Si narra che il 25 Marzo sia il compleanno di Venezia.
Secondo il Chronicon Altinate (XI secolo), il primo insediamento a Venezia sulla Riva Alta (Rialto) risale al 25 marzo del 421 con la consacrazione della chiesa di San Giacometo sulle rive dell’attuale Canal Grande.
Quindi, tanti auguri!
Ma questo è solo lo spunto per un paio di riflessioni maturate nelle prime ore mattutine in laguna e che riguardano la mia bella Venezia e il suo comune (o meglio Comune con la “C” maiuscola).
Sull’autobus da Mestre verso Venezia, ascoltavo le consuete lamentele sui “lavori in corso“. In effetti, per chi non conosce la realtà del nostro comune, da un paio di anni sono attivi diversi cantieri che stanno stravolgendo la viabilità adeguandola, finalmente, a tutti i cambiamenti succedutesi negli ultimi anni: riconversione di Porto Marghera, bretella per l’Areoporto, passante di Mestre, nuovo tram cittadino, ecc. ecc.
In effetti, va detto che ci sono tanti lavori in corso: nuovi ponti, nuovi sottopassaggi, nuove direttrici e nuovi poli artigianali, industriali e universitari. E tutti in contemporanea.
Ma la protesta monta perchè il disagio dei lavori non è ben sopportato e, come sempre, le categorie economiche sono le prime a lamentarsi e i partiti di opposizione i primi a raccogliere e sfruttare il malcontento. Ma così va il mondo. Anzi no, così va l’Italia!
Rimurginavo fra me e me su questo malcontento chiedendomi come mai partiti come la Lega, e la PDL cavalcano questo disagio quando in campo nazionale predicano il modernismo e il tirarsi su le maniche come unico modo per uscire dalla crisi. Il loro leader, anche ieri, ha ribadito che bisogna far strade, ponti, infrastrutture e allargare anche le case di proprietà. Cantieri insomma. Cantieri per la ripresa.
Eppure a Venezia non va bene. Forse perchè Lega e PDL sono conservatori e anti-modernisti? Forse perchè lo sta facendo la sinistra? Forse si! E forse perchè, come sempre, in Italia siamo soggetti alla sindrome di NIMBY.
E’ difficile che un qualsiasi soggetto economico (artigiano, commerciante, ecc.) rinunci a un solo giorno di introiti programmati per i benefici di “sistema“. A lui frega niente del tram o del sottopassaggio. Lui vede solo la perdita di clientela. E’ modernismo questo?
Non si parla forse di fondi di solidarietà? A senso unico però!
Certo il periodo non è dei migliori e a Venezia si sconta l’effetto crisi sommato all’effetto disagio. Ma, come diceva stamani un caro amico che ho trovato davanti al Comune: “alla lunga la politica del fare non paga e l’opposizione sta cavalcando il disagio per conquistare Ca Farsetti“.
Vedremo! Staremo a vedere, intanto il secondo tema di riflessione è legato all’innovazione.
Infatti, mentre facevo anticamera per entrare in un ufficio del Comune, ho ascoltato il dialogo fra due uscieri che si lamentavano della de-materializzazione. Ok, non parlavano in questi termini, ma il problema era lo statino-stipendio che non arrivava più a casa per posta, con il solito supporto cartaceo.
L’usciere A aveva smarrito la password per collegarsi al computer e scaricare lo stipendio e se la stava prendendo con il mondo asserendo che “si stava meglio quando si stava peggio“. Mentre l’usciere B se la prendeva con tutte queste innovazioni che “servono solo a far girare la ruota“. In pratica se la prendeva con il Comune più virtuoso d’Italia che ha fatto dell’innovazione e della rete i suoi cavalli di battaglia (basta scrivere” amministrare 2.0″ o “Venice Connected” su Google, oppure cliccare su questo link, per capire quanti progetti innovativi sta portando avanti il Comune di Venezia).
Ma la questione è sempre la stessa. Il modernismo e l’innovazione sono visti anche da altre prospettive. Non solo da quelle dei progettisti e dei gestori. E qui sorge il problema. Se chi deve servirsi del modernismo e dell’innovazione non la capisce, allora il suo consenso mancherà.
Ok, queste cose sono orribili e io per primo non le capisco, ma tra il fare e il non fare cosa scegliamo?

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A Venezia ci sono stato una volta, in gita scolastica: e ho detto tutto!
Mi è dispiaciuto non poterla visitare come merita, ma in quelle condizioni è già tanto riuscire a vedere qualcosa!
Ma Torcello, misteriosamente, è rimasta nel cuore. E sono passati oltre 20 anni…
tra il fare e non fare cosa scegliamo?…
ciao gigi
questo argomento viene
utilizzato spesso dalla parte politica al potere in italia
come se quelli che non vogliono fare una cosa in un dato
modo, in una certa maniera siano
degli immobilisti e non vogliano fare niente.
l’altro giorno l’immarcescibile capo del governo
si è messo alla guida del freccia rossa milano-roma
percorrendo la tratta in 3 ore precise, proprio LUI! Diavolo d’uomo! :-O
oggi volendo prenotare lo stesso treno
mi sono accorto che i macchinisti delle ferrovie
- che certamente non essendo fatti della stessa tempra del premier -
percorrono la stessa tratta, ancora in 3 ore e 59 minuti. :-|
sul sito di trenitalia.it “pare”, e questo lo dico con tutte le cautele del caso, che per molti mesi ancora non sarà possibile fare il tragitto in tre ore. :-)
questo per dire a i tuoi concittadini che è vero hanno il fastidio di avere contemporaneamente tanti lavori in corso,
ma hanno anche la fortuna di non avere inaugurazioni preventive, cioè quelle inaugurazioni che sono fatte senza che i lavori siano portati a termine e l’opera consegnata.
:-)
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