Il senso del possesso che fu pre-alessandrino

Stavo raffinando le slides per l’intervento di lunedì all’Accademia della Politica di Palermo, dove parlerò di Government 2.0, Open Government e ePartircipation.

Mentre raccoglievo le idee da inserire fra le “note relatore”, riflettevo su alcune esperienze dirette e indotte, nonchè sui diversi racconti di esperienze vissute che ho raccolto in questi anni.

Ci sono alcune frasi, alcuni sentimenti che non riesco a dimenticare e che rappresentano il maggior ostacolo alla cultura della condivisione. Ne riassumo alcuni:

  • Il mio progetto prevede…..“. MA NON SAREBBE PIU’ CORRETTO :”Il progetto che coordino…..” o “Il progetto che mi è stato assegnato….”?
  • Se vuoi posso ospitarti nel mio server“. MA NON E’ DELL’AMMINISTRAZIONE?
  • Posso chiedere a una delle mie persone.…” MA NON SAREBBE PIU’ CORRETTO DIRE: “Uno dei miei collaboratori potrebbe aiutarci……”
  • Gestisco un servizio …..”. MA NON SAREBBE PIU’ CORRETTO DIRE: “Il servizio che l’amministrazione mi ha incaricato di gestire…”

Non sono sfumature, non lo sono per niente. Ogni dipendente pubblico che si riconosce nel suo progetto, perde di vista il “sistema”, il senso di “servizio” per la collettività, la funzione di Public Servant che nella traduzione italiana anche Wikipedia sottolinea come “esercizio di funzioni esercitate nell’interesse collettivo”:

In senso proprio un funzionario è una persona che, essendo titolare di un ufficio nell’ambito di un ente, esercita una funzione ed è, quindi, investito di un potere o insieme di poteri che deve esercitare non nel suo personale interesse ma nell’interesse dell’ente cui appartiene (si tratta, dunque, di poteri-doveri, ossia potestà)

Un’altra frase che mi ha gelato è stata “Io non intendo farmi rappresentare da te“. Senza entrare nel contesto, è chiaro che quando si arriva a certe affermazioni, vi è una palese distorsione e interpretazione delle funzioni che, molto spesso, diventano un mezzo per rappresentare la propria azione personale e il proprio interesse a scapito dell’interesse collettivo.

Non è un male che attecchisce solo nel pubblico. Anche nel privato si assiste a una degenerazione di valori a scapito degli interessi, prova ne siano gli esercizi commerciali che antepongono il giusto profitto al senso di servizio.

Torno alle slides….per non perdere il filo e stimolare, comunque, a un interesse sulla condivisione degli interessi collettivi e sulla consapevolezza che un governo partecipato si può costruire solo sulla società del NOI. La società dove prevale l’IO non ha i requisiti minimi per ambire a un Governo 2.0.

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