Competitività e crescita con i dati liberati

Negli ultimi mesi ho cercato di tradurre (nel senso letterale del termine) alcuni concetti e paradigmi sull’Open Government, provando poi a semplificare i testi elaborati in previsione di un trattarello più lungo che sto partorendo con notevoli sforzi,

Il primo concetto propedeutico al ragionamento indicato già dal titolo di questo post, è quello esteso di Open Government, il secondo è quello di Governo 2.0.

Entrambi indicano la strada chiara e irrinunciabile che dovrebbe portare le amministrazioni pubbliche a “fornire i dati in formato non proprietario”, dunque a liberarli. Per fare cosa?

Partiamo proprio da questa domanda e dai percorsi possibili per indicare una risposta che convinca le amministrazioni pubbliche a prodigarsi in questa pratica.

1) Perchè?

Negli ultimi mesi ho avuto modo di conversare con diversi decisori (amministratori, dunque politici) e non ho trovato ostacoli sulla filosofia generale, sul paradigma complessivo. Ho trovato difficoltà a comprendere i VANTAGGI! Ho scritto vantaggi in grassetto per enfatizzare un principio dal quale è difficile sottrarsi: ogni decisore (nel contesto italiano) vede il vantaggio in termini di consenso personale o di gruppo e difficilmente in termini di crescita complessiva del sistema. Da questo non possiamo prescindere.

Tempo fa ho argomentato sull’economia degli Open Data, in modo semplice, anche banale, e l’articolo era frutto e conseguenza di alcune chiaccherate con questi politici. In quell’articolo ho citato Obama e la sua economia ma questo non può bastare, non è esaustivo.

Tutto il percorso americano (ma anche quello inglese) di avvicinamento all’Open Data Government, è frutto della crisi economica e delle risposte che le menti più illuminate hanno cercato di dare a questa grande rottura epocale che è stata, forse, la prima grande crisi del capitalismo globalizzato. Ma non basta fare esempi, non basta indicare le bune pratiche, bisogna far vivere l’esperienza, coinvolgere il decisore, farlo partecipe.

2) Come?

Sicuramente con azioni di sistema, oppure partendo dalle buone pratiche proposte dai territori. Ma siamo in Italia e tutto questo stenta a decollare, nonostante l’accenno al tema (fra le risorse) inserito nella recente Agenda Digitale. Ancora troppo poco.
Dunque non siamo l’america, non abbiamo una direttiva, non abbiamo una piattaforma, non abbiamo una strategia.

In quell’articolo su Wired, per la prima volta ho voluto inserire il tema del Civic Hacking e indicare un percorso alternativo, forse radicale e anarchico, ma pur sempre utile per vivere l’esperienza. Purtroppo, nonostante molte discussioni, esempi portati nei tavoli dei convegni, articoli e slides buttati in rete, di esempi veri di Civic Hacking italiani ce ne sono pochi.

Vediamo intanto cos’è il Civick Hacking come paradigma prima ancora che pratica. Su Wikipedia non c’è scritto nulla, ma curiosando su Google si trovano alcuni riferimenti, sintetizzando i quali, ho voluto così tradurre il contesto: ” Il civic hacking è una pratica indotta dal senso civico che presuppone una certa dimestichezza con le tecnologie digitali, atta a utilizzare dati pubblici, liberati, per sviluppare applicazioni che portino benefici tangibili alla collettività“.

Va detto anche, per precisione di contesto, che il Civic Hacking è diverso dall’ Urban Hacking, pratica che non presuppone dimestichezza con le tecnologie digitali. Detto questo concentriamoci sulla liberazione dei dati che può avvenire per consapevolezza e dunque scelta dell’amministrazione pubblica (vedi il caso Piemonte o il caso MiaPA), o attraverso la pratica del Data scraping o, meglio ancora, Web scraping.

Queste pratiche sono facilmente traducibili in paradigma ma difficilmente comprensibili se non provate sul campo (…vivere l’esperienza…) e tradotte in VANTAGGIO
Per fare ciò, c’è bisogno di tecnici, di esperti, di smanettoni, insomma di programmatori che con degli strumenti appositi siano in grado di accedere alle informazioni presenti su un sito web (più esattamente sul server web del fornitore di informazioni) e di estrarle in una forma strutturata ma GREZZA, e predisporle per un riutilizzo applicativo.

Gli strumenti non mancano, a seconda dei linguaggi di programmazione, o dei browser utilizzati sui quali far girare le plugin atte allo scraping (grattare, demolire, raschiare…). Alcune di queste sono indicate su Wikipedia o su The EasyBee. Grattando il web possiamo trovare anche delle guide, ne cito una a supporto dello ScraperWiki utilizzato per un contesto un po’ diverso, ma utile per la comprensione del tema, come quello dell’Open Journalism (link che suggerisco agli appassionati Pier e Luca).

Dunque, scelto lo strumento, eseguito l’hack, siamo pronti a riusare i dati nel modo più creativo e utile con l’intento di fare del bene alla collettività.
Siamo pronti, anche qui nel bel paese, a far decollare un concorso di idee per sviluppare applicazioni con dati liberati?
Ma il dilemma vero è: Cui prodest? 
In un paese come il nostro è difficile far valere l’interesse globale, il vantaggio della collettività, rispetto al tornaconto. Dunque chi lo deve fare?

kennedy

3) Chi?

La risposta non è facile. Abbiamo visto come lo stato centrale latita, nonostante l’Europa ci richiami espressamente al tema, e l’Associazionismo si stia prodigando per disseminare questa cultura. Ma di fatto, ripeto, lo stato latita e dell’azione di sistema non vi è ancora nemmeno l’ombra.

Dunque non resta altro che rimboccarsi le maniche, far propri i principi e la spinta propulsiva dell’eParticipation e prepararsi a dimostrare con atti concreti che la strada è percorribile. Scateniamo l’inferno con dei contest, raduniamo i programmatori più capaci, raccogliamo i dati e riversiamoli grezzi e liberi dentro applicazioni utili.

Ma sto usando il noi, e forse mi riferisco a cenacoli, gruppi, movimenti. Può bastare? No, perchè non abbiamo l’infrastruttura dove riversare le applicazioni e, forse, ci vorrebbe un partner. Ma allora il mondo Open si scandalizzerebbe perchè Open significa anche senza privilegi e contributi. 
Su questo tema sono andato a spulciare l’esempio che spesso cito nelle mie slides o nei miei interventi pubblici. Mi riferisco a Apps for Democracy che rappresenta un modello ancor oggi valido di contest. Ecco, anche in questo caso il contributo del main sponsor è fondamentale, ed è in parte governativo e in parte privato.

Il movimento Open Data dovrebbe essere promosso dal governo come un diritto inaleniabile dei cittadini, oltre che per un risparmio sui costi del controllo e per l’entrata del Paese Italia nell’economia immateriale della PSI, promossa dall’ Unione Europea tra gli altri, e per permettere l’esercizio di un controllo sull’operato a lungo termine sulla cosa pubblica, cioè il nostro patriminio collettivo. (Matteo Brunati)

4) Quando?

Qui la risposta è facilissima: Ieri!

Nota a margine: Mi scuso per i tanti collegamenti esterni contenuti nel post ma ho ritenuto doveroso allargare il ragionamento con contributi preziosi e prestigiosi che, spero, riescano a delineare presto una scorciatoia veloce, fatta di azioni concrete e non solo di proclami.

12 thoughts on “Competitività e crescita con i dati liberati

  1. Bellissima sintesi, e grazie per la citazione.
    Mi piace molto la frase di Kennedy, una cosa che per dilemmi culturali noi italiani non so bene perchè non vediamo.
    E non comprendiamo.

    E la riporto sulla dimensione Web in toto: non solo chiedersi ”
    Ask what the Web can do for you” ma qualcuno ( il W3C che crea e difende la neutralità delle tecnologie del Web di oggi e di domani ) ha sempre detto di chiedersi anche cosa puoi fare tu per il Web?

    Mi trova affine, anche per la bella sfida a cui ho scelto di aderire, senza saper bene se sarò in grado. Ma è la somma per fortuna che è ben più della mera sommatoria delle persone, che conta alla fin fine .)

    E cmq poter vedere i grandi all’opera e poter dar loro una mano, non è poca cosa nella comprensione di quel bene tanto strano quanto pubblico e privato quale il Web ed Internet medesimo .) Altra cosa che è tutto dire da comprendere eh eh

    Gran bella sintesi, ed ottimi link esterni, e non ti preoccupare: non sono mai troppi! Certo è che fatica portare avanti certi temi di sti tempi…
    Ma con un po’ di sano pragmatismo possiamo farcela!

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      1. Ciao Gigi.
        L’altra sera durante l’aperitivo degli Indigeni Digitali a Roma per la social media week, ho parlato dell’evento di Civic Hack che sto organizzando per la fine di marzo. Tutte le informazioni verranno pubblicate qui http://civichack.com in questi giorni. Fammi sapere se ti interessa collaborare alla realizzazione dell’evento.
        Ci saranno molti tecnici ;)

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