Leggevo e rileggevo questa lettera (segnalata da mia moglie) e alcuni passaggi che riescono a riassumere il grande senso di tristezza che mi assale, quando mi ritrovo ad analizzare gli stessi temi e i tantissimi dubbi di questi ultimi 20 anni.
Un passaggio fra i tanti della lettera: “Destra-Sinistra, Credenti-Atei, Bianchi-Neri, Gialli-Rossi, Nord-Sud, Est-Oves, viviamo di contrapposizioni, come se dovesse per forza esistere la supremazia degli uni sugli altri, come se la nostra sopravvivenza stessa si basasse sul conflitto ancor prima che sulla vittoria degli uni sugli altri. Ma come? Non è il diverso che genera unione? Io sono una persona con moltissime lacune scientifiche e non, sono consapevole della mia immensa ignoranza, ma un incastro non è mai dato dall’incontro di due superfici lisce, uguali; deve esserci una sporgenza da una parte, ed una rientranza dall’altra; devono essere diverse, o sbaglio? Sovrapponendo due figure uguali si avrà nuovamente la stessa figura, sovrapponendone due diverse, almeno una delle due ne risulterà accresciuta. Perchè temiamo così tanto la diversità quando è l’unica cosa che ci fa crescere ed accrescere? Perchè abbiamo la necessità di convincere gli altri delle nostre credenze quando il Signore stesso ordinò ai 12 di non insistere se le loro parole non erano apprezzate? Perchè proprio tra i religiosi ci sono i più intransigenti e tra gli atei i meno disponibili ad un semplice confronto anzichè scontro?“
Eh bella riflessione! :) Grazie per averla postata, è davvero profonda. Io credo che la risposta sia che, come tutti ben sappiamo, "l'abito non fa mai il monaco!" ovvero che non conta la bandiera sotto la quale lavoriamo e sudiamo – non conta il vestito – e ci sono uomini di ogni tipo sotto ogni bandiera – ovvero sotto ogni bandiera si trova sempre di tutto! E dunque non c'è da stupirsi se si trovano religiosi intransigenti e atei non disponibili al dialogo: fanno parte del marasma generale che è nel mondo!