Due amici, di quelli bravi, mi portano ad argomentare sul fenomeno eBook. Entrambi sono consulenti della PA (e non solo), entrambi sono dei guru dell’eLearning.
Mauro mi ha omaggiato della sua ultima opera che ho iniziato a leggere l’altro giorno e che spero di concludere in settimana. Si tratta di un percorso, una svolta. Forse un innamoramento. Mauro si avvicina a questo nuovo modello, e lo fa suo, vuol partecipare in prima persona al cambiamento, all’innovazione. Diciamo che vuol assumersi tutti i rischi e si offre incondizionatamente.

Gianni, si sa, non le manda mai a dire. Anche lui proviene dall’esperienza eLearning e ne sancisce la sconfitta da tempo, attribuendo le colpe non certo al modello, non certo all’innovazione, non certo alla smania digitale, ma alla voglia di studiare, al senso da dare allo studio. E allora si chiede quale è stata e quale sarà la gloria dell’eBook “Domandiamoci il perchè tanti progetti di innovazione” durano lo spazio della sperimentazione e non si consolidano. Affrontiamo seriamente il problema della vera innovazione e riflettiamo sulle condizioni e sui percorsi dell’innovazione. Per ora tante tecnologie, soprattutto a scuola, sono novità, non innovazione.”
Ora dico la mia. Se l’eBook rimane confinato nel circolo dei geek, e spinto solamente dal vento del digitale a prescindere, ha davvero poco senso. Se vi sarà un azione di massa gestita dallo stato, forse, la svolta potrebbe essere a portata di mano. Ma l’esperienza LIM insegna, senza sostenibilità il progetto fallisce, non basta la delivery, ci vuole una grande azione di sostegno e qui torniamo nuovamente al problema dell’alfabetizzazione digitale di massa.









omaggiato!???
mumble! mumble!
ma non siamo in febbraio? :-)))
i testi fuori catalogo hanno ancora chi ne detiene i diritti?
di solito chi detiene i diritti – di solito case editrici -
i diritti se li mantiene. e per lunghi lunghi anni.
la diffusione dell’ebook come mezzo economico per l’apprendimento.
quando si parla dell’ambito di sviluppo degli ebook
ho idea che ci si focalizzi troppo sull’ebook e poco
sulla società che dovrebbe adottarlo come mezzo della diffusione della conoscenza.
consiglierei di ripercorrere gli esempi storici che abbiamo a disposizione ricordando il periodo in cui gutemberg ha realizzato il primo libro stampato con caratteri mobili.
il salto che c’è stato
prima pochi amanuensi i libri fatti di pelle di pecora
poi una diffusione dell’alfabetismo
una adozione della carta con relative tecnologie per realizzarla
il cambiamento sociale che ha preteso l’alfabetismo e i libri
ecc. ecc.
per quanto riguarda l’informatica, l’innovazione a scuola
consiglio di leggere quel simpatico eretico digitale di clifford stoll
ha scritto un libro che parla proprio dell’informatica e dell’istruzione
che potrebbero stupire gli amanti della tecnologia.
:-)))
ecco io vorrei vedere l’innovazione all’opera, come gianni. Meno discussioni e filosofeggiamenti in merito, più uso. Anche per prove ed errori. Piegare la tecnologia, che sia l’ebook o la LIM o altro, a quello che realmente serve in quel preciso contesto. Non mirabolanti promesse, ma uso, pratica, sostegno e formazione ai docenti. Reale però. Non di massa e tanto per fare.
Grazie Gigi per la citazione; meno per il “guru” …. specie alla quale non appartendo anche se del guru ho capelli e barba bianca.
Rifletto di continuo sul perchè di così poca autentica innovazione e di innovazione consolidata. Ho la sensazione che non si siano ancora capite le dinamiche dell’innovazione (io di sicuro non le ho davvero capite perchè anch’io non riesco ad andare oltre le sperimentazioni). E questo è un grosso problema, almeno nel mondo della scuola. Tu che fai innovazione tutti i giorni cosa ne pensi? Quali errori abbiamo fatto e stiamo facendo? Come potreno agire diversamente? Io mi sono stufato di fare sperimentazioni. Vorrei vedere l’innovazione all’opera
Caro Gianni, io non faccio innovazione, magari ne fossi capace.
Provo a trasferire sensazioni di benessere derivanti da pratiche digitali, e non è facile perchè le barriere son sempre le stesse:
Scarsa predisposizione alla fatica
Comodità e rendita nel resistere al cambiamento
Invidia per le nuove generazioni che ostacola il ricambio
Poca ostinazione nell’andare oltre la sperimentazione
ecc.
Se sapessi dove sbagliamo, scriverei l’antidoto su tutti i muri.
Forse non riusciamo a far “vivere l’esperienza”, credo non basti il nostro racconto e il nostro entusiasmo, dobbiamo portare anche gli altri a percepire un benessere indotto.
Forse
Secondo me la forma ebook rappresenta una grande scatola che l’editoria più illuminata dovrebbe riempire con contenuti creativi; creativi nel senso di innovativi nello sfruttarne appieno le potenzialità. A parte le nuove opere, che logicamente possono essere diffuse con estrema facilità, l’ebook può essere anche un validissmo tramite per rileggere testi ormai fuori catalogo, ma ancora validissimi sul piano artistico-letterario. Il punto è: come mappare i possibili ambiti di sviluppo? Propongo a tale proposito un incontro padovano che si svolgerà in data 11 febbraio, tenuto dal mio amico editor Fabio Fracas: http://macadam.splinder.com/post/23970957/leditoria-digitale-e-il-futuro-del-libro
Grazie per l’info, purtroppo venerdì sono impegnatissimo alla sera. Facci sapere com’è andata. Nel frattempo, proprio oggi, ho ricevuto dal mio editore la notizia che il mio primo libro sta per essere lanciato in digitale. Sob :-D
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Una recensione (e non solo) intelligente.. http://t.co/65mtrXU via @webeconoscenza
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