Le cose che ci uniscono

BB

Banalità ed ovvietà sono sempre dietro l’angolo ed è difficile fare dei ragionamenti costruttivi, quando l’unico pensiero è quello di correre sempre più veloce per scansare i crolli e le macerie sulla strada che stai percorrendo.

Cinquant’anni non sono tanti, ma non sono nemmeno pochi e qualcosa ho visto per poter azzardare dei paragoni. Certo, non ho ancora raggiunto la saggezza per distinguere con lucidità ciò che è assolutamente giusto da ciò che non lo è, ma posso giudicare gli errori che ho fatto e, qualche volta, anche quelli che ho visto fare.

Detto questo, la fotografia che immortala il tempo presente non credo di poterla paragonare con qualcosa di altrettanto deprimente. E’ grigia, unta, strappata in più punti, e i personaggi che si affollano davanti all’obbiettivo hanno quasi oscurato del tutto la bellezza delle altre genti, del paesaggio, della memoria comune.

Ho visto la stagione del terrorismo, ho avuto paura per la guerra fredda, ho assistito al crollo di tangentopoli, ho visto la mafia che vinceva gli eroi. Ma ho sempre avuto speranza. E la speranza mi ha ripagato perchè da ogni caduta, da ogni errore, da ogni orrore si deve e si può ripartire.

Oggi da cosa ripartiamo?

Siamo un popolo diviso e incazzato. Ci nutriamo di odio e di intolleranza, cerchiamo le differenze in ogni parola, i distinguo in ogni gesto. Ci sembra inevitabile schierarsi contro qualcosa e troppo spesso contro qualcuno.

Ci ascoltiamo poco anche se ci sentiamo bene. Non ci guardiamo più, anche se ci vediamo benissimo. Non cerchiamo quello che ci unisce, lo abbiamo smarrito. Perchè?

Eppure, in passato, le cose che ci uniscono ci hanno fatto sentire un popolo. Le cose che ci uniscono sono il collante per saldare la democrazia, per mantenere una nazione unita e per dare speranza alle prossime generazioni.

Eppure non è vero che le cose che ci uniscono non ci sono più,  sono diverse dal passato e, su queste, non si costruisce il futuro di una nazione. Oggi ci uniscono l’INDIFFERENZA, l’INTOLLERANZA e, soprattutto, la TELEVISIONE. Ecco perchè la speranza è repressa.

Dunque spegnere la televisione e tornare a parlarsi per capirsi e, soprattutto, per affiatarci rispetto alle cose che ci uniscono. Credo non servano più gli schieramenti e gli steccati ideologici. Mai come in questo momento mi sento scevro dall’appartenenza. Da oggi cercherò solo di ascoltare e di capire per poi parlare e convenire su qualcosa di utile. Le differenze resteranno, ma voglio coltivare i rapporti sulle cose che ci uniscono.

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37 commenti

  1. [...] Sono passati solo 8 giorni dal bellissimo post Le cose che ci uniscono. [...]

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  2. la rete è liquida anche nel senso che è comunque in parte sfuggita di mano e quindi nuove cose escono e nascono ogni giorno, a differenza dei "supporti" cartacei o radiotelevisivi o fisici non devi chiedere il permesso a nessuno e la soglia di ingresso è meno presidiata dall'establishment.
    l'analogia liquida poi mi fa pensare anche a vari strati dove alcuni movimenti sono sotterranei e non immediatamente visibili.

    ma anche che la rete non esiste, sono le reti, che cambiano in funzione di chi le usa.

    ps; questo blog è troppo avanti, ci sono commentatori che vengono dal futuro?
    http://img.skitch.com/20101104-cf3fc9kybfg1wmg96k

    :-p

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    1. Fantastico. Stiamo già scrivendo il futuro :-)

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  3. Accettare la rete così com'è? Se i computer di 50 anni fa fossero stati accettati com'erano oggi probabilemnte non ci sarebbe il Web. Per migliorare e migliorarci con il confronto abbiamo bisogno di "adeguare" la rete alle difficoltà da superare per riuscirci. Nel nostro passato il miglioramento del computer si è accompagnato a un peggioramento della nostra capcità di migliorare noi stessi e il nostro sistema sociale. Adesso che si fa? Accettiamo la rete così com'è e come sarà? Ci illudiamo che si possa "migliorare e migliorarsi con il confronto, giorno dopo giorno" con la rete che ci passa il convento … giorno dopo giorno?

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  4. Mi sa che la conversazione sia entrata in agonia; provo a praticare un po' di rianimazione; vado a commentare @Alex e @antonio_pavolini .. poi ci si dovrà inventare qualcosa per non vederla sparire nell'inesorable "post/feed/gadget-scaccia-post/feed/gadget" [chiodo-scaccia-chiodo 2.0] :((

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    1. Luigi, la rete è liquida, e dispersiva. Bisogna accettarlo. L'interesse poi si sposta su altro.
      L'importante è migliorare e migliorarsi con il confronto, giorno dopo giorno.

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  5. ma quale TV? :-p (ripeto una cosa che ti ho già detto ma il tuo post mi ha dato voglia di buttare due idee a al volo)

    http://iacosystem.com/italiano/2010/11/3/spegni-l

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    1. Lo so, lo so, ma è una guarigione lenta :-)

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    1. Visto e condiviso anche su FF.
      Io resto in ascolto, con chi vuol starci!

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  6. [...] ripensato più volte al bellissimo post di Gigi Cogo di qualche giorno fa. Il tema è il “corto respiro” di ogni nostro pensiero e di ogni [...]

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  7. In prospettiva magari avremo un futuro senza ruoli; per arrivarci comunque una qualche forma di "chi fa cosa" [da ribattezzare con una parola che non sia "ruolo"] si dovrà pur materializzare; no?

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    1. Sono per l'interdisciplinarietà! Davvero, non c'è più tempo per le specializzazioni.

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      1. Concordo Gigi, ma che mi stai diventando un po' anarcoide? o lo sei sempre stato?

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      2. Nessuno ha parlato di specializzazioni. Un ego multidisciplinare può benissimo offrire un contributo al raggiungimento di un fine unificante, meglio se non specialistico. Il problema è che il fascino delle distrazioni [nuovi post - feed - gadget ....] non gli lascia il tempo di farlo.

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  8. l'unione viene soprattutto quando siamo sintonizzati agli altri,certo non è possibile con tutti,ma intanto provare con chi sentiamo vicini a noi è di per sè una bella conquista. vediamo questa vita come un viaggio da fare,dove abbiamo bisogno di comunicare con tutti i nostri sensi,e non meno con la nostra anima. namastè.

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    1. Concordo sulla frequenza comune sulla quale sintonizzare le nostre emittenti e le nostre riceventi.
      Molto spesso, noi stessi, come emittenti, stiamo trasmettendo su frequenze che non conosciamo, perchè non le abbiamo mai ascoltate con attenzione. Eppure sono li a portata di mano.

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      1. Forse [me lo chiedo], ascoltando noi stessi, diventa possibile capire quali sono le frequenze che i nostri interlocutori non ricevono. In questo caso ci si offre l'opportunità di scoprire come fare interagire persone che comunicano in modalità diverse, in analogico o in digitale.

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      2. Ma anche in digitale su frequenze diverse

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      3. Certo! Ma allora a me sembra che venga fuori una questione di ruoli. Quali ruoli dovrebbero/potrebbero assumere, in relazione tra loro, le persone che volessero aggregarsi attorno a nucleo iniziale di cose unificanti?

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      4. Niente più di se stessi, senza ruolo. Il ruolo è una pura rappresentazione, non è sostanza

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  9. la televisione è un alibi e uno specchio, per quanto deformante possa essere. esiste anche il crack ma non per questo stiamo a strafarci da mane a sera.

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    1. Helium, credo che molti stati della popolazione siano assuefatti dalla televisione e, come per le droghe, non è facile uscire dall'assuefazione.
      Il recupero non si fa in comunità ma riappropriandosi delle priorità e, secondo me, l'informazione televisiva è una delle ultime in ordine di importanza.
      Ovvio che i regnanti pensano al contrario.

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      1. Gigi, evidenzio l'invito che leggo nel tuo commento a riappropiarsi delle priorità; equivale a decidere – come leggo nel post – Oggi da cosa ripartiamo?; equivale a discutere – non solo qui – come, con e su cosa ci aggreghiamo, per quali obiettivi preliminari ..

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  10. @ragionamenti costruttivi: da tanto non sentivo questo aggettivo "qualificativo" abbinato alll'atto principe che, a sua volta, ci qualifica. Spesso, direi quasi sempre, poduciamo ragionamenti come, appunto,dei "prodotti" che servono ad alimentare il nostro io sempre più onnivoro e prepotente. Oppure produciamo ragionamenti fini a se stessi, per il puro atto di volontà di farli. Ragionamenti difensivi per "scansare i crolli e le macerie" della propria strada o della strada che ci vogliono far percorrere a tutti i costi.

    @strada: per fortuna esistono, si possono creare e percorrere, sentieri secondari che ci inducono a camminare e non a correre, a contemplare e non a produrre pensieri compulsivi. Servono semmai mappe per condividerli, per segnalarli, per renderli "costruttivi".

    @questo sito, scoperto oggi (complimenti), è uno di quei sentieri.

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    1. Mario mi lusinghi, ma non vorrei che fossero esaltare troppo le mie riflessioni come percorso.
      Il mio invito è quello di rileggere i propri comportamenti in un ottica di semplicità dei rapporti: ASCOLTARE, GUARDARE, è diverso da SENTIRE e VEDERE.
      Insomma, se prestiamo più attenzione, forse scopriamo le cose che ci uniscono.
      Grazie per il commento

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  11. Salvo Vitale · · Rispondi

    Non posso che essere d'accordo! Condivido con piacere queste riflessioni! Grazie!

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    1. Grazie a te per la condivisione.

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  12. … soprattutto spegnere la televisione, eppoi conservare lo stupore, stupirsi e esprimere il proprio stupore, condividerlo perchè diventi azione (o poesia che serve anche quella). Bene gli outing/appelli allo switch out televisivo si moltiplicano: giusto ieri mi sono imbattuta in questo http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=4070. Buona giornata

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    1. Grazie Marieva, bellissimo e condivisibilissimo quel post. Credo che lo switch/off televisivo sia impossibile, aldilà dei nostri desideri, per una serie di motivi che non sto ad elencare e che son facili da capire, ma una grande, grandissimo ridimensionamento della sua pervasività, si deve fare.

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  13. A 70 anni risponderei alla domanda "Oggi da cosa ripartiamo [ripartite]?" per sostenere che dovremmo [dovreste] valutare la necessità di condividere alcune domande, più urgenti di altre, scelte tra le tante che ci arrivano da:
    1)
    noi stessi
    2)
    libri come "Tu non sei un gadget" [qui citato in un post che stimola a evidenziare la necessità di prendere una decisione collettiva - in inglese (può essere utile renderlo in italiano?)]
    3)
    video come "Changing education paradigms" http://www.youtube.com/watch?v=zDZFcDGpL4U anche in versione sottotitolata spagnolo http://www.youtube.com/watch?v=Z78aaeJR8no (non ho trovato i sottotitoli in italiano)

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    1. Sul noi stessi sono assolutamente d'accordo, sui libri ci sono alla grande. Sui paradigmi educativi ed educazionali, parto dai figli.
      Grazie, anche per la frase: TU NON SEI UN GADGET!

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  14. [...] This post was mentioned on Twitter by pietro fantini and Favoeva, Gianluigi Cogo. Gianluigi Cogo said: Nuovo post Le cose che ci uniscono: Banalità ed ovvietà sono sempre dietro l’angolo ed è difficile fare dei … http://tinyurl.com/24mmmk9 [...]

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  15. chapeau Gigi, vedo troppe cose che non mi piacciono in questa fase storica…mi piacerebbe avere la speranza che mostri di possedere ed e' confortante la tua saggezza, ma mi chiedo come facciamo osservando il circostante spettacolo deprimente?

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    1. Ugo dobbiamo partire dalle sfere più piccole e più prossime. Insomma dalle persone vicine con le quali dobbiamo instaurare un dialogo, non un monologo.

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      1. Gigi, mi applico quotidianamente in questo esercizio…ma lo spettacolo circostante è davvero sconfortante ;-)

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