Sono quello che leggo. E nelle ultime settimane ho letto molto sulla “morte nera”. Son passato da alcuni saggi attorno al Decameron a una serie di romanzi storici ambientati nello stesso periodo storico:
Di queste letture (sia i saggi che i romanzi storici) e del particolare periodo storico mi affascina il rapporto dell’uomo con il proprio destino. La morte nera è stata un interrogativo enorme, mostruoso. Come poteva Dio quasi azzerare l’umanità per punirla?
Emerge da tutte queste letture, una grande voglia di mettere al centro l’uomo e di superare la trascendenza totale nei confronti di Dio e della chiesa.
In particolare nella splendida saga della guerra dei 100 anni di Cornwell (seppure con lo spirito romanzato) emergono chiarissime le contraddizioni e le sfide durissime fra i nuovi potentissimi stati nazionali (Inghilterra e Francia) e la chiesa.
Ingerenze e pressioni continue con le corti europee e un continuo tentativo di egemonia culturale e sociale con la plebe. Poi, la storia ha fatto il suo corso e oggi la politica internazionale, la cultura e la società sono condizionate dai grandi stati laici europei mentre, l’ Italia è ancora molto distante dall’auspicata separazione netta fra potere temporale e potere politico.
Ecco perchè da oggi mi son buttato con curiosità su una nuova lettura che già dalle prime pagine mi sembra molto interessante:
Augias: “Credo anch’io che superiamo la nostra biologia quando sentiamo dentro di noi il dovere di agire secondo principi etici, il <<gene egoista>> pensa solo alla sua sopravvivenza, al massimo al perpetuarsi della specie”.
Mancuso: “Ma, se viviamo secondo la logica del bene e della giustizia, io penso che compiamo il divino che è in noi, e questo, credo, ci apre scenari d’essere inaspettati”.
Voglio capire al di là della credenza religiosa, quali siano i fondamenti culturali che mantengono un legame strettissimo e quasi obbligato fra i due poteri. Delle varie forme di potere connesse all’attività spirituale, che dovrebbe invece per definizione esserne scevra.
L’importante è capire, studiare, pensare e parlarne. Come dice Augias: La vera differenza è tra chi in buona fede cerca di rispondere alle domande che la vita ci pone e chi evita per ragioni sue, o senza alcuna ragione, di interrogarsi.
prova pure con albert camus
la peste
:-)))