
Il flame può essere definito come: “un messaggio deliberatamente ostile e provocatorio inviato da un utente alla comunità“.
Il web sociale (se volete ancora chiamarlo 2.0 va bene lo stesso) ha esaltato questa dinamica grazie alla straordinaria penetrazione di strumenti interattivi che permettono lo svilupparsi di discussioni in tempo reale. Spesso questi strumenti/servizi vengono accumunati sotto al voce: lifestreaming.
L’utilizzo del flame come forma di marketing virale o di esaltazione del proprio brand è un fenomeno che sta prendendo sempre più piede sui palinsesti web-sociali. Twitter, Facebook e soprattutto Friendfeed sono particolarmente adatti a questa dinamica che, sempre di più, viene usata per attirare l’attenzione su se stessi o sui propri prodotti e servizi.
E’ un cambio di passo al quale sto assistendo con curiosità. Va anche detto che questa forma di marketing virale urlato, è figlia diretta dei nuovi format televisivi, dove la forma prevale nettamente sul contenuto.
Quindi, nulla di male, anzi, è in linea con la desertificazione culturale in atto, che sta attecchendo anche nel web sociale.
Alcuni giorni fa, durante un dibattito, mi chiesero cosa penso dell’evoluzione del web sociale in italia. Ho risposto con una frase secca: “Per ora si tratta di puro entertainment!“. Allo sviluppo economico e alla competitività indotta, ci penseremo un’ altra volta.
sono completamente d'accordo. Io per altro comincio a sentirmi un po' a disagio. Sembra che l'aggressività sia la via scelta dalla maggioranza delle persone per portare avanti le proprie idee. La cosa davvero inquietante è che sempre più spesso chi usa l'aggressività e la provocazione, se tu rispondi in maniera ferma, contrattacca dicendo che sei tu che non ti metti in discussione. Come se mettersi in discussione perché qualcuno ti dà del cretino fosse un valore in se'.
Il valore delle discussioni sta nei contenuti, non nei protagonisti. Prima o poi lo capiremo?
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