Prima lo è stato Microsoft, poi Google e adesso? Che sia davvero Facebook il diavolo travestito da persuasore tecnologico?
Delle mie perplessità sui bottoni e sullo sconfinamento, ho già scritto due righe ieri su questo blog. Oggi ho letto tantissimi articoli tecnici, tutti protesi a spiegare come riempirsi di bottoni e di like.
Pochi hanno argomentato su temi laterali che presto diventeranno caldissimi: Luca si è raccomandato che le “alternative” possano continuare a svilupparsi, Matteo, ha intravisto un occasione storica per la diffusione del web semantico e c’è persino chi ha definito il giocattolo di Mark Zuckerberg un perfetto sistema di controllo globale.

Negli USA, Facebook è anche un prodotto nazionale che paga le tasse e garantisce posti di lavoro. Eppure quattro senatori democratici hanno scritto una lettera al giovane Mark per manifestare le loro preoccupazioni.
Il monito, la tiratina di orecchie, la preoccupazione è sobria, educata e moderata ma c’è, ed è l’ennesima dimostrazione che, ogni qual volta si attenti ai principi fondamentali della democrazia, l’America è attenta.
Per comodità, e vista l’importanza, linko l’articolo con la traduzione automatica e aspetto un commento da Vincenzo che, su questi temi, è un ricercatore e n commentatore prezioso.
Penso che l'attenzione dei politici su questi temi sia lodevole, soprattutto a questo livello di profondità. Più se ne parla anche criticando le fughe in avanti di Facebook (opt-in e instant personalization) e meglio è per tutti.
Vincenzo se riesci a fare un salto anche tu il 18 e il 19 al ForumPA, ne trovi una valanga di politici italiani da educare…….mica son così attenti come quelli USA. Anche perchè, i nostri, i cazzabubboli digitali mica li usano.
@gigi: intanto ti faccio avere quello introduttivo sugli open data, e poi vedrò di accontentarti con qualche pensiero in merito ai social + PA .)
Al di là dell'aspetto tecnico, che è sicuramente importante, direi che è il momento di ricitare un'altra parte della storia, messa in luce anche da questa tua segnalazione.
La preoccupazione esiste, perchè un'azienda avrà sempre gli interessi a non dare il totale controllo nelle mani dei propri utenti.
E lo dice Bruce Shneiner, che ho citato in un post di Simone Favaro:
-> Privacy: da questione legale ad etica
-> Privacy and control
La tecnologia non è neutrale: dipende dalla visione del mondo di chi la disegna, e la implementa poi. Facebook ha avuto il merito di rendere palese la user experience accentrata sulla nostra rete sociale.
Ora è compito delle alternative proporre strumenti molto più a misura delle persone e meno del profitto, in un certo senso.
E la direzione delle discussioni che stanno emergendo su OpenLike con l'integrazione degli ambienti semweb like, hanno proprio questo sentore.
-> OLike Distribution
Il merito della vicenda è che l'agenda setting mediatica ora ne è sempre più consapevole di queste dinamiche: per questo è comunque un fatto positivo.
Molto dipende poi dal sentiment delle persone, come sempre.
Matteo, anche su queste cose, hai voglia di preparare un podcast declinato all'uso dei social media che deve fare la PA? See my last post on the top :-)