Sulle strade di Philadelphia

In questa terra colonizzata dai quaccheri inizio a comprendere l’orgoglio (proud to be american), il fanatismo e la pamcia di questo immenso paese.
Ieri sera abbiamo girovagato per il quartiere del “mercato italiano” e mi ha colpito l’italianita’ di due simboli nazionali come Geno’s e Pat’s, due locali famosissimi in tutti gli Usa per la leggendaria CHEESESTEAK.
Nulla di spaziale, sia chiaro, ma l’insieme trasudava di reliquie patriottiche, monumenti ai cops caduti per difendere la brava gente, hall of fame militari e parata di star (in fotografia)…….anche la nostra Loren e’ passata da Geno’s.
Ovvio che sia cosi’, e’ la citta’ della dichiarazione di indipendenza, della Liberty Bell, della costituzione. E’ da qui che si e’ iniziato ad “esportare” il modello.
Ma quale, quello della gente che mangia in piedi camminando le schifezze piu’ immonde condite con quantita’ industriali di ketchup?
Che strani da queste parti, ingrassano in modo assurdo e poi tutti assieme corrono su e giu’ per la scalinata del Museo delle Arti dove Rocky Balboa alzando le braccia al cielo di Philadelphia urlava: Adrianaaaaaaaa!

Oltre il rito, una comunita'

Siano tornati, dopo tre anni, alla Saint Aloysius church di Harlem.
Per molti stranieri la messa gospel e’ una delle tante attrazioni di New York, per noi no, e’ innanzi tutto una messa domenicale.
Devo ammettere che le code che si formano fuori dalle chiese battiste, anglicane, metodiste, ecc, alla domenica mattina in quel di Harlem, non mi piacciono molto, e la faccia della gente in coda, assomiglia troppo a quella gia’ vista a Gardaland o in un qualsiasi altro parco divertimenti.
Successe nel Giugno del 2007 che un gentilissimo signore di colore capi’ il nostro disagio e ci indico’ una chiesa cattolica sulla 132 West.
Ieri ci siamo tornati per seguire una messa che dura quasi due ore e, pur seguendo la ritualita’ cattolica, si mescola con i canti gospel e tanti momenti “sociali” commoventi, aggreganti e anche intriganti e un po’ pettegoli per la nostra mentalita’.
Un ibridazione che va oltre il rito e diventa quasi un happening.
La comunita’ si salda con preghiere spontanee che sono racconti di vita, improvvisazione e commoventi manifestazioni di solidarieta’ in diretta.
La comunita’ nera innesta nel noioso rito della messa a cui siamo abituati, canti corali, assoli mozzafiato e tanti inserti di affetto vero come l’accoglienza degli ospiti (fra i quali, noi) e soprattutto il rito dello scambio della pace che dura quasi 20 minuti con tutti che abbracciano tutti, scambiandosi regali e il prete che abbraccia uno a uno i suoi fedeli. E mi ritrovo allora con un bimbo di colore in braccio e a fare la conoscenza del celebrante che racconta di chiamarsi Pellegrini ma che di italiano conosce solo le dirty words.
Mi colpisce molto la lettura del vangelo che non viene effettuata dall’altare ma bensi’ camminando fra i banchi con il testo aperto fra le mani.
E mi chiedo ancora il perche” di un conservatorismo anacronistico come quello della chiesa romana, spacciato per sano tradizionalismo e integralismo morale. Credo che alla lunga svuotera’ le chiese perche’ noioso e fuori dalla logica moderna di una societa’ che e’ prima di tutto comunita’ vera.
Domani scendiamo verso Philadelphia.

Compleanno al Village

Una giornata intera a Downtown Manhattan per scappare dal caos e dalle banalita’ turistiche.
Siamo tornati su luoghi in parte gia’ visti per provare a vivere un po’ da newyorkesi. Il Chelsea Market che assomiglia al mercato di Camdem di Londra (piu’ in piccolo e piu’ ordinato).
Lo shopping a Soho e poi la passeggiata lungo la High Line, con tanti momenti di niente, spesi ad oziare e guardare gli altri che passeggiano.
Cena all’East Village, sempre piu’ vivo e piu’ trendy e passeggiata finale a Uniom Square per comprare i Muffins per la colazione di domani.
Buona notte, e son 52.

Recensione senza averlo mai avuto

Il ciclo. Non cominciamo a fraintendere.

Dovete sapere che il tenutario del blog ha recensito una applicazione per iPhone. E fin qui. E’ abbastanza in gamba e tecnicamente preparato per recensire applicazioni, infatti tiene una rubrica su Wired dove è solito spiegare applicazioni utili e futili per Blackberry e iPhone.

Orbene, cosa accade? L’ultima recensione riguarda una app per calcolare e tenere sotto controllo il ciclo.

Si tratta della prova e recensione di Calcola Ciclo prodotta da Giulio Giorgetti di Sviluppoiphoneitalia, applicazione che consente di tenere sotto controllo il ciclo mestruale, di memorizzare le date mensili in cui esso occorre e, in tempo reale, calcolare gli intervalli e la media in giorni del ciclo stesso.

Possiamo quindi avere sempre a portata di mano un utile promemoria da portare, ad esempio, al ginecologo.
 L’app Calcola Ciclo consente, inoltre, di fare la previsione sull’arrivo del prossimo ciclo, basandosi sui dati storici inseriti segnalando anche i probabili giorni di fertilità.

Se volete, potete scaricare l’app e provarla anche voi, colleghe donne (si, s’è capito, son sempre catepol).

Non essendo proprio tecnico, il ragazzo, dal momento che recensisce app certo con competenza, ma in questo caso, converrete,  il ciclo non lo ha mai avuto, ha chiesto consulenza a me e Galatea prima di inviare il pezzo.

Volevate ben dire eh?

Solo che poi noi due donnine ci siam messe a parlare tra noi di cicli nostri…estromettendolo!

Cose che non cambiano

Le sirene a tutte le ore
I condizionatori sparati a mille
La gente che mangia camminando
I business man che attraversano la strada scrivendo mail sul Blackberry
Gli atleti piu’ improbabili che fanno jogging a Central Park
I rapper che improvvisano spettacoli in ogni angolo
I colori e le atmosfere di un Village sempre piu’ ……. Village
La notte che non e’ mai diversa dal giorno
La certezza che non esistono tante razze, ma una sola razza umana
E tanti altri luoghi comuni che si confermano ogni volta che NYC vorrebbe stupirmi con qualcosa di diverso.
Certo il diverso c’e', in ogni piega, in ogni sfumatura, in ognuno dei protagonisti di questa che non e’ una citta’, bensi’ un sistema unico al mondo.

Il 2.0 spiegato dai Beatles

(via Funky Professor)

(NB ciao sono @catepol e non riesco a far vedere le slides direttamente nel post, il titolare non c’è, come sapete passo di qua ad innaffiare il giardino, se riesco a risolvere questa questione tecnica vedrete le slides, altrimenti cliccate sul link)