Ieri sera tornavo dal centro di Mestre a piedi. Passando per Parco Ponci, dove il comune sta realizzando un parco, mi sono imbattuto in questi cartelli e mi hanno incuriosito le scritte apposte da alcuni “burloni”!
Forse sarebbe il caso di spiegare ai burloni cosa rappresenta Parco Ponci per la distruzione della città di Mestre. Infatti, quello che oggi è solamente uno squallido parcheggio, era in origine una villa con annessi uno splendido giardino e un laghetto che, in una sola notte, venne abbattuta.

Ma facciamo un ulteriore riflessione per inquadrare il problema. Secondo i burloni (posso chiamarli così?) ogni opera pubblica, specialmente di arredo urbano, è destinata ad un uso quasi esclusivo delle nuove popolazioni immigrate.
Non voglio fare il talebano, perchè questo ragionamento mi è passato per la testa diverse volte e ammetto, con una certa vergogna, che mi son chiesto anch’io: qui prodest? Mi sono domandato vergognosamente se le tasse che paghiamo per questi lavori hanno poi un riscontro oggettivo sulle nostre personali soddisfazioni.
Vedere tutti i parchi della città occupati dagli immigrati non permette di essere lucidi e razionali nel ragionamento. Di pelle, un senso di fastidio lo da. Ammettiamolo.
Bene, tornando a Parco Ponci, l’amministrazione comunale prova ora a ridare un po’ di decoro laddove per 50 anni si è abbandonata una superficie di cemento ad usi promisqui: mercato, parcheggio, desolazione.
L’intento è quello di creare ulteriori spazi di aggregazione sociale e, in tutta la città, questo è un obbiettivo oggi ben visibile. Va anche detto che, operazioni di speculazione edilizia, vengono riequilibrate dalla riconsegna alla città di ampi spazi.
Ma questi spazi di chi sono?
Qui ci ho ragionato un pochino a mente più fredda, tornando a casa ieri sera con le due foto scattate e conservate nel telefonino.
A mente fredda ho visto con i miei occhi che la piazza della città e le piazzette attorno, erano occupate al 100% da cingalesi, indiani e cinesi. Cosa ci fa questa gente in strada alle 20.30? E perchè io me lo domando?
Perchè l’occhio è crudele, vuol vedere qual che vede e non vuol vedere quel che accade attorno. Il perimetro del mondo non è mai rappresentato dal perimetro della propria visuale ma, spesso, specialmente i nostri amici “burloni” lo dimenticano.
Chissà se questi amici “burloni” sono nati prima o dopo gli anni ’60. Chissà se i loro genitori (come i miei) facevano il filò, tiravano fuori le “careghe” da casa e passavano la serata al fresco passeggiando per piazze e quartieri.
Chissà se questi “burloni” sono a conoscenza di cosa c’era prima di quella spianata di grigio asfalto che ora si vuol riportare a verde per tutti.
E chissà se riflettono, come ho fatto io ieri sera mentre tornavo a casa che, mentre i cingalesi e i cinesi prendono il fresco nelle nostre piazze, noi stiamo tornando a casa comodamente rinfrescati nei nostri Suv e ci accomodiamo davanti alla televisione sempre addolciti dall’aria condizionata. Continuando a chiederci cosa ci fa quella gente dove prima c’eravamo noi e i nostri padri.