Ieri sera mi sono addormentato col pensiero fisso della morte.
Prima di andare a letto ho chiesto a mia moglie: “Quanti anni ci mancheranno? 30, 40?” Che presunzione, ho pensato poi, mentre stentavo nel prendere il sonno.
Sarà la cupezza, la tristezza, la mestizia che accompagna questa giornata autunnale. Oggi, infatti, è passato un anno da quando mio padre è andato avanti.
E allora ieri sera, al pensiero di questo triste anniversario, non riuscivo a chiudere occhio. I pensieri si affastellavano in un turbinio di flashback e di nuovi propositi. Vorrei fare un sacco di cose che non l’ho ancora fatto. Poi i flashback mi riproponevano tante occasioni perdute che, nei pochi anni rimanenti, vorrei riuscire a recuperare. E ne vorrei fare altre ed altre ancora.
Nel turbine dei pensieri un collegamento assurdo: devo ancora raccogliere le foto di mio padre in un album e……mio padre non è su Google.
Cosa c’entra? Non lo so, ma i due pensieri si son palesati in contemporanea e da li ho iniziato a tormentarmi. L’album deve essere digitale, devo scandire le vecchie foto, poi devo fare post produzione su quelle più danneggiate, ci vorrà tempo, e ordinerò l’album via web, spero di fare in tempo. Lui non è su Google non ha una pagina su Wikipedia, non esiste in digitale se non in qualche foto, non ha mai usato un cazzabubbolo digitale, nemmeno il telefonino. E allora?
E allora non lo so ma il tormento continuava e mi stavo chiedendo perchè digitalizzare le foto. Lui non è mai stato digitale e non sarà ricordato per ciò. Forse meglio un vecchio album di cartone con le foto incollate. Anche per la mia anziana madre, forse, sarà meno traumatico.
Che tormento, che tormento. E noi, e io. Cosa farò nei prossimi anni? Perchè digitalizzare tutto? Perchè lasciare ai posteri, ai miei figli un eredità digitale che non interesserà a nessuno. Cosa ne sarà di tutto quello che sto digitalizzando. Quanto in basso nel rank di Google verranno collocati i contenuti che sto creando? Perchè dannarsi allora?
Non lo so non ho risposte ma solo tormenti. Ne vale davvero la pena? La fatica di stare al passo non mi sta portando distante dai sentimenti più importanti? Sto solo riflettendo ad alta voce in un contenitore digitale. Ha senso?
Eppure il digitale è intrigante, è facile, ma è costoso. In termini di tempo, forse troppo. Ha senso?
Confesso, alcuni giorni fa, ho letto questa serie di articoli sul NYT: http://topics.nytimes.com/topics/features/timestopics/series/your_brain_on_computers/index.html e forse sono la causa di tutto. O forse no, la causa sono solo i miei tormenti.
gigi tu fai brutti sogni.
te l’ho già detto
alla tua età la peperonata ti fà male.
io almeno ho sognato di avere vinto al superenalotto!
e mi è sembrato uno di quei sogni premonitori.
:-))))
Ah, quindi sei un “sistemista”!
ma che bei pensieri che ti vengono prima di dormire,
quanti me ne restano da campare, 30 o 40?
aho, ma che stai nel braccio della morte?
:-)))))
No, fra le braccia di Morfeo!
Ciao, ho cercato di capire un po chi eri ma dal blog non risuscivo poi ho visto da FB. Visto che l’argomento era inusuale volevo vedere se eri uno normale o no. In effetti guardando attorno sembri propio uno normale. Questo potrebbe essere un problema perche io invece mi considero fuori di testa.
Tornando all’argomento e visto il tuo profilo immagino che ti aspetti una bella chiacchierata sul digitale condita di aspetti introspettivi. Io invece voglio prenderla diversamente.
Diciamo che il discorso della scomparsa di qualcuno e dell’importanza dei ricordi è legata ai lontani anni di quando qualcuno mi insegnava i poeti e cosa pensavano.
Io per motivi che non ti sto ad elencare, per non darti proprio la prova che sono fuori di testa col tempo mi sono fatto una mia filosofia del mondo che, vera o no, dà qualche senso alla vita ( e alla morte ? )
Io penso che nel mondo le cose sono solo come possono essere. Delle infinite probabilità ne esiste solo una che si avvera. Io penso che non sia un caso ma che in reltà quella sia la sola possibilità e non potrebbe essere diversamente. Cosi non penso che in giro ci siano cose che nessuno potra mai conoscere. Si il famoso paradosso.
Cosi penso che sarebbe una bella stupidaggine per il mondo creare una miriade di carte e poi fare finta di scoprirne una senza potere mai vedere le altre. Potrebbero essere tutte uguali. O potrebbero essere vuote .
Io penso che sarebbe troppo stupido iniziare una esistenza col solo scopo di arrivare ad una non esistenza.
Cosi penso ad un mondo dove il mondo siamo noi. Un mondo dove in realta nessuno muore perche se dovesse morire sarebbe la non esistenza del mondo.
Un mondo da trattare bene e non condannare perche è il mondo nostro anche con le cose piu perfide e lontane dalla nostra idea è comunque il mondo fatto da noi. Ho fatto tutto questo lungo giro per dire che la morte delle persone vada vista come una parte del nostro mondo che quindi loro-noi , non moriremo.
Sigh.
L'ho riletto un paio di volte, questo commento, e ancora in alcune parti mi è nebuloso.
Sul fatto che le cose possano esse SOLO come in effetti sono, non ho dubbi. Sul fatto che non moriremo, credo però che non ci azzecchi molto col digitale.
Il digitale è un nostro tentativo un po' squallido di far sopravvivere frammenti di noi, a noi stessi.
E non so se questo ne valga la pena.
Finora, chi è sopravvissuto a se stesso (prima del digitale) ……. lo ha fatto grazie alle sue opere o al ricordo FORTE di lui, tramandato per la FORZA delle sue opere o dei suoi gesti. Il mio cruccio è: ma i contenuti digitali sparsi e frammentati, sono un opera o sono solo una "modalità"?
OK, parliamo di cose normali.
Noi siamo il mondo. Possiamo vederlo come un mondo fatto anche dai nostri ricordi dai nostri sentimenti dai nostri sforzi per migliorarlo e dai danni che facciamo quando lo graffiamo con i nostri errori.
Visto cosi non e tanto strano no ? Visto cosi c'entra col fatto che i ricordi siano cosi importanti proprio perche sono parte del mondo.
Si ci sono cose che riguardano il digitale che lasciano un po male. Non esiste una morte digitale esiste solo la nascita, qualcuno dovrà provvedere.
La paura di morire veramente quando si esce dai ricordi di chi ci ha voluto bene di Foscoliana memoria è ancora il senso di vuoto che ci prende pensando che se nessuno ha mai saputo che siamo esistiti allora siamo morti davvero.
Il mondo non da carte che nessuno vedrà mai.
Ora pero cambiamo argomento :) Ciao
Ovvio. Giriamo pagina.