Google: frenata sul BES

L’annuncio di oggi, un po’ mi irrita.

Vabbè, direte, sono affari tuoi. Ma stavo appunto ultimando un progetto con l’ausilio delle Gapps premier e il supporto BES (BlackBerry Enterprise Server) che arriva mi arriva un indesiderato delay alert:

We wanted to share a quick update regarding the Google Apps Connector for BlackBerry Enterprise Server, which we pre-announced in May. We’ve been working hard to make this feature publicly available in Google Apps Premier Edition and Education Edition, and a significant number of our customers have been actively using and testing the Apps Connector over the last several months. The feature is very close to being ready for prime time, and as we move toward the finish line it’s looking like the Apps Connector will be launched in August, not July as previously hoped.
We’re sorry for this delay. We know many of you are excited about this integration with BlackBerry Enterprise Server, and we appreciate your patience as we as we continue to test and finalize over the next few weeks.
Posted by Raju Gulabani, Product Management Director

blog it

Al giorno d’oggi, queste applicazioni tanto enfatizzate come “enterprise” e core business del cloud di Google non possono prescindere da una corretta gestione centralizzata della messaggeria sincrona via BES. Peccato.

Grazie ai nostri condizionatori…….

Ieri sera tornavo dal centro di Mestre a piedi. Passando per Parco Ponci, dove il comune sta realizzando un parco, mi sono imbattuto in questi cartelli e mi hanno incuriosito le scritte apposte da alcuni “burloni”!

Forse sarebbe il caso di spiegare ai burloni cosa rappresenta Parco Ponci per la distruzione della città di Mestre. Infatti, quello che oggi è solamente uno squallido parcheggio, era in origine una villa con annessi uno splendido giardino e un laghetto che, in una sola notte, venne abbattuta.

Ma facciamo un ulteriore riflessione per inquadrare il problema. Secondo i burloni (posso chiamarli così?) ogni opera pubblica, specialmente di arredo urbano, è destinata ad un uso quasi esclusivo delle nuove popolazioni immigrate.

Non voglio fare il talebano, perchè questo ragionamento mi è passato per la testa diverse volte e ammetto, con una certa vergogna, che mi son chiesto anch’io: qui prodest? Mi sono domandato vergognosamente se le tasse che paghiamo per questi lavori hanno poi un riscontro oggettivo sulle nostre personali soddisfazioni.

Vedere tutti i parchi della città occupati dagli immigrati non permette di essere lucidi e razionali nel ragionamento. Di pelle, un senso di fastidio lo da. Ammettiamolo.

Bene, tornando a Parco Ponci, l’amministrazione comunale prova ora a ridare un po’ di decoro laddove per 50 anni si è abbandonata una superficie di cemento ad usi promisqui: mercato, parcheggio, desolazione.
L’intento è quello di creare ulteriori spazi di aggregazione sociale e, in tutta la città, questo è un obbiettivo oggi ben visibile. Va anche detto che, operazioni di speculazione edilizia, vengono riequilibrate dalla riconsegna alla città di ampi spazi.

Ma questi spazi di chi sono?

Qui ci ho ragionato un pochino a mente più fredda, tornando a casa ieri sera con le due foto scattate e conservate nel telefonino.

A mente fredda ho visto con i miei occhi che la piazza della città e le piazzette attorno, erano occupate al 100% da cingalesi, indiani e cinesi. Cosa ci fa questa gente in strada alle 20.30? E perchè io me lo domando?

Perchè l’occhio è crudele, vuol vedere qual che vede e non vuol vedere quel che accade attorno. Il perimetro del mondo non è mai rappresentato dal perimetro della propria visuale ma, spesso, specialmente i nostri amici “burloni” lo dimenticano.
Chissà se questi amici “burloni” sono nati prima o dopo gli anni ’60. Chissà se i loro genitori (come i miei) facevano il filò, tiravano fuori le “careghe” da casa e passavano la serata al fresco passeggiando per piazze e quartieri.

Chissà se questi “burloni” sono a conoscenza di cosa c’era prima di quella spianata di grigio asfalto che ora si vuol riportare a verde per tutti.

E chissà se riflettono, come ho fatto io ieri sera mentre tornavo a casa che, mentre i cingalesi e i cinesi prendono il fresco nelle nostre piazze, noi stiamo tornando a casa comodamente rinfrescati nei nostri Suv e ci accomodiamo davanti alla televisione sempre addolciti dall’aria condizionata. Continuando a chiederci cosa ci fa quella gente dove prima c’eravamo noi e i nostri padri.

CV or not CV

Continuano le mie “pulizie estive” tese a riordinare i vari social network e i servizi di reputazione on-line.

Oggi affronto il tema del curriculum vitae. Innanzitutto una piccola riflessione: serve ancora il curriculum vitae?

Bella domanda. Le tracce della nostra professionalità e della nostra reputazione sono ormai sparse dappertutto e facilmente reperibili tramite i motori di ricerca. Il problema è, forse, aggregare le varie informazioni. Ecco perchè servizi come Linkedin o anche VisualCV sono ancora abbastanza utili.

Tuttavia, si è ormai consolidato nelle aziende e nei reparti HR (specialmente dall’altra parte dell’Atlantico) l’utilizzo di ampie scansioni web sui vari social network per carpire il maggior numero di informazioni tese a verificare sia la reputazione che la skill-competence dei possibili candidati.

Ma il curriculum vitae ha (per lo meno qui in Europa) una sua ufficialità, ormai riconosciuta dal ruolo del Cedefop e dei vari Centri nazionali che dal 2004 si impegnano a promuovere uno standard europeo per i CV.
Il problema è che la diffusione di questo standard stenta a decollare e la liquidità delle informazioni ai tempi del web sociale, poco si adatta alla conservazione di informazioni, anche se ufficiali, o presunte tali.

Per fortuna anche la compilazione del CV europeo è abbastanza comoda. Basta scaricare il modello dal sito di Cedefop, compilarlo comodamente in “locale” sul proprio computer, salvarlo in XML e rispedirlo al Cedefop per il controllo e la trasformazione on-line.

Un ulteriore beneficio è stato recentemente fornito dal progetto Euro.Cv che permette sia la compilazione che la gestione del CV on-line, in aderenza allo standard Cedefop. Il progetto, senza scopo di lucro, è gestito da un gruppo di appassionati che continua nell’opera di diffusione e innovazione dello strumento, teso a diventare un punto di riferimento in questo campo, con l’impegno di valorizzare ‘la parte debole’ della ricerca del lavoro.

Il gruppo ha messo in cantiere il codice P.A.C. (Codice di Accesso Pubblico al proprio Curriculum Vitae) il quale può essere inviato alle aziende interessate al recruitment. Il mio (non ancora completo) è questo: http://gigicogo.eurocv.eu

Di diverso avviso sono gli americani, che tendono a rendere il curriculum vitae meno rigido e, purtroppo, assolutamente privo dei presupposti di interoperabilità. Sia Linkedin che Visual CV, riescono a produrre un elegante documento in PDF, frutto della stesura da parte dell’utente che, però, non si integra e non interopera con quello del Cedefop.

Linkedin Visual CV

View Gianluigi Cogo's profile on LinkedIn
Gianluigi Cogo's VisualCV

Non ci resta, quindi, che procedere paralleli con le due alternative, sperando che, un po’ grazie all’integrazione di OpenID e alla disponibilità delle API SOAP, sia proprio la fantasia degli europei a trasformare un ottimo servizio come EuroCV in un servizio più liquido e quindi più web 2.

Semplificare

Si sa, noi siamo complicati, mentre gli anglosassoni (e ancor di più gli americani) tendono a semplificare.

Ecco la mappa che rende tutte le cose realizzabili, nella vita e particolarmente nel lavoro. Semplice no?

Cliccare sulla mappa per ampliarla a tutto schermo.

Li chiamano: “imprenditori”

clipped from www.ilgazzettino.it

«A tutte queste persone diamo l’indirizzo di MyAir e di Enac per chiedere con una raccomandata il risarcimento del biglietto – riprendeRigobon -. Gli altri danni subìti? Non dobbiamo illudere nessuno perché, vista l’esperienza di Alpi Eagles e Volare, non arriveranno neanche i rimborsi dei biglietti». «C’è un mare tra l’affermazione del diritto e la prassi – conclude l’avvocato Stefano Pinosio -. Se si andrà verso il fallimento saranno favoriti tutti gli altri creditori della compagnia, e non resterà un euro per risarcire i viaggiatori».

blog it

Per chi ha un paio di minuti, consiglio di leggere i commenti all’articolo!

Strano che la cordata Alitalia non abbia pensato di inglobare anche questi giovani imprenditori.

Puttana

Oggi leggevo un articolo su “Il Venerdì” di Repubblica dove le didascalie, relative alle protagoniste intervistate, riportavano la dicitura “escort“: Escort Tale, Escort Tizia, ecc.

Da dove è uscito questo termine così largamente ostentato e diffuso? Perchè giornali e televisioni lo stanno imponendo?
La puttana d’altro bordo (la Violetta della Traviata per capirsi) non è mai stata chiamata “escort”, che io ricordi.

Ora, il termine reso quasi benevolo e buonista, sembra smarcarsi da quello più triviale e popolare: puttana! Forse per distinguere, contestualizzare un ambito più “noblesse”.
Perchè? Cosa si sta tentando di fare da un punto di vista sociologico in questo paese? Forse legittimare un comportamento se contestualizzato in ambiti di “classe” e continuare a condannarlo in altri ben identificati da simboli come la notte, la strada o il falò?

Lo Russo: No dicevo, per piacere, c’è modo e modo di dire…… il concetto resta quello!

Vassilissa: Può interessare!

Già! IL CONCETTO RESTA QUELLO!

Un po’ di rispetto

Lo sappiamo benissimo di non essere più dei cittadini ma solamente dei “consumatori“,  ma per favore basta! Un po’ di rispetto.
Abbiamo appena tirato fuori di tasca nostra i soldi per passare al Flat, all’LCD, al Plasma, all’HD, all’HD Ready e poi al Full Hd e al DTV esterno ma solo via scart, poi al DTV interno (ma solo con la CAM Samsung che va mica bene dappertutto) e poi una, due, tre o 4 HDMI? E poi ancora il decoder satellitare normale o HD (che già ti passa da 99 a 49 Euro in un baleno e tu sei contento di averli buttati ai porci).

E ora arriva un altro cazzabubbolo da mettere sotto al televisione, quando pensavamo di aver finito di attaccare e staccare cavi. Che poi è un po’ SAT un po’ DTT (non DDT come aveva capito mia mamma).
Ma poi ce l’avremo il bollino bianco o ci hanno fregato?
E il bouquet, quale scegliere? Quello da ..anta Euro al mese premium o da …anta al mese basic, che poi si può aggiungere, mentre loro levano, cambiano e sempre aumentano.

Grazie Gasparri un genio che poteva nascere solo in Italia.