Nelle scorse settimane ho più volte argomentato sul tema del geotagging e della sua utilità sociale e, soprattutto, pubblica.
Durante il mio recente viaggio negli Usa, mi son lasciato sedurre dalle dinamiche di Foursquare e, tornato alla base, ho provato a immaginare alcuni paradigmi che, poi, hanno generato alcuni spunti sintetizzati anche sull’articolo di Nova.
Nova Agosto 2010 http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf
Ma è tutto il tema che corre lungo, e attraverso, il paradigma del “geo” che mi affascina anche da un punto di vista professionale. Sto infatti partecipando a un progetto che prevede una declinazione pubblica e partecipata del geotagging e sto scrivendo un capitolo intero su questo tema per il mio prossimo lavoro editoriale.
Vi assicuro che non è facile persuadere sull’utilità di un modello che, nel mondo del social web si sta diffondendo e sta trovando alcune declinazioni di business interessanti. Le organizzazioni (pubbliche e private) del nostro paese lo vedono ancora come un esercizio ludico che non è facilmente applicabile.
Leggendo il blog di Google Earth a cui sono abbonato, ho scoperto il progetto: Geospatial Revolution ideato per sensibilizzare, contaminare, aiutare, insomma espandere la conoscenza sui sistemi di cartografia web ma, soprattuto sui paradigmi emergenti che accompagnano questo tematismo e tutti i layer che possiamo impilare su di esso: geotagging, realtà aumentata, map sharing, ecc.
Si tratta di narrazioni ma anche di tutorial, insomma un digital story telling per far capire come stiamo cambiando e come sta cambiando il mondo attorno a noi.
Enjoy
Ep 1. Cap. 1
Ep. 1 – Cap. 2
Ep. 1 Cap. 3
Ep. 1 Cap. 4
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