Da un camp all’altro

Stamane, durante un’amabile chiaccherata telefonica con Luca Perugini anima dell’Expo2015camp in programma il 25 Giugno a MIlano, ho avuto modo di riflettere ancora sulla ricerca di un format per gli eventi sociali, che dia risalto ai temi e ai contenuti, privilegiandoli rispetto alle persone e alle relazioni.

Ma andiamo con ordine. I Barcamp in Italia si svolgono ormai da diversi anni e hanno contribuito in modo determinante all’approccio partecipativo, dialogico e interattivo. Tutti slogan (keywords) trainanti e molto significativi per persuadere e rafforzare i paradigmi legati alla partecipazione e alla condivisione della conoscenza.

Nei primi anni, infatti, tutte queste dinamiche erano ben esplicitate dai blogger che, per primi, hanno fatto proprio il concetto di Barcamp e lo hanno declinato perfettamente come momento volutamente “sociale” dove le relazioni digitali (spesso deboli e mediate) venivano rafforzate dalla conoscenza reale o, per dirla in termine web 2: analogica!

Il video che segue (del 2007) rappresenta perfettamente quale era lo spirito pioneristico. Alcune delle parole usate da Luca, come ad esempio: anomalo e insolito, rischiano oggi di diventare normalità.

Ora si sta velocemente passando a un concetto di Barcamp “buono per tutte le stagioni”. Laddove c’è un momento sociale, un evento congressuale, una marketta industrile, mettiamoci pure anche il Barcamp.

Ed è da queste nuove sensazioni, mediante dalle esperienze delle ultime settimane, che nasce un po’ la riflessione che sto stendendo in questo post.

L’altro giorno a Venezia, Massimo Mantellini poneva l’attenzione sul facile entusiasmo e sul generalismo estremo, che tende ad identificare tutto come Barcamp. Questo può essere un pericolo perchè allontana l’ala purista dei blogger che vedono il Barcamp come una Woodstock della blogosfera. Quasi esclusiva. Proprio Ernesto, che ha coniato il termine Woodstock della blogosfera riferendosi al Matera Camp, mi ha dato molti spunti che possono far riflettere sul diverso approccio a questi eventi informali.

Ci può essere il Barcamp generalista o ci deve essere SOLO il Barcamp generalista?
Il Barcamp a tema deve usare lo stesso format del Barcamp generalista?
Può esistere un Barcamp di prodotto?
E’ più importante il “fuori” o il “dentro” all’evento?

Negli ultimi anni ho usato il termine Barcamp e le sue dinamiche di approccio all’evento (wiki per l’iscrizione, bacheca per gli interventi, ecc.) per provare a contaminare due mondi che si annusano e cercano di interagire anche se, attualmente, stanno ancora su piani molti diversi e spesso non convergenti. Il mondo delle organizzazioni/istituzioni e quello del social web. I due Barcamp organizzati nel Veneto, negli scorsi anni, hanno avuto un difetto che, grazie a un suggerimento di Sergio ora ho capito: Il Barcamp viene prima del convegno, non dopo!

Infatti, quando ho provato a portare i parrucconi ingessati dalla conferenza tradizionale al Barcamp, molti si son dileguati, e i più talebani fra i blogger hanno storto il naso nel vederli e nel doverli adottare.

A Roma è successo qualcosa di diverso e su questa diversità discutevo con Luca Perugini stamani. Durante il Barcamp della Pubblica Amministrazione, si sono messi subito sul piatto i temi e i contenuti, tralasciando l’aspetto sociale che, poi, si è creato da solo e ha contribuito alla buona riuscita della giornata. Non c’era la conferenza prima. C’era SOLO il Barcamp!

Non è dunque un caso quello che è successo a Roma, quello che potrebbe succedere a Milano e in altri momenti a “tema”. Il Barcamp è già penetrato come modello di riferimento e i momenti più istituzionali non possono che rivedere il loro format prendendo atto di questo. Se poi verrà dato valore al “fuori sala”, alla “socialità estrema”, ben venga. Ma l’aggregazione sul tema può essere una spinta trainante e meglio ancora se condivisa prima e durante su un palinsesto digitale: http://www.innovatoripa.it. Insomma, non è detto che ci voglia la slide. Mettila su un blog, su Slideshare, e poi ne discutiamo attorno a un tavolo, dentro una stanza o dove meglio ci pare.

Lo ha capito il presidente di Forum Pa, lo stanno capendo alcuni collaboratori del Compa che mi hanno chiesto di spiegare meglio cosa si potrà fare per rimodulare alcune sessioni in modo più creativo. E parlavo di tutto ciò anche con Wolly che a fine settimana vorrebbe provare il modello “cluster a temi”……..ma lo stanno capendo un po’ tutti che non esiste più il format statico. Esiste la chimica, la miscela giusta, che spesso non si menifesta subito, ha bisogno di essere sedimentata, specialmente fuori dai quattro muri della blogosfera.

E detto questo faccio un grosso in bocca al lupo a Luca, Paolo, Flavia, Luca e tutti quelli che stanno organizzando eventi con lo spirito del Barcamp nei prossimi giorni.

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