
Ieri, pranzando con degli amici, si conversava sui massimi sistemi e sulle miserie nazionali. Si conveniva tutti nell’affermare che il livello di scontro non è più generazionale, non è più ideale, e nemmeno etnico o culturale. Oggi il livello di scontro è riferibile solo all’appartenenza. Ad una forte appartenenza alla tifoseria organizzata.
Il tema si sviluppava cercando di comprendere il perchè della mancata indignazione, il perchè dell’indifferenza. Alla fine la metafora diventa calcistica e si accomuna ai sentimenti delle tifoserie più calde e faziose.
Dunque, avete mai visto un ultras indignarsi se il proprio attaccante simula un rigore? Lo avete mai visto ammonire il comportamento del difensore che azzoppa l’avversario mentre sta andando dritto in porta? No, perchè quell’indignazione non conviene. Non è utile alla sua causa.
Credo sia un sentimento forte di appartenenza che tende ad accecare la ragione. Oggi nessuno vuol riconoscersi nell’arbitro. Da ciò ne consegue che sempre meno italiani si riconoscono nelle regole ma si riconoscono benissimo negli schieramenti e, spesso, questo gli è sufficiente per determinare dove sta la ragione. Ovviamente la ragione sta sempre, e comunque, in quella parte degli spalti dove sventolano le bandiere della propria squadra del cuore.
Già, e dopo questa: http://ff.im/wH8PY discussione su FF, mi sa che non partecipo più a quella cloaca in forma interattiva.
l’opportunismo è una brutta carogna ;-)
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