
Ho sempre ritenuto, la tanto sbandierata socialità di Facebook, un semplice ed efficace pretesto per fare numeri, o meglio, utenti che, comunque, sempre numeri sono.
Dunque social network come reclutamento, come allargamento, come grande database di potenziali clienti per un business che va ben oltre il solito modello di pubblicità on-line.
L’anno scorso avevo abbozzato una riflessione sul tema, durante la Notte Bianca al Dipartimento Informatica dell’Università. Diversi astanti rimasero perplessi rispetto a una mia affermazione: FACEBOOK E’ UN INFRASTRUTTURA IT!
Ma come? Non era un social network? Non era il posto dove cazzeggiare allegramente con tag e poke? Naaaaaa. Sbagliato!
Il lento cammino del faccialibro va dritto dritto verso l’offerta di un infrastruttura di servizio IT (o Infrastructure As A Service …. volendo aderire a questa paradigmia tecnologica). Prima Facebook connect, e buona notte a tutti gli sforzi profusi per la federazione delle identità, per il Single Sign On, ecc. Poi le API per sviluppare e far girare le applicazioni dentro l’environment di Mr. Zuckerberg. Poi i Docs di Microsoft, ora la posta elettronica (si mormora già da lunedì prossimo) e domani tutto l’IT dentro una sola infrastruttura virtuale.
Vantaggi enormi per chi è obbligato a continue azioni di deploy che non debbano tener conto di nessun parametro restrittivo ma, nemmeno, di nessun dubbio sulla sostenibilità, in caso di crescita. Poi penseremo a privacy, neutrality, ecc. Intanto questa infrastruttura ora c’è, ed è talmente elastica da esaltare tutte le qualità del cloud e le sue economie di scala. Poi verranno i problemi, as usual, ma intanto gli utenti son reclutati e fidalizzati. E le aziende stanno arrivando alla spicciolata.
Ok, ok, è uscito un film, racconta di ragazzini a Harvard, di un social network che ha cambiato la storia della rete, e di altre fesserie. La storia, ora è un altra. Facebook, Microsoft e Yahoo, unite contro Google per il predominio del cloud.
Pingback: Infrastruttura Facebook | Geekblog News
Sono perfettamente d’accordo. Il fatto è, però, che sono TROPPO perfettamente d’accordo. Che FB sia un’infrastruttura di questo tipo, mi pare un’intuizione del tutto calzante. Ma ATTORNO a questa struttura che tipo di sovrainfrastruttura abbiamo? A mio avviso la discarica, il rumore di fondo, un TROPPO che sovrasta, rallenta, produce sottoprodotto difficile da smaltire, un sottoprodotto che si raccoglie in cumuli e rende l’infrastruttura stessa poco ottimizzata, se non per il cazzeggio.
Filippo, è un problema di cultura. Da noi è cazzeggio e rumore perchè il digitale viene confuso con entertainment, e secondo me la colpa e il colpevole sono evidenti: la tv.
Concordo in pieno. Si tratta di definire dei “settaggi alternativi” per arrivare a questa infrastruttura (piuttosto che a queste infrastrutture, visto che non esiste solo FB, ma anche il nostro amato Google, i cui sottoprogetti non mi sembrano poi così lontani) a partire da agganci inediti, direttamente rivolti all’uomo. Parliamo dunque di cose concrete. Mi piace il discorso dolomitico, sul territorio. Mi piace molto anche il discorso sulla Memoria, sulla Cultura Ritrovata. Su libri analogici e digitali. Su azioni dirette. Su questa scia penso che le cose che sta portando avanti Mariela facciano veramente scuola: http://www.marielademarchi.it/tertulia/
Anche il Web, con i suoi Blog e altre applicazioni, offre un supporto infrastrutturale. Non c’è bisogno di arrivare ad analizzare l’uso di FB per vedere che non è il supporto materiale che manca.
Manca la capacità di creare [per qualsiasi condivisione di obiettivo] un supporto [immateriale] relazionale.
Per acquistare una tale capacità si possono valutare [mi chiedo] gli ostacoli da affrontare per tentare, ad esempio, un commento a una situazione presentata su web, come questo:
L’ottimizzazione [crescente] di un supporto fisico, per attività che si esauriscono in forme d’intrattenimento, è forse il maggiore sbarramento alla scoperta che ognuno di noi dovrebbe fare: l’immaterialità del supporto necessario ad attività destinate a raggiungere obiettivi condivisi.
Come si può aiutare a capire che la condivisione di una infrastrutfura materiale è necessaria [e abilitante] ma non sufficiente [a garantire l'efficacia di un'iniziativa gestita via Web]?
L’attuale moda di protestare firmando petizioni andrebbe criticata in modo costruttivo, proponendo alternative alla protesta contro cambiamenti che si materializzano fuori dalla nostra capacità di prevenirli e di controllarli. Per ogni possibile altenativa si dovrebbero poi analizzare le difficoltà incontrate, cercando e valutando il modo di superarle.
Se – ad esempio – un certo signor “nessuno”, di nome Luigi Bertuzzi, commentasse la situazione esposta dal sito http://www.pelmo-mondeval.it/ con proprie osservazioni e abbozzi di contributo alla ricerca di una via d’uscita, in questo modo:
quali errori avrebbe commesso questo signore? Come si potrebbero “recuperare”?
Questo post l’avevo linkato in http://w2wai.net/2010/11/logo-dolomiti-unesco-un-errore-culturale .. Sto pensando a un commento per http://www.pelmo-mondeval.it/ .. che faccia riferimento a quel mio post e a questo. Che “MEMORIA” il vecchietto .. eh!?
Fantastico, non perdi un colpo :-)
Il RISCHIO che si dovrebbe dire ad alta voce è quello di chi si trova a PAGARE LE CONSEGUENZE per le decisioni di chi si tuffa senza sapere quanto è alta l'acqua
RISCHIOSAMENTE….ma non dirlo tanto in giro, perchè si son già tuffati e potrebbero schiantarsi sul fondo della piscina.
… del doman non v'è certezza … quindi "infrastruttura" come? "Semplicemente" oppure "Rischiosamente"?
Ah certo, l'organizzazione deve prevenire, non subire ciò che sta avvenendo. Deve disporsi al cambaimento in meglio, o favorire il cambiamento in meglio. Se di meglio si tratta.
Commento alla slide 12 di http://www.slideshare.net/gigicogo/notte-bianca-u…
In generale: cosa manca alla gestione di un dialogo operativo, tra infastrutture e servizi [prima di tutto nel nostro "sistema" sociale]?
Bozza di risposta: la capacità di disporre [deploy?] di uno spartiacque culturale [io lo chiamo w2wai].
Se non si dispone di un assetto organizzativo w2wai si rischia la sopraffazione della Cultura Digitale sulla Cultura Analogica … [secondo me] visualizzabile nel #logounesco e nei commenti del grafico che ha vinto la gara per il logo delle Dolomit Unesco: http://www.nuovocadore.it/2010/11/12/il-commento-… [che ho commentato]
Pingback: Tweets that mention Semplicemente: infrastruttura! | Webeconoscenza -- Topsy.com
e già Gigi, faccialibro = 1° esperimento di cloud massificato? ;-)
Direi anche consumerizzation dell'IT all'ennesima potenza.