recently, the notion has assumed greater definition through its association with government as a ‘plat- form’ or provider of data and services for others to exploit as they see fit. Advocates for the concept of government as a platform privilege the role that governments should play as providers of web services, allowing third parties to innovate by building upon government data and applications. They believe that if governments provide data in a non-proprietary and predictable format, third parties are more likely to maximize the value of this information, hence providing services that better respond to users’ expectations and needs…”

ovvero:

L’idea di ‘governo 2.0′ è generalmente associata all’uso dei social media da parte del settore pubblico. Recentemente, il concetto ha assunto una definizione più chiara attraverso l’associazione all’idea di ‘governo come piattaforma’ o governo provider di dati e servizi per altri soggetti che li possano poi sfruttare come meglio credono.

I sostenitori del concetto di “governo come piattaforma” tendono a preferire un ruolo della Pubblica Amministrazione quale fornitore di servizi web, in modo da consentire a soggetti terzi di innovare facendo leva sui dati e sulle applicazioni rilasciate dalla Pubblica Amministrazione stessa.

Secondo gli assertori di questa teoria, se i governi si limitassero a fornire i dati in formato non proprietario, questi stessi set di dati favorirebbero consentirebbero agli attori terzi della PA (fornitori, outsourcer, consulenti, ecc.) la possibilità di massimizzare il valore di queste informazioni, per poter fornire servizi più rispondenti alle aspettative degli utenti finali.

Enjoy