Condivido l’intervista inerente il mio primo libro, “La cittadinanza digitale“, che l’amico Claudio Forghieri, direttore della rivista eGov di Maggioli ha pubblicato sul suo Scribd e che, comunque, è disponibile sul numero della rivista di questo mese.
Oggi, assistevo al gran premio di Formula 1 che, purtroppo, viste le pessime condizioni metereologiche, non riusciva a trasmettere nessun interesse.
I conduttori della RAI, non sapendo come intrattenere gli spettatori si son messi a elucubrare sui social network e sul supporto che questi offrono ai piloti e ai team.
Dico spesso, durante le mie docenze, che il traino del mainstream, per lo meno nel nostro paese, è fondamentale per fidelizzare l’utenza nei confronti delle nuove dinamiche del web sociale e, spesso, mi è difficile spiegare cos’è un aggregatore di stream.
Un ottimo esempio, potrebbe essere questo che ho trovato stamane, cercando sul web qualcosa di più interessante di una coda di macchine in fila indiana sotto la pioggia.
The Big Picture di Boston.com (che ci delizia sempre con reportage fotografici straordinari), ci mostra cosa sta succedendo dall’altra parte del confine, per molto meno………..
L’ottimo Pierluca (autorevole fonte, nonchè acuto osservatore del settore), si chiede come sia possibile un “silenzio stampa” bipartisan, difronte ai dati allucinanti dell’ultimo rapporto sulla libertà di stampa.
Del giornalismo ????? asservito, sono abbastanza nauseato. Della querelle stucchevole, e mal interpretata, dai vari Mentana, Travaglio, Belpietro e De Gregorio giovedì sera da Santoro, sono disgustato.
Credo che il settore italiano (editori in testa), debba essere rifondato attraverso due semplici regole:
Eliminazione dei contributi di stato
Scioglimento dell’ordine……ooops, corporazione!
Insomma liberi tutti e che vinca il migliore.
A chi obbietta che, senza regole e senza contributi, si andrebbe incontro a una situazione paradossale con i giornali pilotati dai potenti e pieni zeppi di pubblicità, rispondo: E ADESSO?
p.s. la mia risposta al post di Pierluca su FF: ”Pier, ok tutto vero ma il giornale dove scrive Michele Serra, non mi sembra che voglia distinguersi…….nel guano ci sguazza alla grande. Anche Repubblica preferisce il gossip all”inchiesta. Sul servilismo ….che ti devo dire. Se l’aspetto economico/stipendiale prevale sulla passione e sull’etica è un problema di specchi. Alcuni giornalisti hanno il bagno di casa senza specchi, dunque ogni mattina sono sempre più carichi di orgoglioso servilismo.“
Purtroppo, causa impegni di lavoro, non potrò essere della partita ma son sicurissimo che i due compagni di merende, sapranno intrattenere il folto pubblico….mi dicono che l’evento è sold out!
Forse, farò un apparizione in video, come Mr. B, parlerò (giuro per non più di um ninuto) ai “promotori dell’usabilità” :-)
…….a suonare per noi, proprio per noi”. E vabbè mi son fatto suggestionare da Raffaella Carrà, che ci volete fare.
Ora non pretendo che siate daccordo con me e, sul tema della Banda Larga, ho sempre avuto una posizione in controtendenza.
A) Primo perchè ci si ostina a markettare una banda larga mobile quando quella tradizionale, via infrastruttura terrestre, è ancora tutta da inventare.
B) Secondo perchè, se di incentivi si parla, questi son davvero poca cosa. #fail
C) Terzo perchè la banda larga, per lo meno nell’italico paese, serve ancora per cazzeggiare e divertirsi. L’economia da terzo mondo a cui siamo ancorati, ancora non è pronta.
Qualcuno si ostina ancora a chiamarlo……qualunquismo?
Il 21 settembre scorso, il deputato Borghesi dell’IDV, ha proposto l’abolizione del vitalizio spettante ai parlamentari, dopo soli 5 anni di legislatura.
La motivazione di Borghesi trova ragione nell’iniquità che tale trattamento determina rispetto alle modalità di pensionamento previste per i lavoratori dipendenti, i quali, infatti, devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione.
Indovinate un po’ come è andata a finire! ……dal momento che tv e giornali non ne han parlato quasi per niente.
Chiedo ai presentatori se accedano all’invito al ritiro dell’ordine del giorno Borghesi n. 9/Doc. VIII, n. 6/5, formulato dal Collegio dei questori. ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, noi non possiamo ritirare quest’ordine del giorno, perché crediamo che su questo punto sia necessario intervenire.
L’abbiamo inserito nella contromanovra alla manovra economica del Governo, che è stata trasformata in un progetto di legge che qui non abbiamo potuto poi votare perché il Governo ha posto la questione di fiducia, ma riteniamo che questo sia un tema al quale i cittadini sono giustamente sensibili. Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno – ce ne sono tre – e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità. Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all’ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’INPS ha creato con gestione a tassazione separata. Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati. Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice delibera dell’Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l’anno. Per questo motivo, chiediamo che la Camera si esprima su questo punto e vogliamo davvero dire che non c’è nulla, ma proprio nulla, di demagogico in questa nostra proposta (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Borghesi n. 9/Doc. VIII, n. 6/5, non accettato dal Collegio dei questori. Dichiaro aperta la votazione. (Segue la votazione). Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).