Qwiki, il sapere come "esperienza"

E’ un periodo nel quale sto leggendo molto attorno ai temi dello story telling, internet of the things, aggregatori di notizie e di eventi di prossimità, realtà aumentata, esperienza di viaggio, ecc.
Confusione vero? 
In effetti sto cercando un qualcosa che mi permetta di capire le esperienze al di là delle informazioni. I racconti vissuti mescolati con le opportunità

Lo so, troppa carne al fuoco, ne parlavo anche pochi giorni fa quando mi riferivo al tema dei viaggi. Ricordate?
Sto cercando macchine che aggregano esperienze umane e girovagando ho trovato Qwiki che è risultato vincitore al concorso “TechCrunch Disrupt 2010 lo scorso settembre. Ecco, Qwiki fa delle cose, usa delle tecnologie, permette di suggerire e poi si aggancia a fonti informative con la funzione text-to-speech che espone contenuti filtrati per rendere più naturale e umano l’insieme di questa diavoleria.

Continuo a cercare. Non so bene cosa, ma lo troverò.

Qwiki at TechCrunch Disrupt from Qwiki on Vimeo.

Il numero di telefono è morto

Mentre nell’italietta, sempre più ai margini e sempre più sola isolata dal board internazionale dell’innovazione, ci si diletta sui numeri di Berlusconi e di Santoro sbattuti in prima pagina, Google acquista SayNow. Vabbè direte, la solita acquisizione di Big G che si sta muovendo da tempo nel mondo della mobile communication con il sitema operativo Android, con Google Voice e altri servizi o tecnologie che la vedranno sempre più protagonista in questo panorama.

socialfonino

La novità dell’acquisizione di SayNow va vista per l’importanza che viene data all’identità sociale a discapito del numero telefonico. Google lo sa, e si sta preparando a un nuovo scenario.
Infatti sempre più utilizzeremo i contatti sociali per effettuare una chiamata VOIP, dunque il numero non apparirà più nella rubrica del nostro socialfonino ma, probabilmente, apparirà l’avatar di Twitter o di Facebook piuttosto che quello di Linkedin per chiamare una società o un ufficio.

Siete pronti?

The State of The Union

Mai era successo, prima di oggi, che il question time sul discorso del Presidente Americano sullo State of Union, venisse delegato anche a strutture di servizio, social mediali.

Navigando sul sito dell’evento: http://www.whitehouse.gov/state-of-the-union-2011 è possibile notare, in basso a destra, i link ai canali della White House sui media sociali dove una serie di deputati e moderatori di alto livello, favoriscono e facilitano l’interazione con chiunque voglia intervenire.

State of Union

Non è più fantascienza, è piuttosto una realtà da accettare incondizionatamente. E non è nemmeno una questione di semplice entusiasmo sulle nuove tecnologie, piuttosto una riflessione legata all’opportunità di utilizzare canali a costo zero (costo infrastrutturale) sui quali l’unico sforzo richiesto è il grande coinvolgimento delle persone.

L’Open Government non ha bisogno di tecnologie, ha bisogno di persone che credano nel modello e che mettano a disposizione il proprio tempo e le proprie relazioni.

Rock on!

Presentazione libri a Padova

Il 5 Febbraio alle ore 18.00, assieme a Roberto Scano e con il coordinamento di Gino Tocchetti presenterò i libri

 

Libri Cogo

presso la libreria Mondadori, Edicolè, Via S. FRANCESCO 19

L’evento viene pubblicizzato anche su Facebook

Di seguito il comunicato stampa di Edizioni della Sera, seguirà quello di Maggioli a breve.

http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf

Rigore è quando arbitro da

rosso

Ieri, pranzando con degli amici, si conversava sui massimi sistemi e sulle miserie nazionali. Si conveniva tutti nell’affermare che il livello di scontro non è più generazionale, non è più ideale, e nemmeno etnico o culturale. Oggi il livello di scontro è riferibile solo all’appartenenza. Ad una forte appartenenza alla tifoseria organizzata.

Il tema si sviluppava cercando di comprendere il perchè della mancata indignazione, il perchè dell’indifferenza. Alla fine la metafora diventa calcistica e si accomuna ai sentimenti delle tifoserie più calde e faziose.

Dunque, avete mai visto un ultras indignarsi se il proprio attaccante simula un rigore? Lo avete mai visto ammonire il comportamento del difensore che azzoppa l’avversario mentre sta andando dritto in porta? No, perchè quell’indignazione non conviene. Non è utile alla sua causa.

Credo sia un sentimento forte di appartenenza che tende ad accecare la ragione. Oggi nessuno vuol riconoscersi nell’arbitro. Da ciò ne consegue che sempre meno italiani si riconoscono nelle regole ma si riconoscono benissimo negli schieramenti e, spesso, questo gli è sufficiente per determinare dove sta la ragione. Ovviamente la ragione sta sempre, e comunque, in quella parte degli spalti dove sventolano le bandiere della propria squadra del cuore.

I giorni della passera

merla

Come ogni anno, questo periodo particolarmente rigido prende il nome de: “I giorni della merla“.  La leggenda dice che “….L’ultimo giorno del mese, la merla pensando di aver ingannato il cattivo gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo…”.

A me questi sembrano i giorni della passera e credo rischino di passare, purtroppo, alla storia come uno dei periodi più caldi del nostro paese.

L'informazione allo specchio

reporter

Mestiere difficile quello del giornalista. Bisogna scegliere l’abito giusto, passare qualche oretta al camerino per sottoporsi al trucco, imparare i tempi i gesti, le luci, capire dove e come punta la telecamera. E poi fare i corsi di galateo, conoscere i vini, gli aperitivi, le provenienze degli snack e imparare il bon ton, le convenzioni dei buffet.

Il giornalista passa da un talk show (fiera delle parole) all’altro, dove parla, discute, urla, vomita, mentisce e smentisce. Che vitaccia. Probabilmente dorme poco, perchè deve svegliarsi presto per i talk show della mattina, mangia male, anzi non mangia proprio, si alimenta e basta.

A qualche ora della giornata, farà un salto in redazione dove è tutto già pronto. Manca solo la firma sul lavoro fatto dai suoi mastini, quelli che hanno passato ore alla televisione e a leggere altri giornali. Ovviamente il pezzo che dovrà firmare parlerà di televisione, di talk show, di giornalisti di destra o di sinistra, di telegiornali, di direttori, ecc.

E la notizia è dunque l’informazione stessa, il suo mondo, il suo degrado, il suo mutamento, i suoi protagonisti. La notizia è provare che l’informazione degli altri non è informazione, mentre la propria informazione è buona perchè dimostra che l’altra non lo è.

Il cronista intanto muore, senza luci, senza trucco, senza padrini, senza protettori.

Mentre una volta cercavamo tracce di verità nell’informazione, oggi l’informazione è un sistema di specchi che si riflettono vicendevolmente nel narcisismo esagerato e senza limiti dei suoi protagonisti.

Noi, carne da macello dell’auditel, saliamo sugli spalti, prendiamo posto fra le opposte tifoserie e a fine giornata siamo felici di avere la verità in tasca. Non quella accertata, provata dalla notizia rivelata, bensì quella sostenuta da tutta la tifoseria come un inno alla propria squadra del cuore. L’importante è vincere il campionato dell’informazione, la verità può aspettare.

L’ispirazione a questo post è merito di Enrico Vaime. Domani, la sua riflessione a Omnibus di stamane, dovrebbe apparire sul canale di Youtube de La7. Stay tuned.
Un ulteriore elemento di discussione si può trovare sul thread aperto da Marco su FF