Aspettando il miracolo

di Claudio Marino

Oceani di parole sulle aspettative che quest’uomo ha generato in tutto il mondo, dai teatri di guerra del Medio Oriente alla civile Europa, dall’autoritaria Cina al neo-democratico Brasile, passando per Cuba e per la Federazione Russa.

Miliardi di persone che sperano, confidano, pregano e anelano, più che soluzioni, quasi dei miracoli, come se un uomo solo (duemila anni dopo) potesse cambiare il mondo. E se fosse vero? E se quest’uomo, che sembra oggi così grande rispetto a tante piccole persone che governano la politica, l’economia, la pace e la guerra, avesse un asso nella manica con cui spazzare via pregiudizi, diffidenze, personalismi di ogni tipo?

Gran parte dei governanti occidentali non fanno altro che ripetere quanto si potrà stare bene con le riforme e quanto invece si stava male prima. Basta leggere qualche pagina de “La fattoria degli animali” di Orwell per rendersi conto di come questi discorsi risultino quanto meno sospetti. E’ sconfortante notare che certe sedicenti verità vengono vomitate trasversalmente, ovviamente da punti di vista differenti.

Lui no. Lui, nel più puro (e quasi vilipeso nell’era Bush) spirito americano, quello dei pionieri, non sembra cedere alla tentazione di arringare alla folla plaudente, non denigra l’operato del suo predecessore (e non sarebbe difficile): semplicemente esorta tutti a rimboccarsi le maniche, a guardare ciò che di forte e positivo ognuno può dare, ricordando ciò che l’America ha rappresentato per la pace, per l’economia, per l’equilibrio mondiale. Non parla dell’idea che oggi il mondo esterno ha degli USA, ma di quella che intende darne.

In Europa, l’unità di un popolo non è un concetto molto gettonato dalla propaganda, forse perché poco sentito: ma oltre oceano è sempre stato una leva potente, un ideale capace di far coesistere popoli di razza, etnia, storia e provenienza diversissime.

Forse allora non c’è nessuna novità. Forse tanti anni di contrapposizione avevano solo fatto dimenticare che l’economia prima di essere redditizia deve essere giusta, che un popolo è fatto da persone e non da numeri di assicurazione, che è inutile fare una guerra che non si può vincere. E forse, se molti condividono questa visione, allora il miracolo diventa possibile.

Forse, addirittura, potremmo beneficiarne anche noi, a due condizioni. Primo: crederci, abbandonando la convinzione, radicata più in Italia e più al meridione, che tutto è immutabile. Secondo: imparare, abbandonare la convinzione di stare meglio degli altri, capire che c’è molto da fare, con umiltà.

Ne abbiamo bisogno, di umiltà. In America settant’anni fa gli avi di Obama non potevano entrare nei locali degli uomini bianchi e oggi un afro-americano è l’uomo più potente del mondo. Sempre settant’anni fa, in mezza Europa si perseguitavano gli ebrei, oggi ci si vanta del ruolo dell’Europa unita, però si lascia ipocritamente che due popoli si distruggano a vicenda.

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2 commenti

  1. bel pezzo, complimenti

  2. Salvatore Valerio · · Rispondi

    bravo claudio!:-)

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