immagine di Attilio Salci
Lo so, lo so non è trendy. Parlare di regole, di senso del dovere, di senso civico, ormai è fuori moda. Sono argomenti che annoiano i più e che fanno male a chi li propone. A quei vecchi babbioni che continuano con la cantilena del “si stava meglio quando si stava peggio”. Già, che noia!
Storiella vissuta n.1
Sono alla fermata dell’autobus di Via Carducci a Mestre e, assieme a diversi altri utenti, attendo la corsa che mi porta in ufficio. Il traffico è quello solito e si formano code abbastanza lunghe al semaforo poco distante dalla fermata. Spesso accade che la coda si prolunghi fino ad invadere le linee gialle della fermata stessa e costringa, poi, l’autobus che sta arrivando per raccoglierci, ad attendere qualche minuto .
L’autista, forse stressato, forse distratto, forse italiano, decide di fermarsi 150 metri prima della fermata, spazientito dalla coda di auto. Guardo la scena, vedo che dal posto di guida ci fa segno con le braccia “…venite avanti…”. Resto sorpreso e allargo le braccia in segno di sconforto. A qual punto mi incammino fra le auto in coda, raggiungo l’autobus e subito gli chiedo: “mi scusi ma perchè non ha raggiunto la fermata e ci ha raccolto regolarmente dove indicato?”. Apriti cielo, inizia a insultarmi a delirare (ovvio che si tratta di un italiano doc) e, fra le tante frasi alla cazzo, la più bella: “…anche voi utenti ne combinate tante…”!
Eh?
Vabbè, mi hai toccato e allora la mia indole da rompicoglioni prende il sopravento. Inizio solo a ricordagli che svolge un servizio pubblico, che deve rispettare le regole, che c’è un contratto di servizio, che se ci fosse un disabile o qualche anziano lo metterebbe in condizioni disagevoli, ecc. Ovviamente continua nel suo delirio e cerca di farmi passare dalla parte del torto perchè, ovviamente……..dove sta il problema? Son salito, l’autobus cammina, a cosa servono regole e doveri? A cosa serve l’educazione e il senso civico?
Non che mi illudessi di avere un appoggio particolare dagli altri utenti. Infatti erano quasi tutti italiani. INDIFFERENZA! Anzi, mi son sentito proprio un pesce fuor d’acqua e alcuni sguardi erano indicativi, molto indicativi, lasciavano intendere un “…non romper le palle, sali e stai zitto che delle TUE regole frega a nessuno…”. Già, MIE regole. Già!
Storiella vissuta n. 2
Caos al gate di Fiumicino. Il volo 1483 per Venezia delle 21.05 sparisce dal monitor e appare, al suo posto, un volo 1473 delle 21.40. Conseguente agitazione dei passeggeri, personale aereoportuale in panico, l’uscita B11 presa d’assalto da tutti gli utenti che chiedono informazioni. Dove cazzo è finito il volo?
Il personale non capisce, telefona, e ci dice serenamente: “…ma è questo il vostro volo, solo che partirà in ritardo!…” .”No guardi, noi abbiamo l’indicazione precisa del volo 1483 sulla carta d’imbarco, li c’è scritto 1473, è un altro volo”. E via con le prime imprecazioni. Il caos aumenta.
Alle 21.25 il personale aereoportuale, senza avviso sonoro, si esercita in un passaparola, tutti giù al gate B22 a piano terra il vostro aereo partirà da li in ritardo. Corsetta buffa lungo l’aereostazione da parte di un centinaio di persone che si precipitano, armi e bagagli, verso il nuovo gate indicato, con sorpresa finale.
Al gate B22, infatti, l’indicazione riporta un volo per Bari che, dalle 20.30 è spostato alle 24.30 con conseguente rissa fra il personale e gli utenti, incertezza sulle indicazioni dei pasti offerti per il disagio (gentilmente offerti da Alitalia) e sul supporto garantito per eventuali alternative (forse un treno nella notte?). In questo caos, noi del volo per Venezia che ci azzecchiamo? Infatti il personale del gate ci guarda stralunato e ci dice che del nostro aereo non sa nulla. Apriti cielo, il gate diventa un ring. Italiani incravattati e dall’aria vagamente professional esprimono ghigni degni dei lottatori di sumo.
Alla fine arriva la telefonata, il nostro aereo arriverà proprio a quel gate. Speriamo presto e, appena si risolveranno i problemi degli sventurati che dovevano prendere il volo per Bari.
Nel mentre tutto ciò si complica e si aggroviglia, arriva un signore sudato e trafelato che comunica al personale del gate di aver portato giù personalmente il disabile dimenticato da tutti e ovviamente dall’assistenza portuale. Mi viene un groppo in gola e scorgo la carrozzina del disabile nel mezzo del caos fra i professianal che urlano e alcuni stranieri che non capiscono cosa sta succedendo. Ovviamente ci si mette in mezzo pure un cinese che non capisce ne l’inglese ne l’italiano. Hai visto mai?
Alla fine l’annuncio, l’aereo partirà, i posti assegnati non saranno più validi (urla e bestemmie all’indirizzo di CAI, Colaninno, new e old company e chi più ne ha più ne metta).
Alle 22 e 10 si parte e in aereo, dopo la guerra per i posti dovuta anche alla mancata disponibilità di una delle due scalette, ci si siede e si borbotta facendo comunella con gente sin prima sconosciuta. Un signore di Crotone mi accompagna in una amabile chiaccherata sui valori, sull’etica, sul diritto, sui doveri, sull’orgoglio, sul senso di appartenenza…..sull’INDIFFIFERENZA. “Vedrà”, mi dice, “appena atterrati, tutti spazzoleranno la forfora e i problemi alla fonte verranno rimossi”.
Purtroppo non è proprio così. Appena atterrati sorge un problema fra un signore, il suo trolley e il personale aereoportuale preposto a consegnare i bagagli eccedenti dalla stiva. Non si capisce bene quel che succede ma, l’addetto (di colore) a un certo punto alza la voce “…aspetta un attimo che chiamo il mio responsabile….” Apriti cielo, dal fondo del bus un signore professional, con cravatta e 24 ore intima in perfetto veneto: “..torna da dove che ti xe vignuo e no sta romper i co….”. Ecco, l’anello debole è colpito a morte, come sempre, come è sempre stato.
Basta scaricare le nostre frustrazioni sull’ultimo della classe e tutto può continuare nell’indifferenza generale.
Maledetti italiani!