Come preannunciato
Nova Agosto 2010 http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf
Appena provato: http://www.google.com/chat/voice/
Va alla grande, ed è gratis. Dicono per tutto il 2010.

Un grosso in bocca al lupo a Luca che, speriamo, contribuisca a portare sempre più rete e dinamiche del web, nel mainstream nazionale.
Art. 3 del preambolo dello statuto della CEI “…i Vescovi riuniti in assemblea generale e in comunione col Romano Pontefice possono proclamare “congiuntamente la verità cattolica in materia di fede e di morale” alle condizioni previste dalla disciplina canonica, proponendola alla adesione dei loro fedeli …”
p.s. ho grassettato “morale”, di proposito.
Fisichella intervistato dal Giornale: “È lecito che Famiglia Cristiana formuli certi giudizi, anche se questo appare del tutto tendenzioso. Quello che non è corretto è attribuirli al mondo cattolico…”
Scusi eminenza, da tempo Famiglia Cristiana riempie il vuoto causato da un inadempienza della CEI. Se non volete affrontare il tema della morale, lasciatelo fare ai paolini, ne hanno tutti i diritti. Non mi sembra che il “trattamento Boffo” sia moralmente sostenibile, o mi sbaglio?
Finite le ferie ragazzi?
Sembra di si, perchè dopo la lettera di Veltroni al Corriere, anche Vendola sembra accelerare le mosse sulla scacchiera della sinistra.
Premetto che la narrazione di Vendola mi piace e, sotto il profilo comunicativo, lo considero il più preparato fra i possibili nuovi leader. Non riesco però a giudicare la sua azione di governo perchè non vivo in Puglia. Alcuni amici me ne parlano benissimo, altri hanno grosse perplessità ma, indubbiamente, se è riuscito a battere D’Alema e a dividere il centro destra, avrà sicuramente delle qualità tattiche.
Ma non è di tattica che voglio argomentare perchè, come scrivevo ieri analizzando al lettera di Veltroni, considero sbagliatissimo inseguire gli errori/orrori della destra cercando di trarne vantaggi elettorali. Considero, inoltre, suicida condurre campagne mediatiche sull’etica della politica (Daddario, Noemi e massaggi romani) perchè dall’altra parte son molto più cinici e spietati e sul becero terreno dello sputtanamento son più bravi e hanno il vantaggio di ottenere i dossier da chi governa gli istituti di intelligence.
Detto questo, ribadisco che mi è piaciuto il Vendola di Piazza del Popolo. Quel giorno, la narrazione, lo stile comunicativo, la passione hanno dimostrato che si può parlare alla gente di sinistra con passione, senza la puzza sotto il naso e, allo stesso tempo, infondendo grande speranza. Quella speranza che alla gente di sinistra manca da anni.
Purtroppo sembra che Vendola si sia fermato qui e, ora, speri di vincere le primarie solo con lo stile, la verve e l’intelligenza che non gli manca. Son buone doti, ma non bastano.
Ne lui, ne Veltroni ieri, hanno avanzato proposte per un paese che, uscito finalmente dal berlusconismo, dovrà basare la sua rinascita su dei fondamentali nuovi che non possono essere solamente la bandiera, la costitituzione la morale e la legalità.
I leader della sinistra devono avere il coraggio di fare proposte forti, straordinarie ma, allo stesso tempo, concrete. Il nuovo paese dovrà basarsi su un progetto che ancora non c’è. Inseguendo la destra sui suoi errori non si costruisce un progetto. Inseguendo strategie per governi tecnici non si costruisce un programma credibile.
Vendola lo disse a Roma proprio alla manifestazione di Marzo: “… non abbiamo ancora un racconto credibile ….un cantiere dell’alternativa…”. Ecco, perchè allora non astenersi del tutto dall’osservare, criticare e, soprattutto, enfatizzare le debolezze dell’avversario e concentrarsi nello scrivere 10 punti seri, credibili e fattibili ?
Chiamatele fabbriche, chiamateli cantieri, chiamateli think tank, come volete, ma fatelo ora, concentratevi su questo, disegnate un paese nuovo, altrimenti levatevi di torno e lasciatelo costruire ai giovani che hanno talento e fantasia da spendere.
Abbiamo ancora delle istituzioni forti e un equilibrio di poteri che resiste nonostante i continui attentati, ma tutto ciò è vecchio anche per la gente di sinistra che oggi vuol riconoscersi nel modernismo e nel progresso. La sinistra deve avere il coraggio di affrontare il nodo che Berlinguer aveva appena accennato, ovvero, ripulire le istituzioni dall’occupazione dei partiti. Il primo articolo di un programma che voterei subito e che suggerisco a chi si candida alle primarie è molto semplice: I partiti non partecipano al sistema delle nomine.
I magistrati scelgano il loro consiglio, i banchieri il loro e via così fino alla federcalcio e alla bocciofila parrocchiale.
Il politico deve tornare a disegnare strategie per un paese migliore, governare le istituzioni pubbliche, presidiare gli organi di controllo sociale, economico, ecc. e lasciare che la managerialità trovi i cavalli vincenti nel mercato, non nelle sezioni dei partiti. Oggi chi fa politica, molto spesso, lo fa per opportunismo e tornaconto personale, per accedere a una scrivania che, con il solo sistema del merito non avrebbe mai avuto modo di occupare.
Se questo cambiamento auspicato da Berlinguer non avverrà (e ancora non avviene nemmeno nelle regioni e negli enti amministrati dalla sinistra) è inutile parlare degli altri nove punti perchè senza un passo indietro della politica non si può parlare di nulla di nuovo.

La lettera di Veltroni al Corriere sembra quella di una persona per bene. E credo che lui lo sia.
O, per lo meno, credo sia più pulito e onesto di molti suoi compari dell’attuale opposizione.
Purtroppo, pur condividendo il concetto: “...una distanza siderale tra la vita politica e i reali bisogni dei cittadini..“, non sono d’accordo sulla sua strategia che, per l’ennesima volta, è tutta rivolta CONTRO, e alimenta sempre di più una contrapposizione ideologica che scatena gli ultrà delle opposte fazioni.
Contrapposizione che si basa su presunte differenze ideologica ma che, purtroppo, differisce solo nelle strategie e negli schemi e non certo sui contenuti che, ormai, non sono più al centro del dibattito politico.
Chi ha avuto la fortuna di vivere negli anni ’70 o ’80, in un clima di fortissima contrapposizione ideologica (vedere i bellissimi programmi di Minoli per credere), potrà ricordare una battaglia politica quasi drammatica: divorzio si, divorzio no; scala mobile si, scala mobile no; Nato si, Nato no, ecc. Quindi temi sociali, di politica estera, economia, ecc. che tentavano di far nascere e progredire una repubblica giovane. Eppure i massimi esponenti dei due blocchi (DC e PCI) si rispettavano e si stimavano, e avevano una precisa idea di SISTEMA PAESE.
Berlusconi e il vuoto ideologico che ha generato, si batte con un nuovo PROGETTO PAESE che la sinistra ancora non sa declinare. Mi dispiace Walter, hai citato i grandi, ma con loro non ci puoi stare: #FAIL!
Il tema del geotagging ha assorbito gran parte delle discussioni della scorsa settimana. Con un po’ di ritardo pubblico un pezzo che avevo scritto per……..vabbè, uscirà a giorni su carta e un po’ trasformato e più leggibile per le masse :-)
Enjoy
Si racconta che non solo la cupola mafiosa, ma gran parte degli italiani, furono spiati da Tim con il sistema Radar, una Echelon spaghetti e pizza che ha inguaiato non poco i vertici della Telecom negli anni 2007/2008.
Si racconta che le antenne dei nostri telefonini segnalano sempre dove ci troviamo, anche a telefono spento. Si sa che l’incrocio dei dati sui movimenti delle nostre carte di credito è un gioco da ragazzi.
E’ sempre stata così ovvia l’indignazione verso chiunque voglia carpire i nostri segreti, la nostra tranquillità e i sentimenti che si celano dietro i comportamenti di tutti i giorni. Quando abbiamo visto “Nemico Pubblico” (Enemy of the State) era il 1998 e il web sociale non era ancora diffuso come oggi. Will Smith era il nostro eroe e in lui ci siamo immedesimati per dire no ad ogni invasione della nostra privacy.
Poi, la voglia di socializzare ha prevalso e i servizi e gli strumenti associati al social networking hanno ridimensionato il problema. Anzi, il vero paradosso è che lo hanno stravolto.

Ora siamo noi (alcuni di noi) che, più o meno consapevolmente, abbiamo deciso di mettere in piazza ogni nostro spostamento associandovi una preferenza, un consiglio, un’altra relazione, una motivazione, insomma un sentimento.
E’ il fenomeno del geotagging o geolocalizzazione sociale che, dopo l’ottimo lavoro degli apripista (Brightkite, Gowalla e Foursquare su tutti) e un flop galattico (Google Latitude), ora diventa un punto di forza per Twitter e, come consuetudine, con molto più chiasso ed enfasi, anche per Facebook places.
A dire il vero, il contesto è molto più vasto e non coinvolge solo le reti sociali sul web e le applicazioni palmari ma, soprattutto, il mondo dei provider di mappe digitali, prova ne sia la funzionalità Map Share del colosso Tom Tom (introdotta già nel 2007) o il più recente sviluppo di Ovi Maps di Nokia che già condivide i “luoghi” su Facebook. Ma è tutto il mondo che gravita attorno ai sistemi di map sharing che sta beneficiando dell’approccio sociale, sino a spingere la diffusione di sistemi alternativi basati esclusivamente sulla condivisione come l’ottimo Waze che, grazie alle continue segnalazioni degli utenti, garantisce percorsi alternativi e self-training mode.

Se, da un lato, la socialità e l’adesione di massa a questi servizi beneficia, in vario modo, del tam tam della rete e dell’enfasi che gli early adaptors riescono a imporre, va detto che i modelli di business sono diversi e, alcuni, ancora di difficile comprensione.
Gowalla e Foursquare in primis, rappresentano già una tendenza in essere che si basa su un concetto che provo a significare con il termine “human POI”. Gli utenti di questi social network si prestano a descrivere luoghi (point of interest) in modo dettagliato ma con una buona dose di “sentiment”. Di solito sono locali per giovani e/o di tendenza che, grazie ai suggerimenti degli utenti del social network, beneficiano di un marketing a basso costo ma basato sulla reciproca fiducia degli aderenti (circle of trust). Il business viene incentivato dagli stessi esercenti che premiano i loro fan con scontistiche, parties dedicati e altre forme di incentivi.
Facebook places, per ora, non sembra delineare un modello di business definito, bensì una rendita da posizione basta sulla larghissima base di utenti, in assoluto, la più vasta nei social network conosciuti. A Facebook non interessa, per ora, sfruttare “places” per fini di business e, infatti, la campagna di comunicazione è di basso profilo: (“informa/tagga gli amici per informarli di dove mi trovo”, oppure, “mostrami quando gli amici e le altre persone registrate sono nelle vicinanze”). L’intento, dunque, sembra quello di rendere comprensibile il nuovo servizio alla generalità degli utenti della piattaforma, per poi applicarci delle funzionalità di business. As usual.
Resta da scoprire un paradigma ancora tutto da disegnare e che, in un certo senso, potrebbe essere il primo grande mash-up sociale della rete e dei sistemi di convergenza (GPS, WEB, GSM).
Questa grande socialità che tende a mettere in secondo piano le problematiche di privacy enunciate in premessa, potrebbe essere usata per dei POI di pubblica utilità arricchiti dalla dimestichezza acquisita, dalla fidelizzazione degli strumenti e dalla discesa in campo dei vari detentori dei dati tecnici affidabili e certificati. Prova ne sia che tutto il tema dell’Open Data è fondamentalmente rivolto al contesto geospaziale.
Se, da un lato, per la consapevole adesione alle dinamiche sociali, accettiamo anche i limiti di questi servizi (scarsa affidabilità di precisione, presenza di fake, ecc.) quando abbiamo bisogno di dati certi, dobbiamo affidarci ai provider ufficiali, siano essi delle Telco (mappe fornite dai gestori di telefonia cellulare) o meglio ancora gli enti che gestiscono i sistemi territoriali.
L’immaginazione ci porterebbe a fantasticare il giorno in cui un mash-up fra POI sociali (gestiti dagli utenti) e carta tecniche elaborate dai GIS, possano far estrarre vivo uno scampato al terremoto, localizzandolo non solo in base alla sua segnalazione ma, soprattutto, grazie all’interoperabilità con le coordinate ufficiali.
Sono, insomma, quei pallini e quelle bandierine (segnalatori) che spesso ci accompagnano su Google Maps e che ora vengono sfruttati da tutti i sistemi di geotagging che, in futuro, dovrebbe convergere verso una piena sinergia con i fornitori di dati geospaziali, per garantire un arricchimento sociale e sentimentale degli stessi e sviluppare modelli di business dal sicuro appeal ma, soprattutto, servizi di pubblica utilità che possano far percepire il valore di un sistema di geotagging che, per ora, assume ancora la connotazione di puro “cazzeggio”.
Tempo fa leggevo di un sorpasso, da tempo annunciato, di Facebook su Google. Va da se che molti abbiano immaginato una nuova frontiera dell’intrattenimento e del business, ovviamente associato alla pubblicità.
Oggi, guardando questa infografia di Jess3, resto però perplesso sui numeri e parto dalla considerazione più banale, legata ai grandi eventi televisivi. Se una partita di calcio o un grande concerto musicale riescono a tenere incollati davanti alla televisione miliardi di persone contemporaneamente, mi sa che la strada è ancora lunga, specialmente per la raccolta pubblicitaria e, se si comprende ciò, forse, si comprende un po’ meglio cosa sta succedendo nel nostro paese e quali sono gli interessi economici che, quasi sempre, stanno dietro alla politica e agli affari degli ultimi anni (processi e indagini comprese).
Il resto è fuffa!